La storia del primo, disastroso episodio pilota di Game of Thrones

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Vi ricordate la primissima puntata di Game of Thrones? Quella con l’arrivo di re Baratheon a Grande inverno, i metalupi, la caduta di Bran dalla torre? Ebbene: non è in realtà esattamente la prima in assoluto della serie Hbo tratta dai romanzi di George R. R. Martin. L’episodio pilota andato in onda ha un precedente. Un nuovo libro, intitolato Fire Cannot Kill a Dragon: Game of Thrones and the Untold Story of the Epic Series, in uscita negli Stati Uniti il 6 ottobre, racconta attraverso le testimonianze dei diretti interessati il dietro le quinte di 15 anni di lavorazione della produzione dei record, dagli incontri preliminari all’epico finale passando per molteplici difficoltà realizzative e tanti altri retroscena.

Fra gli esperimenti rovinosi, c’è appunto l’episodio pilota rifatto completamente. In un’anticipazione del libro riportata da Entertainment Weekly, si leggono le dichiarazioni degli showrunner David Benioff e Dan Weiss, che per la prima volta nel 2009 si cimentavano con la responsabilità di guidare un set televisivo. Nonostante il budget imponente e le location esotiche come il Marocco, il risultato del primo episodio è stato deludente: mostrato per la prima volta a parenti e amici, l’accoglienza è stata molto tiepida e anche Hbo si lamentò che il tutto mancasse di un afflato epico. L’attore Mark Addy, interprete di re Baratheon, ricorda: Nessuno si inginocchiava all’arrivo del re nel primo pilot, mentre Lena Hadley (Cersei) descrive con umorismo il suo look simile a quello di una showgirl di Las Vegas.

Parecchi dettagli sembravano grossolani o trascurati in queste prime scene: “Era tutto un po’ arruffato e, in qualche modo, mal concepito, e nessuno sembrava essere troppo convinto, fa eco Iain Glen, l’attore che dava il volto a Jorah Mormont. A sollevare perplessità fu lo stesso Martin, presente in Marocco durante le riprese della prima notte di nozze di Daenerys, allora interpretata da Tamzin Merchant prima che le subentrasse Emilia Clarke nei reshooting: lo scrittore racconta di diversi problemi che resero assurde le riprese, come un cavallo che non voleva saltare una pira infuocata o momenti di sesso rovinati dalle risate. Senza contare che non veniva nemmeno chiarito che Cersei e Jaime erano fratelli, rendendo il momento della torre incomprensibile.

Il risultato, in generale, a molti ricordava le “soap in costume britanniche” più che un vero e proprio ciclo epico. Si decise, allora, di rifare tutto, cambiare costumi, scenografie (e anche degli attori), riscrivere alcune scene; il resto fu la storia di un secondo tentativo che inaugurò il successo planetario di Game of Thrones. E la sintesi più arguta della faccenda l’ha data Harry Lloyd, l’interprete di Viserys: “Siamo stati fortunati ad aver potuto fare delle prove da 10 milioni di dollari, tanto è costato il primo episodio poi cestinato.

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