Chi sono i Proud Boys, il gruppo suprematista citato da Trump durante il dibattito con Biden

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(foto: John Rudoff/Anadolu Agency via Getty Images)

Durante il dibattito del 29 settembre fra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, a un certo punto il moderatore Chris Wallace ha domandato a Trump se avesse intenzione di impegnarsi per condannare i suprematisti bianchi e le loro milizie all’interno del paese. Gli scontri fra antifasciti e suprematisti non sono un fenomeno totalmente nuovo per gli Stati Uniti: si sono verificati non solo negli ultimi mesi, in seguito alla morte di George Floyd, ma anche a Charlottsville nel 2017, in occasione della rimozione della statua del generale confederato Robert E. Lee.

Già nel 2017, Trump addossò le responsabilità a entrambe le parti in campo, nonostante la morte di una manifestante antifascista. L’altra sera, dopo una breve esitazione, oltre a indicare gli antifascisti come unici colpevoli della violenza, ha lanciato anche un appello ai Proud Boys, un gruppo suprematista bianco: Stand back and stand by”, ossia “State indietro e state in allerta”. La questione razziale negli Stati Uniti, un conflitto a frequenza variabile che va avanti da secoli, è infatti un punto nevralgico della campagna elettorale per queste elezioni. E un’affermazione ambigua come quella di Trump ha scaldato gli animi.

Chi sono i Proud Boys

Il gruppo di estrema destra (alt right) statunitense è stato fondato nel 2016 da Gavin McInnes (peraltro anche co-fondatore di Vice, da cui poi nel tempo ha preso le distanze) che ha spesso cercato di negare ogni coinvolgimento nelle azioni dei Proud Boys. L’organizzazione è composta unicamente da uomini che si definiscono sciovinisti occidentali – rifiutandosi di ammettere le donne – ed è nota per i suoi atteggiamenti aggressivi e violenti. I Proud Boys sono dichiaramente islamofobi e di visioni retrograde sul ruolo della donna e il rapporto fra i sessi, tanto da venire spesso accostati ai cosiddetti incel. Negli ultimi mesi i Proud Boys si sono scontrati con gli attivisti di Black Lives Matter a Seattle, Washington e Portland.

Suprematismo bianco e terrorismo

Secondo quanto riferito da Politico, il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti ha stabilito che i suprematisti bianchi rappresentano la minaccia terroristica più grave per gli Stati Uniti al momento. Ancora più grave di quella proveniente dall’esterno: “Le organizzazioni terroristiche straniere continueranno ad attivarsi per attacchi in patria, ma probabilmente rimarranno limitate nella loro capacità di dirigere tali complotti il prossimo anno”, sostengono tutti e tre i documenti del Dipartimento per la sicurezza interna. Non c’è invece nessun riferimento ai gruppi di Antifa, che pure il presidente Trump descrive spesso come terroristi che operano in America.

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