Come la finanza è diventata una gara di velocità tra computer

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(Photo by JOHANNES EISELE/AFP via Getty Images)

L’11 ottobre 2010 Thomas Peterffy, un immigrato ungherese diventato miliardario grazie alla finanza, prese la parola nel Salon Operà del Grand Hotel Intercontinental di Parigi. Era stato invitato a tenere il discorso di apertura al congresso annuale del World Federation of Exchanges, un’associazione che raggruppa le borse valori di svariati paesi al mondo. In sala, fra gli altri, c’era Christine Lagarde, al tempo ministro dell’economia del governo francese.

Una volta salito sul palco, Peterffy iniziò il suo discorso così: “Un tempo il mercato era il luogo dove le persone si riunivano per acquistare e vendere, nella speranza di ottenere il prezzo migliore. Ora invece i mercati finanziari sembrano sempre più un casinò, salvo il fatto che un casinò è più trasparente e semplice da comprendere. Stando a quanto riporta un giornalista del Wall Street Journal, scese il gelo in sala. Di fronte all’elite della finanza mondiale, Thomas Peterffy, il precursore dei mercati telematici e del trading ad alta frequenza, aveva avuto il coraggio di dire quello che tutti pensavano: nessuno, neppure loro, ci stava più capendo niente.  

La pandemia di coronavirus ha sconvolto l’economia globale e sta mettendo a dura prova tutti, comprese le grandi società finanziarie, come assicuratori, banche e gestori di grandi fondi d’investimento. Fanno eccezione solo quelle di trading ad alta frequenza. Occupandosi principalmente di operazioni rischiose, sono fra le poche realtà che stanno godendo degli effetti del caos nei mercati finanziari. Per fare un esempio solo quest’anno Virtu Financial, una società di trading newyorkese, è cresciuta del 40 per cento. Mentre un colosso finanziario come Jp Morgan è crollato del 30. 

Al principio era la fossa, il luogo dei mercati finanziari, un groviglio di corpi in camicia sudati, che urlavano e sbraitavano per un chilo di riso. Sono bastati trent’anni perché tutto cambiasse. La ressa dei trader è stata sterilizzata, trasformandosi letteralmente in un data center nella periferia di New York. A segnare il passo di questa trasformazione tecnologica, racconta Alexandre Laumonier in 6/5, è stata una serie di geek del computer presi per pazzi per mezzo secolo, con poco da perdere e una corsa al secondo da dover vincere contro tutti gli altri, aggirando le regole e talvolta facendo operazioni al limite della legalità. Il primo è stato Thomas Peterffy. 

Wall street, New York (Getty Images)
Wall street, New York (Getty Images)

Cos’è il trading ad alta frequenza

Prima di andare oltre però è meglio fare alcune precisazioni. Per trading s’intende l’acquisto o la vendita di un titolo di borsa. Fino al 2008 lo scambio era regolato da un intermediario umano, detto trader, che mediava tra chi vendeva e chi acquistava, mentre ora la maggior parte del lavoro è fatto dai computer. Per trading ad alta frequenza invece si intende una modalità particolare di trading, che consiste nell’utilizzare algoritmi matematici per compiere un grosso numero di transazioni nel minor tempo possibile.

In pratica, gli algoritmi comprano e vendono titoli sui vari mercati finanziari grazie a programmi che analizzano le quotazioni per individuare le opportunità di transazione in qualche milionesimo di secondo. Contrariamente a quelli che investono a lungo termine, per i trader ad alta frequenza le perdite e guadagni sono sul centesimo, in media 0,10 centesimi. Questo spiega il volume mostruoso di quotazioni, di ordini annullati e di transazioni che avvengono quotidianamente: solo il New York Stock Exchange, il Nyse, vede scorrere 22 miliardi di quotazioni ogni giorno. È fondamentale quello che gli specialisti chiamano tempo di latenza, ovvero l’intervallo necessario alle macchine per assimilare le informazioni relative allo stato del mercato e prendere una decisione. Un trader ad alta frequenza è un robot, il cui compito non è tanto diverso da quello del celebre Deep Blue: osservare e decidere. 

Gli esordi

Torniamo a Peterffy. Nato in Ungheria nel 1944 durante un bombardamento russo, a vent’anni emigra a New York, dove lavora come progettista in uno studio di ingegneria, fino a quando non incontra il suo primo computer nel ‘67. In poco tempo impara i linguaggi di programmazione e, deciso ad applicare questa sua nuova scoperta alla finanza, diventa un trader. Nell’87 grazie ai suoi programmi automatizzati, ai suoi computer e ai suoi algoritmi riesce a guadagnare circa 25 milioni di dollari, attirandosi le attenzioni dell’ente di controllo del Nasdaq, il mercato finanziario nel quale fa correre i suoi algoritmi.

Gli ispettori del Nasdaq notano che il numero degli ordini passati dai trader di Peterffy è straordinariamente alto. Arrivando negli uffici dell’ungherese, si aspettano di trovare un’orda di addetti appesi ai loro telefoni. Invece regna il silenzio. “Dove sono i vostri trader?”, domanda l’ispettore. Peterffy indica il computer collegato al terminale ufficiale di uno dei maggiori mercati telematici americani e dice: “È tutto qua. Per gli ispettori non si può fare: ogni ordine deve obbligatoriamente essere inserito attraverso la tastiera del terminale. Petterfy non si perde d’animo. Al controllo successivo piazza un robot con un occhio enorme e dita artificiali, intento a battere ossessivamente sulla tastiera. E si dice pronto a vestirlo da segretaria. L’ispettore se ne va stizzito.

