Trump ha cambiato idea sul voto per corrispondenza?

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(foto: Doug Mills-Pool/Getty Images)

Solo qualche giorno fa Donald Trump, su Twitter, rilanciava l’ipotesi di un rinvio delle elezioni presidenziali di novembre a causa dei possibili brogli che a suo dire sarebbero il prezzo da pagare per l’utilizzo del voto per corrispondenza. Il presidente, come ripete ormai da mesi, è convinto che questa modalità di voto sia soggetta a manipolazioni, rendendo quindi il risultato delle urne non accurato e scorretto. Nelle ultime ore sembra, però, aver cambiato opinione: almeno per quanto riguarda la Florida.

Lo stato è uno di quelli fondamentali per la rielezione: qui nel 2016 il distacco di Trump dalla sua avversaria Hillary Clinton è stato solo dell’1,2%. Come sottolineato da più media statunitensi, gli elettori democratici che votano via posta in Florida si attestano intorno 1.9 milioni, contro gli 1.3 dei repubblicani. Un gap che il presidente vuole colmare, soprattutto dopo aver ricevuto pressioni dai rappresentati repubblicani della Florida, che sostengono che la scelta di schierarsi contro il voto via posta sia fallimentare in termini di voti.

Nello spiegare ai reporter alla Casa Bianca il suo cambio di posizione, il presidente ha detto che negli stati governati dai repubblicani questa modalità di voto è assolutamente sicura; al contrario, invece, di quelli in mano ai democratici, come il Nevada o New York. “La Florida ha un grande governatore repubblicano, preceduto da un altro grande governatore repubblicano. La Florida è diversa dagli altri stati: votare è sicuro”, ha dichiarato Trump.

Come si vota per corrispondenza negli Stati Uniti

Come si vede anche dai suoi tweet, Trump divide tra voto per posta, cioè “universal vote by mail” e voto per corrispondenza o “absentee voting”. Il primo sarebbe soggetto a manipolazioni mentre il secondo, ascoltando lui, è assolutamente sicuro. Secondo vari esperti di elezioni statunitensi, il presidente farebbe tuttavia confusione tra i termini sottolineando una differenza che, concretamente, più che sulla sostanza si basa su dettagli che nella composizione finale del voto hanno poco peso.

L’absentee voting è una pratica consolidata negli Stati Uniti e risale alla Guerra civile, una possibilità introdotta per far votare i soldati che si trovavano in stati diversi da quello di residenza. È una modalità viene incontro a chi, al momento delle elezioni, non può recarsi al seggio per votare di persona. Ne usufruiscono, ad esempio, il presidente degli Stati Uniti, le persone con disabilità, gli anziani o militari. È prevista in tutti i 50 stati, ma in alcuni richiede una motivazione valida. Ed è proprio questa specificità a introdurre nuove termini per riferirsi al voto non in presenza: alcuni funzionari elettorali, parlando degli stati che non hanno bisogno della motivazione, hanno iniziato a usare diciture come “voto per posta” o “voto per corrispondenza”.

Si tratta di una modalità che negli ultimi anni è diventata molto popolare, tanto che alcuni governatori hanno deciso che non è più necessaria la richiesta dell’elettore per votare per corrispondenza, ma sono gli stessi stati che inviano automaticamente – a chi è iscritto nelle liste elettorali – tutta la documentazione necessaria per esprimere la propria preferenza. In quest’ultimo caso si parla di “voto universale via posta”, cioè quello che Trump sostiene essere facilmente manipolabile.

Non ci sono prove che questo tipo di voto non sia sicuro: anche perché, dal punto di vista funzionale, non c’è alcuna differenza con l’absentee voting: le tessere elettorali inviate vengono validate esattamente allo stesso modo.

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