Adolescenti e TikTok: da dove nasce l’attrazione per i racconti traumatici?

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Adolescenti e TikTok: qual è l’utilizzo che ne fanno? Vogliono solo divertirsi, è chiaro, ma in che modo? La maggior parte degli adolescenti utilizza questo e gli altri social per condividere foto e pensieri, ma un’altra parte dei teenager li utilizza anche per cimentarsi nel cosiddetto POV, acronimo di “point of view”.

Non si tratta di una parola nuova. Il POV è semplicemente il concetto di cambiare prospettiva e punto di vista, descrivendo un’esperienza mettendosi nei panni di chi l’ha vissuta davvero. Vi ricorda qualcosa? Avete capito bene, ci stiamo riferendo alla recente challenge che ha ripugnato praticamente il mondo intero, la HolocaustChallenge. Come ricorderete, la “sfida” consisteva nel “vestire” i panni di una persona deportata nei campi di concentramento, raccontando dettagli tristi e raccapriccianti che in realtà i “narratori” non hanno mai (fortunatamente) dovuto sperimentare sulla propria pelle.

Ma perché fare una cosa del genere? Perché “esibire” dei traumi che non sono mai stati sperimentati in prima persona? L’HolocaustChallenge non è il solo caso di Trauma POV. Il fenomeno ha riguardato anche le recenti proteste del movimento Black Lives Metter, in cui gli adolescenti parlavano come se fossero state le vittime di colore, uccise dalla polizia.

Gli adolescenti rivivono (o fingono di rivivere) esperienze traumatiche e dolorose, raccontandole nei video di 15 o 60 secondi messi a disposizione su TikTok.

Trauma POV: quali sono le conseguenze?

Per coloro che diffondono queste immagini, si tratta in realtà di un modo per sensibilizzare gli utenti. Sostengono dunque che assistere al dolore altrui (anche se “interpretato”) ci porterebbe ad agire di conseguenza, a impegnarci affinché nessun altro possa mai soffrire.

In realtà l’effetto che molti provano è quello di sconforto e talvolta persino di rassegnazione. Sensazioni che possono pian piano portare a una sorta di desensibilizzazione, a una pericolosa perdita di empatia. Tra l’altro, chi ha davvero patito certe sofferenze (come i sopravvissuti dei campi di concentramento) può soffrire ulteriormente di fronte a immagini e video che narrano quella che è la “loro” storia.

Il fenomeno è diventato sempre più pervasivo in quest’era digitale e iperconnessa, ed è considerato sempre più preoccupante.

Proprio pochi giorni fa la scrittrice Anna Foa aveva dichiarato in un’intervista:

Vedo un disperato bisogno di portare la violenza su di sé. Che non rivela soltanto l’incapacità di capire cosa è stato, perché allora basterebbe spiegare, studiare, insegnare. Qui siamo di fronte a qualcosa che rivela una forma di malattia mentale collettiva.

Voi cosa ne pensate?

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Foto di Solen Feyissa da Pixabay

Adolescenti e TikTok: da dove nasce l’attrazione per i racconti traumatici? pubblicato su Benessereblog.it 29 settembre 2020 19:00.