Alexei Navalny si è svegliato dal coma e vuole tornare in Russia

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(foto: Instagram @navalny)

La prima dichiarazione pubblica del leader dell’opposizione russo Alexei Navalny, dopo l’avvelenamento subito un mese fa, arriva via Instagram con un post pubblicato il 15 settembre in cui Navalny ha parlato del miglioramento delle sue condizioni di salute: “Ieri ho potuto respirare da solo tutto il giorno. Non ho usato nessun aiuto esterno. Mi è piaciuto molto. È un processo sorprendente che molte persone danno per scontato”, ha scritto in un post a corredo di una sua foto nel letto d’ospedale, dove appare segnato ma cosciente.

Navalny, come riferito dai medici dell’ospedale Karité di Berlino in cui è ricoverato, è uscito dal coma farmacologico una settimana fa e il suo stato di salute è andato migliorando progressivamente: non utilizza più ventilatori polmonari e risponde positivamente agli stimoli verbali. È riuscito a incontrare anche un magistrato tedesco a cui ha riferito dettagli su quanto gli è ha accaduto, manifestando anche la propria volontà di ritornare al più presto in Russia per proseguire con la propria attività politica. Secondo quanto riferisce il New York Times, un funzionario presente all’interrogatorio avrebbe dichiarato che il dissidente è “pienamente consapevole di sé, di dove si trova e di quanto gli è accaduto” e si è rifiutato di collaborare con le autorità nel caso in cui venisse condotta un indagine congiunta tra Germania e Russia.

Le nuove prove e l’atteggiamento della Russia

Intanto, il portavoce del governo tedesco Steffen Seiber ha riferito sui risultati delle indagini tossicologiche condotte da due laboratori in Svezia e in Francia. Entrambi hanno confermato l’ipotesi di quello tedesco: Navalny è stato avvelenato col novichok, un agente del gas nervino tra i composti chimici più letali in assoluto, che già in altre occasioni era stato impiegato per attentare alla vita di persone non gradite al governo russo. Seiber ha sottolineato anche come le rilevazioni e gli studi effettuati da due laboratori siano stati svolti in maniera totalmente autonoma e che un altro campione prelevato dal politico russo verrà inviato all’Aia al laboratorio dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

Nonostante le accuse della cancelliera Angela Merkel – che ha sollecitato anche alla Nato e l’Unione Europea di valutare “una reazione congiunta e appropriata” nei confronti della Russia – e la telefonata del presidente francese Emmanuel Macron a Vladimir Putin – in cui è stato chiesto al Cremlino di chiarire “circostanze e le responsabilità di questo tentato omicidio” – Mosca ha fatto sapere che non ci sono le basi legali per avviare alcuna indagine. Inoltre, i medici di Omsk, l’ospedale della Siberia in cui era stato ricoverato all’inizio Navalny, continuano ad affermare che, in base alle loro verifiche, non c’è stato alcun avvelenamento.

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