Coronavirus, ecco cosa c’è nei verbali del Comitato tecnico scientifico appena resi pubblici

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(foto: Antonio Masiello / POOL / Paolo Tre / POOL via Getty Images)

Una gestione del lockdown da coronavirus più politica che scientifica, sia nella fase di chiusura che in quella di riapertura. Scuole chiuse anche se la commissione Colao parlava di un rischio medio-basso. E alcune chicche, come ventilatori impossibili da valutare perché la brochure di presentazione era scritta solo in cinese. C’è tutto questo nei verbali del Comitato tecnico-scientifico appena pubblicati sul sito della Fondazione Luigi Einaudi, dopo qualche polemica sulla necessità di tenerli secretati per ragioni di ordine pubblico.

La fase di lockdown

Nella seduta del 7 marzo, per esempio, il Comitato tecnico scientifico (Cts) proponeva di dividere il territorio nazionale in due parti. La prima, legata alle zone “dove si è osservata una maggiore diffusione del virus”, formata dalla Regione Lombardia e dalle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti. La seconda dal resto del paese.

In quel momento, nelle zone in cui il Sars-Cov-2 era più diffuso, il Comitato raccomandava l’introduzione di “misure di contenimento più rigorose rispetto a quelle da applicarsi all’intero territorio nazionale”. Questo il 7 marzo. Nella notte tra l’8 e il 9 marzo il governo approvava invece un Dpcm che introduceva misure di contenimento uguali per tutto il Paese e che imponevano la chiusura dell’Italia tutta.

Il giudizio politico resta, ovviamente, in capo a chi legge, ma resta in ogni caso impossibile valutare ex post se un lockdown più selettivo avrebbe avuto lo stesso risultato per contenere l’epidemia.

I verbali del Cts sono stati resi pubblici grazie a una richiesta Foia presentata dalla Fondazione Einaudi. Questa istanza era stata respinta dal governo ed era finita al Tar del Lazio, che si era espresso in favore della Fondazione. L’esecutivo di Giuseppe Conte, a fine luglio, aveva quindi impugnato la sentenza di fronte al Consiglio di Stato, motivando la decisione con non meglio precisati motivi di ordine pubblico. Il Consiglio di Stato, in attesa di entrare nel merito il prossimo 10 settembre, aveva quindi emesso una sospensiva. In altre parole, aveva disposto che i documenti restassero secretati fino all’udienza. Ieri, però, il governo ha acconsentito alla richiesta della Fondazione Einaudi, rendendone possibile la pubblicazione sul loro sito.

Detto che non è chiaro come i motivi di ordine pubblico di cui parlava il premier siano venuti meno nel giro di pochi giorni, è interessante proseguire nella lettura dei verbali del Comitato tecnico scientifico. Leggendoli si capisce come anche la modalità di uscita dal lockdown sia stata innanzitutto frutto di una decisione politica. Il che, beninteso, non deve stupire. Checché ne dica qualche ministro, è alla politica che spetta il compito di mediare tra le indicazioni scientifiche e le necessità economiche e sociali.

La riapertura

Della possibilità di allentare il lockdown il Cts parlava già nella seduta del 9 aprile. Nel verbale si legge di come il ministro della Salute Roberto Speranza avesse condiviso con il comitato “gli aspetti strategici della rimodulazione delle misure di contenimento a partire dalla data del 14 aprile”. Esatto, 20 giorni prima di quel 4 maggio che ha sancito il passaggio alla cosiddetta Fase 2.

I verbali non spiegano, ovviamente, perché il governo abbia posticipato di tre settimane l’allentamento delle misure di contenimento. Il comitato raccomandava un indice Rt inferiore a 0,5 per la riapertura. In realtà, il primo report settimanale dell’Istituto superiore di Sanità, relativo alla settimana tra il 4 e il 10 maggio, descriveva una situazione ben diversa, con marcate differenze tra Regione e Regione:

 

In azzurro sulla mappa le regioni con un Rt inferiore a 0,5, in arancione quelle con un valore superiore. Anche in questo caso, però, il governo ha deciso di introdurre misure identiche in tutto il paese. Anche in questo caso, il giudizio resta al lettore, ma è evidente come la decisione sia stata più di natura politica che non strettamente scientifica.

La questione scuole

Più in linea con le indicazioni del Comitato tecnico scientifico è invece la scelta di tenere chiuse le scuole, che il Cts raccomanda in almeno un paio di sedute. Questo nonostante il verbale della seduta del 9 aprile presenti in allegato un’analisi dei rischi legati alla riapertura per le singole categorie professionali, redatto dalla task force guidata da Vittorio Colao.

In questo documento vengono valutate le classi di aggregazione sociale, su una scala da 1 a 4, e quelle di rischio. Per quanto riguarda il settore dell’istruzione (codice Ateco 85), il livello di aggregazione sociale è 3, il secondo valore più alto. Ma la task force definisce il rischio di diffusione del contagio legato alla riapertura come “medio-basso”. Le scuole, però, sono rimaste chiuse e riapriranno a settembre, come da indicazioni del Cts. O almeno, così ha promesso il governo.

Infine, in un impeto di provincialismo, si scopre che il Cts non ha potuto valutare l’efficacia del ventilatore flight 60 perché “è tutta in lingua cinese e pertanto non è possibile esprimere alcun giudizio”. Del resto, una task force per tradurre dal cinese all’italiano il governo non l’ha mica nominata.

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