Quanto può costare alle imprese il coprifuoco?

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(MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

La prima regione a scegliere la strada del coprifuoco per contenere la seconda ondata del coronavirus è stata la Lombardia, ancora una volta la più vessata dal Covid-19 in Italia. Da giovedì 22 ottobre strade chiuse e ingressi blindati in bar, ristoranti ed esercizi commerciali dalle 23 alle 5 del mattino. La speranza di fermare così l’ascesa del coronavirus potrà costare fino a 300 milioni di euro in un mese, con la provincia di Milano che sarà la più vessata dai mancati incassi. 

Secondo l’ufficio studi di Confcommercio Milano solo nella città metropolitana saranno 4mila le attività della ristorazione che dovranno chiudere la notte: ai 2mila tra bar e pub che abbasseranno la claire la misura costerà 31,4 milioni di euro al mese. A questi bisogna aggiungere il rosso da 10,4 milioni stimato per i ristoranti e le pizzerie.

Ma Palazzo Lombardia ha voluto fermare nel weekend anche i centri commerciali e in questo caso scongiurare gli assembramenti costerà complessivamente, calcolano gli stessi analisti, altri 62 milioni di euro. “Il sabato e la domenica – ha spiegato nel dettaglio Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano – la chiusura delle 19 grandi strutture non alimentari della città cuba il 40% del volume d’affari mensile, cioè almeno 13 milioni. Nelle medie strutture di vendita non alimentari, che a Milano sono 760, la perdita sarà di 59 milioni di euro mensili”. 

Il totale supera quindi i 100 milioni di euro e solo per la provincia più grande della Lombardia, quella del capoluogo. Ai mancati incassi di bar, ristoranti e centri commerciali bisognerà sommare anche gli affari saltati dei saloni auto che sono tradizionalmente molto pieni nei weekend d’autunno. Scegliendo di colpire gli esercizi commerciali per grandezza e non per numero di clienti, Regione Lombardia costringerà anche i concessionari a serrare le saracinesche. “La stretta potrebbe dare il colpo di grazia a un settore in grandissima difficoltà, con le immatricolazioni che a settembre hanno segnato il -34%”, ha denunciato Simonpaolo Buongiardino, presidente Federmotorizzazione e Assomobilità: “Il sabato e la domenica sono i giorni in cui si vende il 30%, e a volte al 40%, di tutta la settimana”.

Un coprifuoco nazionale costerebbe 1,3 miliardi

Esteso su tutto il territorio regionale il conto sale quindi a 300 milioni di euro al mese. Ma dopo l’accelerazione della Lombardia, anche Campania e Lazio hanno organizzato un coprifuoco simile per provare ad arginare la seconda ondata del Covid-19. In queste regioni, alle quali si avvicina a passi svelti anche il Piemonte, i divieti scatteranno venerdì 23 ottobre e i timori di bar, ristoranti e grandi negozi sono gli stessi.

La Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe) ha già messo in guardia governo e amministratori sui pericoli di nuove misure restrittive ideate per frenare il coronavirus. Secondo i dati più recenti, se il coprifuoco fino all’alba fosse esteso in tutto il paese si brucerebbero 44 milioni di euro al giorno per 1,3 miliardi di mancati incassi in un mese. 

(Photo by Alessandra Benedetti – Corbis/Getty Images)

Per Fipe-Confcommercio con l’implementazione di misure restrittive “rischia di saltare l’intera gestione delle imprese e viene messa in pericolo la sopravvivenza di almeno 15mila bar serali e 40mila tra ristoranti e pizzerie”.

Gli imprenditori non chiedono misure a strascico, ma “controlli” che possano permettere a chi è in regola di continuare a lavorare anche nel pieno della seconda ondata pandemica. “Chiediamo alla politica scelte più mirate, di sostegno ai settori maggiormente in crisi come quello della ristorazione e dell’intrattenimento, non possiamo lasciare gli imprenditori e i lavoratori da soli di fronte a questo momento drammatico”, hanno scritto in una nota gli imprenditori dell’alimentare, spaventati dall’impennata di nuovi casi. 

In gioco ci sono anche i dipendenti dei bar e dei ristoranti. Già a settembre, ha calcolato Fipi, oltre 400mila dipendenti di bar e ristoranti sono rimasti a casa senza lavorare. Le previsioni per i prossimi mesi vengono definite ancor più negative se si pensa alle misure restrittive adottate da governo e Regioni nell’ultima settimana. Centinaia di migliaia di posti di lavoro rischiano di essere cancellati definitivamente”.

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