Vimar sul podio per il welfare: dalla parte dei dipendenti nella crisi coronavirus

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Tra le aziende italiane che si sono spese di più per erogare welfare durante la recente crisi dovuta al coronavirus c’è la vicentina Vimar, che, nell’ambito dell’assegnazione dei Welfare Champion 2020, si è aggiudicata la Menzione speciale per la resilienza al Covid-19, voluta dal comitato scientifico per valorizzare gli sforzi fatti dalle imprese in questa straordinaria circostanza (con una rilevazione in materia creata ad hoc).

Il Welfare Champion 2020 – andato quest’anno a 78 imprese – premia in generale quelle che si attestano al rating più alto del Welfare Index Pmi, tra le cinque classi possibili. La casa di Marostica, produttrice di materiale elettrotecnico ed elettronico, ha ottenuto quindi una doppia soddisfazione: si è posizionata al secondo posto nella categoria Industria e ha anche ottenuto la menzione speciale per l’impegno di welfare profuso nei mesi scorsi a sostegno dei suoi impiegati ma anche del territorio. L’azienda veneta, sul fronte Covid-19, ha attivato una copertura assicurativa per i quasi mille dipendenti, ha avviato una procedura di sorveglianza attiva per i dipendenti in rientro dall’estero, dando la possibilità, anche a coloro rientrati da viaggi privati, di fare accertamenti diagnostici a spese del datore di lavoro e naturalmente ha promosso il telelavoro. Una mano, infine, anche al territorio con l’offerta di personale e spazi aziendali per la creazione di dispositivi da consegnare ai cittadini, in sinergia con la Protezione civile di Marostica.

Sul fronte del welfare classico, quello concepito per i dipendenti, Vimar ha erogato nel 2019, in orario lavorativo, oltre 23mila ore di attività formative e dal 2018 supporta un progetto extra che prende il nome di Attiva la mente, che consente ai lavoratori, ma anche ai familiari, di approfondire informatica, grafica, lingua, ecc.

Il welfare si conferma quindi come strumento fondamentale per le aziende, anche e soprattutto in stagioni complesse. Secondo quanto afferma il Rapporto 2020 – Welfare Index Pmi, quelle più abituate a investire sul welfare hanno resistito meglio all’onda d’urto e si proiettano con più forza nella ripresa. I complessi mesi di inizio anno diventano quindi un osservatorio interessante per capire come hanno agito i diversi attori nell’ambito di una congiuntura inedita e complessa. Secondo il rapporto, i player del mercato hanno fatto la loro parte, diventando punto di riferimento per lavoratori e comunità, fornendo materiali e informazioni ai lavoratori e attivando canali di supporto e servizi di consulto a distanza.

A differenza di quanto si potesse pensare, il welfare delle imprese esce rafforzato dalla stagione di crisi dovuta al Covid-19, e il rapporto si spinge a parlare di salto di qualità, con un 78,9% delle imprese che ha confermato le iniziative di welfare in corso e un 27,7% che ne ha introdotte di nuove o sottoposte quelle esistenti a potenziamento.

Ma, pandemia a parte, il welfare è lo strumento per crescere a livello produttivo e occupazionale, almeno secondo l’analisi che guarda ai bilanci, dell’ultimo biennio, di oltre 3mila imprese che hanno preso parte all’indigine (monitorate in tutti i settori produttivi e nelle diverse classi dimensionali in dodici parametri che spaziano dalla previdenza integrativa alla cultura e al tempo libero, dalla formazione al sostegno per le famiglie dei dipendenti). Secondo il rapporto, le imprese più attive su questo fronte ad esempio hanno un tasso di occupazione più alto, “attestandosi all’11,5 rispetto alla media del 7,5”. Ampi margini restano, e non solo in quei settori (come sicurezza, assistenza, sanità complementare, formazione) che dimostrano già crescita. Interessante sarà anche valutare l’evoluzione sul fronte conciliazione e genitoralità che mostrava già una certa accelerazione: a fronte delle aspettative nate in questi mesi su nuove modalità di lavoro ed evoluzione della cultura gestionale, difficilmente si tornerà indietro ma sarà interessante capire come si va avanti.

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