Il governo ha approvato il decreto “ristori” con gli aiuti agli esercenti

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto decreto ristori, ideato per compensare le nuove misure per il contenimento del Covid-19 particolarmente restrittive verso alcune categorie produttive. Dopo le numerose proteste che si sono levate nei giorni scorsi in tutta Italia da parte delle associazioni di categoria contro le ricadute economiche del dpcm del 24 ottobre – che, fra le altre cose, prevede la chiusura anticipata di bar e ristoranti alle ore 18 e la sospensione delle attività di teatri, cinema, palestre, piscine, centri estetici e affini – il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è affrettato a firmare il nuovo provvedimento martedì 27 ottobre. 

Il decreto (qui la bozza, mentre si attende la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) prevede uno stanziamento di 5,4 miliardi di euro in termini di indebitamento netto e 6,2 miliardi in termini di saldo da finanziare, “destinati al ristoro delle attività economiche interessate, direttamente o indirettamente, dalle restrizioni disposte a tutela della salute, nonché al sostegno dei lavoratori in esse impiegati”. I ristori a fondo perduto da oltre 5 miliardi “arriveranno sul conto con un bonfico dell’Agenzia delle entrate: confidiamo che a metà novembre chi ha aderito alla prima edizione potrà riceverlo, subito dopo anche gli altri” ha dichiarato il presidente Conte. Quando gli è stato domandato in conferenza stampa se una piccola patrimoniale fosse allo studio del governo, il premier ha escluso il ricorso a un’ulteriore tassazione: “Stiamo facendo uno sforzo incredibile per non introdurre nuove tasse, già questo è un grande risultato. Vogliamo la pace sociale”.

I punti principali

Le imprese dei settori oggetto delle restrizioni dell’ultimo dpcm riceveranno i nuovi contributi a fondo perduto con la stessa procedura già utilizzata per il decreto rilancio (19 maggio 2020, n. 34). Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti aiuti, mentre per chi aveva già fatto richiesta è prevista appunto l’erogazione automatica sul conto corrente entro il 15 novembre. L’importo del beneficio varierà dal 100% al 400% di quanto previsto in precedenza, a seconda del settore di attività dei beneficiari. Fra questi ultimi, sono incluse anche le imprese con fatturato maggiore di 5 milioni di euro (con un ristoro pari al 10% del calo). 

La cassa integrazione ordinaria, in deroga e di assegno ordinario verrà prorogata per altre 6 settimane, con uno stanziamento di 1 miliardo e 600 milioni di euro complessivi, di cui usufruire tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 per le imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di cassa integrazione e quelle soggette a chiusura o limitazione delle attività economiche a causa della pandemia. È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato, ma la cassa è gratuita per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, per chi ha avviato la propria attività dopo il 1° gennaio 2019 e per le imprese interessate dalle restrizioni.

Ai datori di lavoro (tranne quelli del settore agricolo) che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa dell’emergenza sanitaria viene riconosciuto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un periodo massimo di 4 mesi, fruibili entro il 31 maggio 2021. L’esonero è da determinare in base alla perdita di fatturato. Il credito d’imposta sugli affitti viene esteso ai mesi di ottobre, novembre e dicembre del 2020 ed allargato alle imprese con ricavi superiori ai 5 milioni di euro che abbiano subito un calo del fatturato del 50%. A tutti coloro che ne avevano già diritto e a chi nel mese di settembre ha avuto un valore del reddito familiare inferiore all’importo del beneficio, verranno erogate due mensilità del reddito di emergenza. Inoltre, la seconda rata dell’Imu 2020 relativa agli immobili in cui si svolgono le attività è cancellata per le categorie interessate dalle nuove restrizioni anti-coronavirus.

Oltre ai contibuti economici, agli art. 22 e 23 del decreto sono sancite anche alcune nuove misure per il settore della giustizia. Ad esempio, si introducono disposizioni: per l’utilizzo di collegamenti da remoto per l’espletamento di specifiche attività legate alle indagini preliminari e, in ambito sia civile che penale, alle udienze; per la semplificazione del deposito di atti, documenti e istanze; per permettere al giudice che si trovi in condizioni di quarantena o di isolamento fiduciario a causa del Covid-19 di partecipare alle udienze anche da un luogo diverso dall’ufficio giudiziario.

Le categorie più colpite dalle restrizioni

Il decreto ristori prevede un’indennità di 1.000 euro per tutti i lavoratori autonomi e intermittenti dello spettacolo e la proroga della cassa integrazione e delle indennità speciali per il settore del turismo. In particolare: 400 milioni saranno per agenzie di viaggio e tour operator; 100 milioni per editoria, fiere e congressi; 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale; 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali. Previsto anche un rimborso con voucher per gli spettacoli dal vivo che erano previsti dal 24 ottobre fino a gennaio 2021, saltati per le nuove restrizioni anti-Covid. Una misura che vale anche per “i titoli acquistati dal 1 al 24 ottobre non fruiti” finora e “non fruibili fino al 31 gennaio 2021”.

Viene garantita un’ulteriore indennità a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto quelle previste dai decreti “cura Italia” (17 marzo 2020, n. 18) e “rilancio”, con un importo aumentato da 600 a 800 euro. Inoltre, per sostenere le associazioni e le società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport, finanziato con 50 milioni di euro per il 2020.

Viene istituito un fondo da 100 milioni di euro per sostenere le imprese delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura, attraverso la concessione di contributi a fondo perduto a chi ha avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha subito un calo del fatturato superiore al 25% nel novembre del 2020 rispetto al novembre dell’anno precedente.

Fra le novità, anche un insieme di interventi per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria dell’Italia nei confronti della pandemia, come un finanziamento di 30 milioni di euro per far eseguire a medici di base e pediatri 2 milioni di “tamponi antigenici rapidi e per l’istituzione presso il ministero della Salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

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