Google non fornirà più i dati dei suoi utenti alle autorità di Hong Kong

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(foto: Tommy Walker/NurPhoto/Getty Images)

Google ha dichiarato che non collaborerà con le autorità cinesi a Hong Kong e non risponderà più alle richieste di fornire dati personali dei propri utenti, come prescritto dalla legge di sicurezza nazionale appena siglata dalla città-stato. Una decisione attesa da oltre un mese quando i principali social network, con l’appoggio della stessa Google, si erano dichiarati pronti a boicottare la nuova norma per proteggere la privacy dei propri iscritti. Le autorità, da questo momento in poi, non potranno più rivolgersi direttamente all’azienda di Mountain View, ma saranno costrette a seguire un complicato iter. previsto da un trattato siglato con gli Stati Uniti che prevede che questo tipo di richiesta vengano gestite direttamente dal Dipartimento di giustizia americano: un processo che può richiedere settimane, se non mesi. “Da quando è stata emanata la nuova legge non abbiamo risposto a nessuna delle istanze arrivateci da Hong Kong. Come prescritto, tutte le autorità non statunitensi possono provare ad avere quanto chiedono attraverso determinate procedure diplomatiche. Esaminiamo sempre attentamente le richieste di dati personali, ma quando sono troppo ampie e lesive della privacy dei nostri utenti tendiamo a respingerle”, ha commentato il portavoce della società Aaron Stein al Washington Post.

Come si vive ad Hong Kong

Le relazioni tra Google e Pechino saranno definitivamente compromesse, dopo quest’ultima decisione. Dopo anni di rapporti cordiali (tali da essere fortemente criticati negli Stati Uniti da alcuni esponenti del Partito Repubblicano che ha più volte accusato l’azienda di collaborare con l’esercito cinese) il governo di Xi Jinping potrebbe decidere di bandire Google da Hong Kong: non solo rendendo inaccessibile il sito (come già accade nella Cina continentale), ma anche chiudendo le numerose sedi dislocate nella città-stato.

In questa situazione, come stanno reagendo i cittadini? Visti gli arresti eccellenti di alcuni noti dissidenti, come il magnate dei media Jimmy Lai o l’attivista Agnes Chow; i raid della polizia in alcune redazioni giornalistiche o in comitati pro democrazia, gli abitanti di Hong Kong cercano di evitare ogni possibile sanzione. Molti hanno cancellato i loro profili sui social network, altri provano a manifestare utilizzando metodi poco convenzionali così da eludere il controllo delle forze dell’ordine (come attaccare fogli bianchi sui muri della città) e altri ancora stanno decidendo di abbandonare la città, trasferendosi in stati che hanno introdotto politiche migratorie agevolate per chi proviene da Hong Kong.

La governatrice Carrie Lam ha deciso inoltre di posticipare le elezioni comunali che si sarebbero dovute tenere a settembre. Il motivo ufficiale è evitare assembramenti che potrebbero peggiorare la situazione di contagi di coronavirus nel paese, ma per gli attivisti pro-democrazia sarebbe l’ennesimo tentativo di reprimere le voci di dissenso e limitare il potere dei cittadini.

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