Milano ha una nuova casa della cultura digitale: apre Meet

0
49
Questo post è stato pubblicato qui

Una casa della cultura digitale per mettere in relazione idee, progetti e creatività attraverso esperienze fisiche e virtuali, eventi e attività formative, per colmare il digital divide italiano con un approccio culturale prima ancora che tecnologico. È Meet, non per niente, il nome del “Digital culture center” centro internazionale per la cultura digitale fondato da Maria Grazia Mattei con il supporto di Fondazione Cariplo, ente che nel 2018 ha acquistato tramite un bando della Città Metropolitana l’ex Spazio Oberdan in via Vittorio Veneto a Milano, dove aprirà i battenti dal 31 ottobre.

Attraverso talk, workshop e mostre, il centro punta a stimolare la digitalizzazione consapevole, promuovere l’incontro e la connessione fra creativi digitali e imprese, aprire percorsi dedicati all’innovazione in ambito culturale, intercettare le tendenze e promuovere la cultura digitale applicata all’arte, al design, alla scienza e alla formazione.

“Sarà una vera e propria ‘content media factory’, un laboratorio creativo aperto a chi in Italia e nel mondo cerchi una piattaforma capace di progettare e produrre format digital-first e farli ‘rimbalzare’ ovunque – spiega Mattei -. Meet non sarà un ‘fablab’ solo per addetti ai lavori tecnologici: la cultura digitale non è un affare di soli ingegneri, ma sarà uno spazio di incontro connesso, fluido, trasparente e versatile, proprio come le architetture degli ambienti interni mettono in scena”. “Humans Meet Digital è il claim ideato da Paolo Iabichino (Creative Director) e da Alessandro Boscarino (Art Director), già autori due anni fa del naming e dell’identità visiva.

Maria Grazia Mattei, presidente e fondatrice di Meet (foto Daniele Monaco)
Maria Grazia Mattei, presidente e fondatrice di Meet (foto Daniele Monaco)

Il progetto

Meet si sviluppa su 1.500 metri quadri su tre piani, in uno storico palazzo di inizio Novecento, con restyling di Carlo Ratti. Fra gli spazi di interesse, caratterizzati dalla cromatica arancione, ci sono l’auditorium-cinema con 200 posti riconfigurabile per diversi usi (le proiezioni della Cineteca di Milano o le esibizioni musicali), una sala immersiva per installazioni digitali ed eventi, locali per la produzione digitale, mostre ed esibizioni virtuali, un caffè al piano terra con lounge firmato Italo Rota. Gli ambienti si dipartono intorno a una “scala abitata”, vero e proprio “spazio pubblico verticale” arricchito da proiezioni e capace di ospitare conferenze, installazioni e mostre, incoraggiando soprattutto “incontri casuali lungo il percorso dell’edificio”.

La "scala abitabile" di Meet (foto Michele Nastasi)
La “scala abitabile” di Meet (foto Michele Nastasi – ufficio stampa Meet)

“Qual è il ruolo dello spazio fisico nel mondo digitale? Oggi continuiamo a vivere e lavorare in un regime di isolamento indotto dalla pandemia, in cui quasi ogni compito o azione si svolge online – osserva Carlo Ratti, professore di Tecnologie urbane al Mit di Boston -. Diventa allora essenziale usare l’architettura per produrre occasioni di serendipità, ovvero per stimolare connessioni inaspettate tra gli individui, che di rado accadono sul web. Un modo è superare le distinzioni tra varie funzioni spaziali: quando ogni spazio può servire a più scopi, invita all’incontro tra persone diverse, agevolando la generazione e la circolazione di nuove idee”.

Spazi che pulsano delle installazioni visuali realizzate dal media artist e regista turco Refik Anadol e che culminano nell’opera Renaissance dreams, pensata appositamente per Meet. Basata su un database di migliaia di immagini open-source del Rinascimento, è animata da algoritmi che ne cambiano forme, colori e suoni, in una passeggiata ipnotica nella storia dell’arte italiana a 270 gradi su tre pareti, grazie a 15 proiettori all’interno della sala immersiva, che può ospitare conferenze, mostre e workshop (visitabile gratis fino al 10 gennaio, prenotazione sul sito).

La sala immersiva di Meet, sullo sfondo l'opera digitale di Refik Anadol (foto Daniele Monaco)
La sala immersiva di Meet, sullo sfondo l’opera digitale di Refik Anadol (foto Daniele Monaco)

Visione internazionale

L’iniziativa vanta tra i partner Intesa Sanpaolo, Artemide, Mediatrade e George Brown College di Toronto. “Ora più che mai, Meet è un presidio del digitale per superare l’isolamento e connettere Milano e l’Italia con il mondo – spiega Mattei -. L’idea di uno spazio di incontro su questi temi è nata sette anni fa, con Fondazione Cariplo. Dal Canada alla Corea passando per l’Europa, un punto di riferimento per la cultura digitale in Italia era molto atteso: Meet avrà questo ruolo, con programmi dedicati a target di pubblico diversi e forte di relazioni e credibilità costruite in 15 anni di eventi con Meet the media Guru. Zygmunt Bauman, Edgar Morin, Lawrence Lessig e Manuel Castells sono solo alcuni nomi che hanno arricchito i panel del format ideato nel 2005 dalla giornalista e critica d’arte.

Ed è proprio una performance ad aprire il calendario di eventi, il 28, 29 e 30 ottobre (in diretta streaming alle 20.30): Dance the distance, sperimentazione coreografica in realtà virtuale e aumentata con danzatori distribuiti online e pubblico da remoto, firmata dalla compagnia Ariella Vidach – Aiep e ideata durante il lockdown per identificare nuove forme di contatto tra persone. Avrebbe dovuto tenersi in auditorium, ma per effetto dell’ultimo Dpcm governativo, il simposio “Industries meet creativity” si terrà interamente nella forma di think tank virtuale (il 29 e 30 ottobre, dalle 9.30 sul sito di Meet). Organizzato con il supporto della Commissione europea e dell’iniziativa S+T+ARTS | Science, technology & the Arts, avrà come ospiti l’artista e designer Daan Roosegaarde, la fashion tech designer Anouk Wipprecht e Hideaki Ogawa, co-direttore e di Ars Electronica Future Lab.

Meet aprirà al pubblico sabato pomeriggio e resterà accessibile dal lunedì al venerdì (15-19). Per poter entrare è necessario iscriversi compilando un modulo online scegliendo data e orario della visita.

Meet si trova nell'ex spazio Oberdan di Milano (foto Daniele Monaco)
Meet si trova nell’ex spazio Oberdan di Milano (foto Daniele Monaco)

The post Milano ha una nuova casa della cultura digitale: apre Meet appeared first on Wired.