Facebook studia un piano se Trump non accettasse la sconfitta alle elezioni

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(Photo by Arun Sharma/Hindustan Times via Getty Images)

Un interruttore d’emergenza per bloccare le inserzioni pubblicitarie politiche negli Stati Uniti dopo l’election day: sarebbe una delle ipotesi al vaglio di Facebook per affrontare le campagne di disinformazione dopo le elezioni presidenziali. Secondo le indiscrezioni raccolte dal New York Times, il team di esperti di Mark Zuckerberg ha già prefigurato 80 scenari critici per il periodo precedente al 3 novembre. Ma il vero focus sarebbe ora sul periodo post-elettorale: in seguito alle recenti dichiarazioni di Donald Trump, si è fatta strada l’ipotesi che lo stesso presidente possa tentare di usare la piattaforma per delegittimare il risultato del voto. Come gestirlo quindi?

Memori delle interferenze russe del 2016, a Menlo Park hanno preparato innanzi tutto misure per il “prima”: una fuga di documenti favorita da hacker guidati da organizzazioni statali estere, oppure una campagna di disinformazione da parte di una nazione straniera per scoraggiare il voto all’ultimo momento. Un’ipotesi è contrassegnare tali post con il marchio “media di Stato”, mentre fra marzo e luglio sono già stati rimossi 110mila contenuti contrari alle politiche relative alle elezioni. Di recente la piattaforma ha eliminato 790 gruppi, 100 pagine e 1.500 inserzioni collegate alla teoria del complotto Qanon.

In ottica post-elettorale non rassicurano però le recenti affermazioni di Trump, che ha aperto la convention repubblicana di Charlotte dichiarando che i democratici potranno vincere solo con i brogli. In precedenza aveva messo in dubbio il corretto svolgimento delle primarie democratiche a New York e la legittimità dei voti postali. Un caso, quest’ultimo su cui Twitter è intervenuta, limitando le interazioni del tweet presidenziale.

Se Twitter in passato ha segnalato il presidente per le sue posizioni sull’uso della violenza, secondo Facebook invece i post dei politici sono notiziabili e il pubblico ha il diritto di vederli, posizione che è costata una contestazione interna a giugno. Verranno quindi rimossi solo i post con affermazioni o informazioni chiaramente false e fuorvianti, ma non verranno toccati se confezionati come insinuazione o domanda. L’interruttore di sicurezza sulle inserzioni pubblicitarie politiche, sulla cui veridicità Facebook non indaga, potrebbe scattare se il risultato non dovesse essere immediatamente chiaro dopo il 3 novembre.

Il timore è che servano giorni o settimane per il conteggio del voto e Facebook si starebbe preparando all’eventualità che Trump dichiari erroneamente sul social network di aver conquistato un altro mandato di quattro anni. Un rimedio sarebbe anche qui un’etichetta per ricordare che il risultato è provvisorio. Zuckerberg avrebbe affermato, secondo il Nyt, che la compagnia si trova “in un territorio inesplorato, con il presidente che dice cose preoccupanti”.

Anche Twitter e YouTube avrebbero iniziato a discutere una strategia per il periodo post-elettorale e Alex Stamos, direttore dell’osservatorio di Internet dell’Università di Stanford, ha commentato che i tre social stanno affrontando una situazione singolare in cui “devono potenzialmente trattare il presidente con un cattivo attore”, che potrebbe mettere in crisi il processo democratico.

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