Anche Google rende obbligatoria la commissione del 30% sugli acquisti in-app

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(Photo by Mustafa Murat Kaynak/Anadolu Agency via Getty Images)

Anche Google vuole rafforzare la sua politica commerciale relativa agli acquisti in-app. Il colosso di Mountain View ha annunciato una stretta sull’applicazione delle commissioni del 30% per i pagamenti effettuati all’interno delle applicazioni presenti nel suo Play Store. Con questa mossa, la compagnia si allinea ad Apple e imporrà agli sviluppatori di app per Android di appoggiarsi al sistema di pagamenti Google Pay per ogni tipo di transazione prevista dalle applicazioni, su cui carica un 30% di costi di commissione.

Come si legge nelle parole di Sameer Samat, vice presidente per la gestione dei prodotti di Google, “per quanto riguarda gli sviluppatori che già hanno un app su Google Play e hanno bisogno di un’implementazione tecnica per integrare il nostro sistema di fatturazione e pagamenti, non vogliamo eccessivamente complicare la loro progettazione e lasceremo loro un anno (fino al 30 settembre 2021) per completare tutti gli aggiornamenti necessari. Gli sviluppatori hanno quindi un anno di tempo per adeguarsi.

Al momento, inoltre, meno del 3% degli sviluppatori di app presenti su Google Play hanno venduto prodotti digitali negli ultimi dodici mesi, e di questi oltre il 97% già utilizza la piattaforma per i pagamenti di Google con la commissione del 30%. In generale, però, Android permette anche agli utenti di installare app sui propri dispositivi senza passare dal suo negozio virtuale e di bypassare la sua politica commerciale, come già fanno per esempio Netflix e Spotify che prevedono pagamenti diretti con carta di credito per i loro servizi, anche se nella maggior parte dei casi gli utenti usano proprio Google Play per scaricare e installare applicazioni.

Proprio su questo fronte si è aperto lo scontro che ha portato Google a escludere l’app del gioco Fortnite dal suo Google Play Store, dopo che Epic Games, l’azienda che sviluppa il famoso videogame, ha creato un sistema di pagamenti interno al gioco che non prevede l’uso di strumenti legati a Big G. Si tratta della stessa questione che ha portato ancora i produttori della Epic a scontrarsi con Apple dopo aver aggirato la politica commerciale della Mela, che prevede a sua volta il pagamento di una contestata commissione del 30% sugli acquisti.

Di fatto, insomma, una commissione del 30% per gli acquisti in-app è già prevista anche nella politica commerciale di Google ma, a differenza di Apple, il gruppo di Mountain View è stato fin qui più morbido nell’applicarla e nell’imporla agli sviluppatori. Resta ora da vedere se la neonata Coalition for app fairness, associazione non profit che ha radunato importanti aziende tecnologiche come appunto Epic Games e Spotify contro le imposizioni di Apple, deciderà di dare battaglia anche contro il giro di vite annunciato da Google.

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