La situazione contagi da coronavirus in Europa è a un punto critico

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(Foto: Niels Wenstedt/Bsr Agency/Getty Images)

“La situazione in alcuni paesi dell’Unione è peggiore che a marzo. Siamo preoccupati e se vogliamo evitare un nuovo lockdown generalizzato i governi devono prendere misure”. A parlare è Stella Kyriakides, commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, dopo aver preso visione del forte aumento di contagi in alcuni paesi europei, come Francia, Austria o Spagna. Per la politica cipriota il numero crescente di nuovi positivi sarebbe dovuto al rilassamento delle misure di contrasto, come il distanziamento sociale o l’obbligo di indossare dispositivi di protezione.

Già a luglio la Commissione aveva diffuso un memorandum in cui veniva ribadita l’importanza di seguire le norme per evitare nuovi lockdown, che potrebbero avere effetti disastrosi per l’economia degli stati membri. “Alcuni potrebbero pensare che lanciamo messaggi pessimistici” – ha proseguito Kyriakides – “ma vogliamo solo invitare i governi ad applicare le misure raccomandate se vogliono evitare di trovarsi costretti a decretare nuove chiusure totali”. Tra i paesi più rischio secondo i funzionari europei ci sono Spagna, Bulgaria, Romania e Ungheria dove è stato “osservato un trend preoccupante per quanto riguarda i decessi”, seguiti da Austria, Danimarca e Francia, dove a essere più rischio per il momento sono le categorie più vulnerabili, persone anziane o immuni depresse. 

Cosa sta succedendo in Europa?

La Commissione ha chiesto ai governi dei paesi in cui la situazione è più rischio di adottare urgentemente queste misure: aumento dei testi diagnostici, soluzioni per migliorare il tracciamento dei contagi, investimenti in sanità pubblica per rafforzare le terapie intensive e aumento della disponibilità di mascherine e di altri dispositivi di protezione. Alla popolazione si chiede, invece, di rispettare le basilari norme igienico sanitarie – lavarsi spesso le mani e indossare nei luoghi pubblici le mascherine – ma anche di evitare assembramenti, anche quelli causati da feste o cene con amici o familiari.

In Francia è stato registrato un nuovo record di positivi: nelle ultime 24 ore ne sono stati individuati più di 16mila. E il numero dei pazienti ricoverati negli ospedali nelle ultime tre settimane è raddoppiato, passando da 150 a 330 al giorno, e tra questi c’è stato anche un forte aumento di quelli ricoverati in terapia intensiva. Ieri sono state annunciate nuove restrizioni da parte del ministro della Salute francese: nelle zone rosse – cioè quelle dove l’epidemia ha un tasso d’incidenza più preoccupante – dal 26 settembre chiuderanno nuovamente bar e ristoranti.

Anche il Regno Unito si trova in una situazione d’allerta: il 24 settembre sono stati registrati 6.634 nuovi contagi, il numero più alto da quando è iniziata – a marzo – la campagna di somministrazione dei test di massa sulla popolazione. Come in Francia, solo un paio di giorni fa sono state introdotte nuove regole: chiusura di bar e ristoranti entro le dieci, anche per il servizio d’asporto, compilazione di moduli di tracciamento per chiunque frequenti luoghi pubblici e rispetto della cosiddetta regola del sei, cioè divieto di assembramenti con più di sei persone a meno che non siano conviventi. C’è preoccupazione per l’aumento dei contagi anche in Svezia – il paese che aveva adottato provvedimenti più blandi rispetto agli altri paesi europei. Il primo ministro svedese Stefan Löfven ha ammesso che le precedenti misure di distanziamento non sono state prese seriamente dalla popolazione.

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