Il Garante della privacy gela l’idea di Conte: Immuni resta volontaria

0
272
Questo post è stato pubblicato qui
I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell'Innovazione)
I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell’Innovazione)

Immuni nasce volontaria e tale dovrà restare. A ribadirlo è l’Autorità garante per la protezione dei dati personali, oggi presieduta da Pasquale Stanzione, che il 19 ottobre ha presentato alla prima commissione affari costituzionali del Senato una memoria nella quale ripercorre ragioni e riflessioni già espresse in occasione del decreto del 30 aprile che ha stabilito i confini legali del contact tracing

“In gioco vi sono due diritti fondamentali, quali quello alla salute, anche nella sua componente metaindividuale di ‘interesse della collettività’ alla sanità pubblica e quello alla protezione dei dati personali, qualificato come diritto ‘di libertà’”, ricorda il Garante: “Non potendosi configurare gerarchie ‘tiranniche’ tra i diritti fondamentali, anche quelli alla salute e alla protezione dei dati esigono un bilanciamento tale da salvaguardarne il contenuto essenziale”. Questa la base del ragionamento delineato dall’Autorità garante, che indirettamente risponde alle voci circolate negli ultimi giorni secondo cui il Governo avrebbe valutato la possibilità di chiedere ai cittadini di installare Immuni obbligatoriamente per muoversi liberamente.  

Il Garante ricorda come, ad aprile, fosse stato necessario sottolineare l’esigenza che il sistema di contact tracing fosse normato per legge e in modo non ambiguo, in modo tale da “assorbire iniziative degli enti territoriali che allora si annunciavano come potenzialmente disfunzionali”. Così oggi il Garante (Stanzione, che succede al suo predecessore, Antonello Soro) “conferma la posizione allora espressa”: Immuni deve rimanere “realmente volontaria” e dunque nessun cittadino può subire una discriminazione per il solo fatto di non aver installato l’app di tracciamento dei contagi da Covid-19. Altri capisaldi, ricorda l’autorità, sono il tracciamento di prossimità (che esclude la geolocalizzazione) e la pseudonimizzazione dei dati, che rende di fatto anonimo l’utente che sceglie di scaricarla.

Il dossier dei deepfake

Ma l’attenzione dell’Autorità verso il mondo digitale è destinata a diventare sempre più presente e centrale, così come sempre più complessa è la realtà nella quale si muovono i nostri dati. Per questo l’autorità ha iniziato a muoversi sul fronte di Telegram, su cui ha aperto un’istruttoria, dopo aver appreso che alcune pagine hanno preso a condividere immagini deepfake di donne, ovvero dove il corpo di un soggetto viene spogliato digitalmente attraverso una ricostruzione informatica delle sue sembianze intime. 

“Preoccupato per gli effetti prodotti dal software e dalla sua diffusione tra gli utenti del social, il Garante per la protezione dei dati personali – composto da Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia, Guido Scorza – ha deciso di aprire un’istruttoria nei confronti di Telegram, social già oggetto di un’attività di verifica da parte dell’Autorità”, fanno sapere da Piazza Venezia. E aggiungono: “Il Garante chiederà a Telegram di fornire informazioni, al fine di verificare il rispetto delle norme sulla protezione dei dati nella messa a disposizione agli utenti del programma informatico, nonché di accertare l’eventuale conservazione delle immagini manipolate e le finalità di una tale conservazione”.

The post Il Garante della privacy gela l’idea di Conte: Immuni resta volontaria appeared first on Wired.