Come funziona il primo contratto per i rider delle app di food delivery

0
58
Questo post è stato pubblicato qui
Un fattorino di Glovo (Carol Smiljan/NurPhoto)
Un fattorino di Glovo (Carol Smiljan/NurPhoto)

Il neonato contratto nazionale dei rider giunge come un fulmine al ciel sereno nel mezzo della trattativa appena ripartita per inquadrare il lavoro dei fattorini delle piattaforme di food delivery. La loro associazione, Assodelivery, di cui fanno parte Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Social food, e il sindacato Ugl hanno raggiunto un’intesa per inquadrare i pony express che consegnano il cibo a domicilio. È la prima siglata in Europa dalle piattaforme.

L’iniziativa brucia sul tempo le negoziazioni che all’inizio di agosto il ministero del Lavoro ha riaperto per giungere a un contratto nazionale entro la fine di ottobre, come recita il decreto legge 101 del 2019. Oltre quella scadenza, sarebbe toccato al dicastero guidato da Nunzia Catalfo applicare un minimo orario, basato su quello del settore più affine (a detta di tutti, la logistica) e aumentato del 10% se si lavora di notte, nei festivi o in condizioni meteo avverse. Mentre ora per i lavoratori di Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Social food si delinea un nuovo trattamento.

Cosa prevede il contratto

L’accordo di Assodelivery e Ugl (sostenuto anche da Anar, sigla autonoma da sempre vicina alle aziende e al sindacato di destra) prevede che i fattorini restino dei lavoratori autonomi. È riconosciuto un compenso orario minimo di 10 euro. In sostanza, se un rider in un’ora fa consegne per un pagamento inferiore ai 10 euro, le app si impegnano a compensare il resto. “E nelle zone o città di nuova apertura, le piattaforme garantiranno un minimo di 7 euro all’ora per i primi quattro mesi anche senza ordini, purché il fattorino accetti, se arrivassero, le consegne”, precisa Ezio Favetta dell’Ugl, che dichiara poco meno di mille iscritti tra i rider. In caso di lavoro notturno, festività o maltempo l’accordo introduce un’indennità rispettivamente del 10%, 15% e 20%. Infine, ogni duemila consegne il fattorino riceverà un premio di 600 euro.

Sul fronte delle tutele saranno introdotte coperture Inail contro gli infortuni e polizze per il danno contro terzi e l’idea è di “creare un ente bilaterale per assicurazioni integrative e welfare”, aggiunge Favetta. Le piattaforme dovranno fornire caschi e altri dispositivi di sicurezza, come indumenti ad alta visibilità, e cambiarli rispettivamente ogni 4.000 e 1.500 consegne. Sono anche previsti corsi di formazioni sulla sicurezza in strada e sul trasporto degli alimenti.

Infine l’accordo prevede diritti di rappresentanza sindacale, divieto di discriminazioni, tutela della privacy. Viene inserita la lotta al caporalato, che nei mesi scorsi è venuto a galla proprio nella filiera di uno dei firmatari dell’accordo, Uber eats. La piattaforma è stata commissariata mentre la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per lo sfruttamento di migranti e richiedenti in asilo da parte di due società di intermediazione del settore della logistica, che fornivano manodopera alla filiale italiana del colosso della gig economy. E Favetta aggiunge che “sarà creato un comitato paritetico, con sei rappresentati delle aziende e sei dei sindacati, per analizzare le regole che controllano algoritmi e ranking”. Il sindacalista spiega che il documento è già stato depositato al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

Bufera sull’accordo

La notizia della firma ha provocato un terremoto tra i sindacati e le sigle autonome dei rider. Queste ultime, in particolare, premono per introdurre rapporti di subordinazione per i fattorini, eliminare il cottimo e l’introdurre un minimo orario. Si ritrovano in panchina anche Cgil, Cisl e Uil. “Faremo ricorso contro questo accordo, che consideriamo al ribasso, perché mantiene il cottimo e la partita Iva. Ci presenteremo al ministero e all’Ispettorato nazionale del lavoro”, commenta Mario Grasso della Uiltucs.

Per Matteo Sarzana, presidente di Assodelivery e numero uno di Deliveroo in Italia, però, “il contratto è stato elaborato nel solco del decreto rider” e “per la prima volta la contrattazione collettiva raggiunge il mondo del lavoro autonomo”. L’associazione, che tiene aperto il documento alle firme di altre sigle, respinge le accuse di un sorpasso a destra. Il decreto prevede l’inquadramento autonomo e prescrive di avviare il dibattito con il sindacato più rappresentativo: l’Ugl, spiega Assodelivery, da tempo alleato con l’Anar.

Secondo Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, che si occupa di lavoro, “la scelta di campo fatta da Assodelivery e Ugl va nel solco di riconoscere che i rider sono autonomi e sulla base del Jobs act costruisce dei punti contrattuali. È un punto di partenza di cui discutere e un testo da prendere in considerazione”.

La palla ora passa al ministro del Lavoro. Occorrerà vedere come Nunzia Catalfo avrà accolto il contratto, che di fatto sancisce la fine delle trattative che lei stessa ha aperto. Just Eat, a quanto apprende Wired, ha già comunicato che da novembre si cambia registro. Sull’inquadramento dei fattorini del food delivery pende anche una sentenza della corte di Cassazione, che stabilisce che, benché autonomi, debbano essere trattati come dipendenti a tutti gli effetti. Finora a tutelare i fattorini ci sono stati accordi locali, come la Carta di Bologna, mai firmata dalle piattaforme più grandi, mentre la riforma avviata dall’ex ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, è finita su un binario morto. Ha provato a riscuoterla un mese la collega di partito Catalfo, ma le app sono state più svelte. A quanto risulta a Wired, nel pomeriggio di mercoledì 16 settembre è previsto un incontro al ministero con Assodelivery.

 

The post Come funziona il primo contratto per i rider delle app di food delivery appeared first on Wired.