The Nurse School Files, la sorella “kawaii” (carina) di Buffy che vi consigliamo

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Da quando il Covid-19 ha messo in crisi la distribuzione cinematografica e televisiva americana, Netflix ha sopperito arricchendo la propria libreria di produzioni asiatiche (tra originali e altre acquisite) in particolare k-drama e film di genere, come il recente horror #Alive, originale zombie movie diventato uno dei più grandi successi della piattaforma. La scelta è ovvia, sia perché la Corea del Sud è tra i cinque più grandi produttori di serie del mondo sia perché è il paese che è riuscito meglio a gestire la pandemia. The School Nurse Files è la più recente serie originale Netflix coreana a debuttare sulla piattaforma, nonché una delle storie più stravaganti, accattivanti e imprevedibili viste nel corso del 2020. Protagonista è Jung Yumi, vista nel controverso film femminista Kim Ji-Young, Born 1982, tra i più interessanti visti all’ultima edizione Far East Film Festival: interprete azzeccatissima (e arma vincente dello show) di Eun-young, super-combattente del soprannaturale e infermiera di un istituto onnicomprensivo costruito sopra quella che i fan di Buffy l’ammazzampiri chiamerebbero la Bocca dell’inferno.

Nel cantina del liceo dove è impiegata la signorina Ahn è sotterrato l’accesso a un laghetto maledetto, popolato di creature nutritesi del dolore e della disperazione di tutti gli amanti infelici che si sono suicidati affogandosi. Queste entità si alimentano delle paure, delle insicurezze e dell’infelicità degli studenti che frequentano l’istituto. Eun-young ha la capacità, fin da piccola, di vedere i “jelly”, gli ectoplasmi materializzazione degli stati d’animo degli umani, che spesso assumono una coscienza propria e prosperano risucchiando l’energia delle persone. Eun-young si è assegnata il compito di distruggerli. The School Nurse Files fonde gli elementi del fantasy, dell’horror e del folklore con quelli del dramedy: è a tratti esilarante, specialmente nel mettere in scena l’attrazione cieca e totalizzante che la protagonista prova per un giovane insegnante di cinese zoppo (il Nam Joo-hyuk di Bride of Habaek e Scarlet Heart) che fa regredire questa donna adulta allo stato di trasognata teenager.

The School Nurse Files ha, tuttavia, una premessa drammatica, perché Eun-young è un’orfana, è strana, incompresa e solitaria nella missione contro i jelly ed è presa di mira da una setta che brama il controllo del laghetto e del suo potere mistico. Ciò che rende questo show assimilabile a Buffy e alle altre serie incentrate sulle “Prescelte” – su guerriere in lotta contro mostri-demoni-vampiri e affini – è la pittoresca iconografia che informa la messa in scena: la scuola, dove si svolge la maggior parte dell’azione, è infestata di creature colorate, gelatinose, sballonzolanti, pericolose ma tenere, che l’infermiera combatte utilizzando una spada fluorescente giocattolo e una BB gun con le quali la si vede danzare nel buio mentre stermina i jelly. L’estetica è ciò che conquista al primo impatto, il personaggio di Eun-young, squinternata e coraggiosa, è quello che coercizza lo spettatore al binge-watching fino alla fine della serie.

Non è la prima volta che un’attrice esile e minuta viene scelta per interpretare un guerriero cazzuto: la Sarah Michelle Gellar della già citata Buffy è l’esempio più lampante, seguita da Park Bo-young – un metro e cinquanta per meno di 40 kg – eroina dalla forza erculea di uno dei k-drama più popolari degli ultimi anni, Strong Woman Do Bong-soon. Questo archetipo è debitore dell’animazione giapponese, costellata di guerriere teenager che sterminano alieni e demoni e di “maghette” (ovvero le “majokko“, esponenti di un genere seminale di cui fanno parte la strega Bia, Gigì ma anche le protagoniste dell’inquietante e cupo Puella Magi Madoka Magica) che affrontano creature faatte. Eun-young, con il suo spadino luminoso e il visino da elfo, si rifà proprio e queste ultime, facendo della serie di cui è protagonista la versione live-action più riuscita di qualsiasi adattamento di anime nipponico mai trasposto.

The School Nurse Files non è solo una serie per nerd cresciuti a pane, cartoni animati e videogiochi, è una visione valida anche per gli spettatori generalisti che non deve necessariamente riconoscere l’ispirazione di Jung Se-rang, pluripremiata autrice del romanzo da cui è adattata la serie. Il largo pubblico si può lasciare conquistare dalla confezione estrosa, dala scenografia corredata di balene volanti che attraversano il cielo notturno sopra il liceo e di squadriglie di oche che assumono la funzione di coro (sebbene non profferiscono parola), dalla grazia lieve ma accusatrice con cui i jelly vengono usati come pretesto per denunciare di un sistema sociale restio a prendersi cura della salute mentale degli adolescenti.

Naturalmente, anche The School Nurse Files ha i suoi difetti: l’impressione è che la sceneggiatura sia stata pianificata per una narrazione dipanata originalmente sul doppio degli episodi, tanto che la seconda metà della stagione soffre di linee narrative non adeguatamente approfondite: in particolare, quelle legate alle origine della setta, al passato del fondatore dell’istituto e di suo nipote e soprattutto al personaggio del villain, il fantomatico McKenzie interpretato dal promettente attore tedesco Teo Yoo (visto nel k-drama Arthdal Chronicles, nel bellissimo Vertigo e in Black Money, appena presentato al 18mo Korea Film Festival). Per riprenderle e svilupparle, per fortuna, c’è ancora spazio in una seconda stagione, che speriamo di vedere.

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