Oggi il parlamento vota per far eleggere il Senato ai diciottenni

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(foto: Marco Di Lauro/Getty Images)

Giovedì 15 ottobre la Camera dei Deputati vota la proposta di legge costituzionale per abbassare da 25 a 18 anni l’età richiesta per eleggere il Senato. Come ha sottolineato in un tweet l’esperto di diritto pubblico e costituzionale Francesco Clementi si tratta di un provvedimento “molto importante sia per le dinamiche democratiche del paese, sia per ridurre la distanza tra due potenziali maggioranze post-elettorali tra Camera e Senato”.

Il contenuto del disegno di legge

Il testo del ddl si compone di un unico articolo che modifica il requisito anagrafico per eleggere i rappresentanti del Senato della Repubblica, presente all’art. 58 della Costituzione. Al comma 1 di questo articolo, infatti, si intende sopprimere la parte che recita: “dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età”, in modo tale che l’art. 58 reciti solo “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto” e quindi al compimento dei 18 anni di età.

Con questo disegno di legge, quindi, l’elettorato attivo sarà parificato fra i due rami del Parlamento. All’art. 56 della Costituzione, comma 1, si legge infatti: “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto”.

La diatriba sulla modifica dell’elettorato passivo

L’iter di approvazione di questo disegno di legge ha attraversato numerosi alti e bassi da quando la sua bozza è stata presentata per la prima volta alla commissione Affari Costituzionali della Camera dal Movimento 5 stelle, nell’aprile del 2019. Allora la commissione si trovava in pieno dibattito sulla riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari (approvata con il referendum confermativo del 20 e 21 settembre 2020). Alla prima lettura a Montecitorio, il 31 luglio 2019, il testo ottenne una maggioranza schiacciante in suo favore, con solo 5 contrari e 7 astenuti tra Forza Italia e +Europa.

Il 9 settembre scorso, con soli 125 voti a favore, è arrivata la seconda lettura da parte del Senato per questa “mini-riforma” costituzionale, come è stata definita dal Manifesto. “Mini” perché è stata cancellata una modifica che, nel frattempo, era entrata nell’accordo di maggioranza per la legge sul taglio dei parlamentari come elemento di “riequilibrio” irrinunciabile per le forze politiche. Ossia: l’età per essere eletti senatori non scende a 25 anni, ma rimane fissata a 40 (contro i 25 richiesti per i deputati). La rimozione dal disegno di legge della modifica del requisito per l’elettorato passivo è arrivata attraverso un emendamento presentato dal Pd nel gennaio del 2020, che ha riportato così il testo alla versione approvata a Montecitorio nel 2019. 

Una decisione presa dal Pd per allinearsi con le posizioni del M5S e per velocizzare l’iter della legge costituzionale, ma che ha spaccato la maggioranza: Italia viva si è astenuta dal voto del 9 settembre, definendo l’emendamento come un’“assurda scelta contro i giovani”. In questo modo, tuttavia, il testo conforme è ripassato subito alla Camera per la terza lettura mercoledì 14 ottobre, messa al voto il giorno successivo. Il quarto e ultimo passaggio sarà di nuovo a Palazzo Madama, dove per l’approvazione finale servirà la maggioranza assoluta dei componenti, essendo una legge costituzionale.

Cosa cambierà per l’Italia?

Come spiega Il Sole 24 Ore, l’obiettivo di questo disegno di legge è “svecchiare” il Senato, garantendo il diritto di voto ad altri 4 milioni di giovani in procinto di diventare maggiorenni in Italia. Sono ben sette, infatti, le classi di età escluse dall’elettorato passivo finora, con il requisito dei 25 anni in vigore.

Il caso italiano è una peculiarità nel panorama europeo, dove in generale i requisiti anagrafici per l’elettorato attivo e passivo sono ben diversi. Il dossier parlamentare del 21 ottobre 2019 con le note sul ddl illustra che paesi come Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna (tutti con un regime parlamentare di tipo bicamerale) hanno dei limiti di età più bassi dei nostri. A volte, è possibile anche votare a partire dai 16 anni, come in Austria.

È pur vero, tuttavia, che le camere “alte” di molti di questi paesi europei vengono eletti in modo indiretto, al contrario dell’Italia. Una riforma costituzionale che uniformi la platea elettorale pone, per forza di cose, la questione del nostro bicameralismo “perfetto”: ossia due rami del parlamento dotate degli stessi poteri ed eletti nello stesso modo. Un sistema che molte e diverse iniziative parlamentari hanno cercato di superare negli ultimi anni, senza successo.

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