L’Europa dà all’Italia la quota più alta di aiuti per il lavoro

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(Photo by Nicolas Economou/NurPhoto via Getty Images)

Se ne parla da oltre 4 mesi, ma solo ora la Commissione europea, dopo aver vagliato le proposte presentate da alcuni stati membri, ha deciso come suddividere gli oltre 100 miliardi di euro di Sure (Support to mitigate unemployment risks in emergency), fondo creato per finanziare misure di sostegno al lavoro che insieme a Next Generation Ue (altrimenti detto recovery fund) rappresenta una delle misure principali varate dell’Unione per affrontare la crisi innescata dalla diffusione del Covid-19.

In base a quanto appena comunicato dalla Commissione, 81,4 miliardi andranno a 15 paesi e la parte più consistente spetterà all’Italia che dovrebbe quindi ricevere 27,4 miliardi di euro da investire nel finanziamento di programmi nazionali di lavoro, disoccupazione, cassa integrazione e altri meccanismi simili volti, come si legge nel documento che spiega i dettagli di quanto stabilito dall’istituzione presieduta da Ursula Von der Layen. Dopo l’Italia, come maggiori beneficiari, seguono la Spagna (21,3 miliardi) e la Polonia (11,2 miliardi).

Come funziona Sure

Il meccanismo che sottende il funzionamento del fondo si basa su un sistema di prestiti, concessi dall’Unione europea agli stati membri, a condizioni estremamente favorevoli. Questi prestiti, a loro volta, verranno finanziati da garanzie volontarie dei singoli paesi per l’equivalente di 25 miliardi di euro.

Sure aiuterà a mitigare gli effetti negativi che hanno colpito il mondo lavoro a causa del blocco di attività e servizi imposto dalla diffusione del Sars-Cov-2 in Europa. Nello specifico coprirà “i costi collegati direttamente all’istituzione o all’estensione di regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo e di altre misure analoghe per i lavoratori autonomi a causa dell’attuale”, ha spiegato la Commissione.

Una misura fondamentale come sottolineato dal ministro dell’Economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, e dalla ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo. Un paio di settimane fa i due ministri avevano infatti spedito una lettera a Bruxelles chiedendo l’immediata attivazione del Sure e la possibilità di destinare all’Italia 28,5 miliardi. La cifra, hanno scritto Gualieri e Catalfo, era giustifica dalla situazione del nostro paese “gravemente colpito dalle misure di blocco introdotte dalla fine di febbraio: molto efficaci nel contenere la diffusione del virus, ma dal forte impatto negativo sull’economia e sul sistema sociale. Una situazione che terrà la produzione al di sotto dei livelli normali per un po’ di tempo, con gravi rischi di disoccupazione”. Si può dire che, con un scarto di circa un miliardo, la Commissione europea è riuscita a venire incontro alle istanze italiane.

Per Gualtieri, “grazie a questo finanziamento, realizzato attraverso l’emissione di titoli comuni europei, il risparmio per le casse dello Stato nell’arco dei 15 anni di maturità può essere stimato in oltre 5 miliardi e mezzo di euro”.

Soddisfatto il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che ha sottolineato l’importanza del fondo per affrontare il post pandemia: “Sure contribuirà a proteggere i lavoratori dalla disoccupazione e a preservare i posti di lavoro e le competenze di cui avremo bisogno con la ripresa delle nostre economie. L’elevata domanda da parte degli stati membri conferma l’importanza vitale di questo programma”.

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