Fidarsi è bene...
A Wall Street le prestazioni irregolari di Apple si sono guadagnate la fama di azioni nelle quali non investire a lungo termine (Fortune, 1996)

Quanto vale un millisecondo

Il 3 maggio 1997 il campione di scacchi internazionale Garry Kasparov gioca una partita a scacchi contro Deep Blue, un computer progettato da Ibm. La macchina è in grado di calcolare 300 milioni di mosse al secondo e di prendere una decisione in 200 millisecondi. Per intenderci: a un essere umano servono 350 millisecondi per sbattere le palpebre. A partita finita Kasparov contesta la vittoria per due motivi: il computer può immagazzinare molte più informazione di lui e l’ultima mossa, la quarantasettesima, lo ha spiazzato, tanto da fargli pensare che dietro ci sia stata la scelta di un uomo. La realtà invece era un’altra: la vittoria è stata dettata da un errore. Incapace di prendere una scelta Deep Blue ha semplicemente mosso una pedina a caso.

Nel marzo del 2012 una compagnia di nome Bats global markets esordisce al Nyse con un valore di 91 milioni di dollari. Le contrattazioni dei titoli della società cominciano alle 11, 14 minuti, 18 secondi e 436 millisecondi, al prezzo di 15, 25 dollari per azione. Alle 11, 14 minuti, 19 secondi e 336 millisecondi, ovvero 900 millisecondi più tardi il valore del titolo è sceso a 0,2 dollari, e un secondo e mezzo più tardi a 0,0002 dollari.  In un secondo e mezzo, il valore di mercato passò da 91 milioni di dollari a quasi nulla. Considerando che servono 350 millisecondi per sbattere le palpebre, in soli tre battiti erano svaniti 91 milioni di dollari. La causa? Un errore. 

In verità, e questo si scopre solo più tardi, i 91 milioni di dollari spariscono per via di un algoritmo sviluppato dal Nasdaq, ovvero il mercato sul quale stava avvenendo la quotazione. Bats e Nasdaq sono concorrenti, quindi si sospetta che il secondo abbia provato ad affossare il primo con un attacco algoritmico, il cui obiettivo è ridurre a zero la capitalizzazione azionaria.

Negli anni si sono succedute altre ipotesi su cosa sia successo, ma il nome dei mandanti non è stato mai reso pubblico e la questione insabbiata. Questa vicenda conferma che i mercati sono diventati un campo di battaglia in cui vince l’algoritmo più rapido.

La resa dei geek

Da quando hanno fatto capolino nel trading ad alta frequenza le grandi banche, come Goldman Sachs, i primi geek si sono fatti da parte. Le banche si sono candidate a fare da padroni grazie a mezzi colossali. Stando ad un articolo pubblicato nel 2011 le strategie algoritmiche sono paragonate a quelle degli animali: le formule matematiche che aiutano a comprendere l’equilibrio naturale fra prede e predatori, sembrano spiegare anche come si regola l’ecosistema algoritmico del trading ad alta frequenza. Il risultato però è ben lontano da spiegare cosa succeda. Nel 2012 Dave Laurer, ex di Goldman Sachs, spiega alla commissione d’inchiesta della Sec, l’ente regolatore dei mercati azionari americani: “Anche le aziende all’avanguardia nel settore hanno difficoltà a comprendere le complesse ramificazioni provocate dagli algoritmi che interagiscono fra loro”. 

Il primo passo è capire che le complesse tecnologie finanziare lavorano per te e non contro di te”, si legge su Quora in un thread dedicato al trading online. Stando a quanto riporta Goldman Sachs, da gennaio il volume degli scambi più piccoli è aumentato, perché molti hanno iniziato a fare trading online. Nei soli primi tre mesi di quest’anno, per esempio, Robinhood, una startup americana nata nel 2013 che sfrutta l’alta frequenza, ha avuto un boom di 3 milioni di iscritti, raggiungendo quota 12 milioni. 

Complice il lockdown, l’assenza di commissioni e la facilità con cui è diventato più facile giocare in borsa, molte persone alle prime armi si sono affacciate ai mercati azionari, con la speranza di far fruttare i propri risparmi. Nonostante sia già stato provato come sia un gioco a perdere per il piccolo investitore, sempre più persone decidono di usare Robinhood per cercare di sbarcare il lunario. L’impressione è quella del gioco d’azzardo, come ha ricordato Ashton Kutcher, investitore di Robinhood, quando, durante una delle riunioni settimanali dello staff su Zoom: “Non volevo paragonare Robinhood al gioco d’azzardo, ma è innegabile che entrambi i settori abbiano avuto una crescita esponenziale”. La società ha pratiche poco chiare, problemi tecnologici che non riesce a risolvere e vende i dati commerciali dei propri utenti alle società di alta frequenza con cui collabora.

Peterffy aveva ragione, nonostante il gelo generato in aula in quel 2010: “I mercati finanziari sono arrivati ad un punto di svolta. Le tecnologie, la struttura dei mercati e i nuovi prodotti finanziari si sono evoluti più della nostra capacità di comprenderli”. In compenso, secondo un recente studio, il trading ad alta frequenza ruberebbe agli investitori 5 miliardi di dollari l’anno.

Per evitare che i mercati sprechino risorse per aumentare la velocità e sviluppare tecnologie che neppure loro riescono a comprendere, si stanno pensando nuovi strumenti. Il London Metals Exchange è una delle numerose sedi di negoziazione che hanno proposto dei ritardi nel trading che tentano di livellare il campo di gioco tra i trader veloci e quelli più lenti. Eric Budish, professore di economia all’università di Chicago, invece, suggerisce di smettere di fare trading in modo continuo e implementare le aste di lotti frequenti. Ciò implicherebbe la suddivisione del trading in finestre temporali definite, eliminando così l’incentivo a negoziare più velocemente degli altri. Insomma, è possibile che il mercato possa cambiare, ma non tutto in una volta. 

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