La settimana in cui è caduto lo stereotipo dello “straniero criminale”

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Se c’è una costante nella campagna elettorale della destra italiana degli ultimi anni, quella è l’ossessiva profilazione di un presunto immigrato medio. Tra post sponsorizzati, grida al megafono e affissioni sui muri cittadini, i leader sovranisti hanno dipinto un paese dove esiste un noi, gli italiani brava gente, e un loro, gli stranieri pericolosi, giunti in massa in Italia per rompere un’immaginaria pace e tranquillità tricolore. L’allarme invasione annunciato dai vari Salvini, Meloni – e prima ancora da Berlusconi, Bossi e via dicendo – è andato a braccetto con la costruzione di un modello di straniero che rispondesse a determinate caratteristiche, ovviamente negative.

Lo straniero medio è stato – e viene tuttora – dipinto come colui che stupra le nostre donne, è portatore di una mentalità retrograda abitualmente associata all’Islam, è uno “spacciatore di morte”, commette violenza sugli italiani in quel “razzismo al contrario” che esiste solo nella testa dei sovranisti. Gli immigrati secondo questa visione sarebbero ambasciatori del crimine e proprio per questo motivo, per il bene del paese, è necessario bloccare i loro arrivi in Italia, chiudere i porti, sigillare le frontiere e organizzare migliaia di voli per rimpatriare chi sul suolo tricolore è riuscito già a metterci piede. Si tratta di un giochino molto semplice, che consiste nell’amplificare singoli casi di cronaca e nell’individuare un capro espiatorio per i problemi nel paese, così da costruire su questo – e soltanto su questo – la propria campagna elettorale e la propria ricetta per il futuro dell’Italia.

Eppure, la cronaca degli ultimi giorni ci pone davanti a un paradosso. Tutto quello che la destra attribuisce quotidianamente agli immigrati – di prima, seconda o terza generazione che siano – lo abbiamo ritrovato in realtà negli italici maschi eterosessuali, almeno teoricamente tanto cari ai sovranisti di casa nostra. Dall’omicidio di Willy Monteiro Duarte a quello di Maria Paola Gaglione, passando dai fiumi di commenti online che in qualche modo hanno difeso o giustificato questi episodi, i protagonisti della brutalità non sono quelli verso cui la destra ha puntato il dito fino a ora. I fratelli Bianchi, il fratello della ragazza napoletana, hanno storie di violenza, droga, abusi alle spalle. E sono italiani. Come lo sono i quattro ragazzi (tutti di Pisticci) accusati per lo stupro delle due minorenni inglesi a Matera, nella notte tra il 7 e l’8 settembre.

Ma d’altronde, che la criminalità e la violenza straniera siano pura narrazione ad hoc di certa politica ce lo dicono i dati. Se gli immigrati portano la delinquenza, dovremmo allora aspettarci che con l’aumento degli ultimi anni della popolazione straniera, degli sbarchi e via dicendo, i tassi di criminalità siano in crescita. Invece sta avvenendo l’esatto contrario. Secondo gli ultimi dati del Viminale, rispetto a un decennio fa in Italia c’è stato un calo del 39,8 per cento degli omicidi volontari, un calo del 33,3 per cento delle rapine e un calo dell’8,5 per cento dei furti in casa. L’invasione urlata da anni dai leader della destra non sta gettando il paese nel caos securitario, ma il problema è che la percezione attecchisce meglio delle realtà: e non è un caso allora che nonostante i dati descrivano l’Italia come uno dei paesi più sicuri dell’Unione Europea, il 78 per cento della popolazione è convinta che i crimini siano in aumento.

Viviamo in un paese che un tempo era sicuro ma che ora è invaso di stranieri, spesso delinquenti, che ci hanno condotto in un baratro di criminalità. Questa è l’immagine dell’Italia che esce dai comizi elettorali di certa politica. I dati e la cronaca ci dicono però che se da una parte la maggiore presenza stranieri non è stata accompagnata da un crescita dei crimini, dall’altra quelle caratteristiche negative attribuite all’immigrato medio possiamo ritrovarle in realtà nell’italico cittadino bianco. La realtà è che se da una parte non esiste alcun allarme sicurezza in Italia, dall’altra la criminalità che comunque esiste non ha colore e nazionalità. Applicare quest’ultimo filtro nella lettura delle notizie di cronaca può essere un’arma a doppio taglio per la causa sovranista, perché la violenza made in Italy è e sarà maggioritaria.

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