Edward Snowden ha ottenuto il permesso di residenza permanente in Russia

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(foto: Anatoly Kucherena via Facebook)

Lo ha annunciato il suo avvocato russo Anatoly Kucherena all’agenzia di stampa statale russa Tass: venerdì 23 ottobre, Edward Snowdenha ricevuto un permesso di soggiorno per un periodo di tempo illimitato per rimanere a vivere in Russia, dove si è rifugiato dal 2013 per sfuggire alla giustizia americana. La domanda di residenza permanente era stata presentata alle autorità russe nell’aprile scorso, ma ha subito dei rallentamenti a causa della pandemia di Covid-19 e delle conseguenti restrizioni nel paese, come riporta Interfax

Snowden è stato in grado di ottenere i diritti di soggiorno permanente anche grazie ai cambiamenti apportati alla legge russa sull’immigrazione nel 2019, ha fatto sapere l’avvocato. Le modifiche dello scorso anno, infatti, hanno reso più facile per gli stranieri ottenere la residenza permanente nel paese. Diversi importanti sostenitori occidentali del presidente russo Vladimir Putin – come l’attore americano Steven Seagal e il collega francese Gérard Depardieu – hanno persino già ricevuto la cittadinanza russa. In un post su Facebook, tuttavia, Kucherena ha sottolineato che Snowden non sta prendendo in considerazione la possibilità di richiedere la cittadinanza russa al momento, dato che spera un giorno di poter rientrare negli Stati Uniti, ma solo se gli verrà garantito un processo equo. Non ci sono stati commenti da parte dello stesso Snowden sulla sua nuova residenza permanente.

La lunga fuga di Snowden

L’ex assistente tecnico della Cia Edward Snowden è fuggito dagli Stati Uniti nel 2013, dopo aver rivelato al mondo i programmi di sorveglianza di massa della National Security Agency (Nsa), braccio di cybersorveglianza del dipartimento della Difesa americano e una delle più potenti agenzie d’intelligence del globo. Mentre collaborava con diverse aziende consulenti della Nsa, infatti, Snowden ha procurato ad alcune testate d’informazione statunitensi un leak di documenti top secret dell’intelligence, dove si parlava di un vasto programma di intercettazioni telefoniche negli Usa e in Unione europea.

Subito dopo essersi rifugiato a Hong Kong, il 21 giugno 2013 il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha accusato Snowden di aver violato l’Espionage Act del 1917 e di furto di proprietà del governo, revocandogli il passaporto statunitense. Per questo, volato alla volta della Federazione Russa nel giro di pochi giorni, Snowden si è ritrovato confinato per più di un mese nel terminal dell’aeroporto di Mosca-Šeremet’evo, fino a che il governo russo non gli ha concesso il diritto di asilo con un visto iniziale di residenza per un anno. Rinnovi ripetuti di questo visto gli hanno permesso di rimanere a vivere a Mosca fino al 2020.

Il celebre whistleblower ha mantenuto un profilo molto basso in Russia, e occasionalmente ha criticato sui social network le politiche molto restrittive del governo russo. “La politica del posto è più travagliata che mai, ma le persone sono fondamentalmente brave persone”, ha sostenuto l’ex assistente tecnico della Cia durante un’intervista a Die Zeit a proposito della Russia. “Come direi di molti altri  paesi, non sono mai le persone di cui ti devi preoccupare, è sempre il governo”. Commentando l’avvelenamento dell’oppositore politico Alexei Navalny lo scorso agosto, inoltre, ha dichiarato: “Ci deve essere un’indagine e chiunque sia coinvolto deve andare in prigione”.

Tuttavia, in Russia Snowden conduce uno stile di vita molto attivo, pur mantenendo segreti la sua posizione specifica e i suoi movimenti: interviene sulle questioni di privacy online sul suo account Twitter, ha pubblicato un libro di memorie nel 2019 e, prima della pandemia, è spesso apparso a conferenze tecnologiche tramite collegamento video. Ha imparato il russo e descrive Mosca come una “bella città”.

Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto ad agosto scorso che avrebbe “dato un’occhiata” al caso della grazia per l’ex contractor dell’intelligence statunitense. A settembre, quindi, Snowden ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Zeit di essere stato incoraggiato dai commenti di Trump, anche se nessun perdono presidenziale sembra imminente. “È una normalizzazione della conversazione in proposito”, ha detto Snowden, riferendosi a questa possibilità. “Realisticamente, penso che siamo ancora in una fase iniziale”.

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