Ecco gli Stati Uniti distopici di Giuseppe Camuncoli, disegnati per Undiscovered Country

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Una serie pazzesca, con un concept in apparenza molto semplice alla base, ma con una trama visionaria e avventurosa, che mixa sense of wonder, approfondimento psicologico, orrore, fantascienza e sociologia in maniera assolutamente spettacolare“. Così Undiscovered Country ci viene raccontata da Giuseppe Cammo Camuncoli, co-creatore e disegnatore della serie dell’etichetta Skybound di Image Comics, il cui primo volume è in pubblicazione in Italia con Saldapress dal 12 novembre (177 pagine, 19,90 euro). La trama, delineata da altre due superstar come Charles Soule e Scott Snyder,  è almeno all’inizio molto lineare: in un futuro prossimo, gli Stati Uniti scompaiono per trent’anni dalla scena mondiale, chiudendosi dietro a un enorme muro. Per recuperare una cura a un virus che sta uccidendo il resto del mondo, però, una spedizione viene invitata al loro interno. E ovviamente deve affrontare decenni di straordinari cambiamenti.

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La copertina del primo volume di Undiscovered Country per Saldapress (disegni: Giuseppe Camuncoli)

Proprio di Undiscovered Country Cammo ha parlato a Lucca Changes 2020, in un incontro dedicato agli europei che hanno conquistato gli Stati Uniti. Camuncoli è infatti uno dei disegnatori italiani più apprezzati Oltreoceano, avendo prestato negli ultimi anni le sue matite a moltissime serie di editori come Marvel (Amazing Spider-Man, Darth Vader), Dc (All-Star Batman, Batman: Europa) e Image Comics (Green Valley). Con l’occasione della versione completamente digitale di Lucca Changes abbiamo fatto due chiacchiere con Giuseppe Camuncoli.

Con Undiscovered Country ti trovi, da italiano, a rappresentare un simbolo come gli Stati Uniti. Non è strano?

“In realtà mi sento molto fortunato, onestamente, perché mi permette di disegnare tavole e scene strabilianti. E soprattutto perché, da straniero, mi offre la possibilità di raccontare un paese a cui devo tanto attraverso la mia ottica e sensibilità di europeo, ma anche di italiano. Scott e Charles mi hanno rivelato, alla Nycc del 2019, che non avrebbero mai voluto un americano ai disegni, sia per evitare di dare per scontate certe cose e magari di cadere nei cliché, sia appunto per aggiungere alla serie un punto di vista più neutrale e obiettivo sul loro Paese”.

Il legame con l’attualità degli Stati Uniti, tra isolazionismo, paure, pandemie e muri, è molto forte. Il tuo approccio è cambiato rispetto ad altri fumetti su cui hai lavorato, come Spider-Man, Batman o Darth Vader?

“No, o perlomeno non per questo motivo. Uc è stata in gestazione per diversi anni prima che gli sceneggiatori trovassero la quadra, la confezionassero, e me la proponessero. E io ho iniziato a disegnarla ben prima che tutto questo accadesse, per cui che in qualche modo sia stata profetica su tanti fronti è stata davvero una coincidenza.

“Questo lavoro l’ho affrontato in maniera leggermente diversa dai normali work for hire semplicemente perché sono co-creatore e ho libertà quasi assoluta in termini di concept art, character design e world building. Casomai adesso un pochino siamo un po’ più condizionati da quello che sta accadendo attorno, soprattutto a livello di storia. Ma praticamente quasi tutto quello che troverete nel primo volume italiano è stato scritto e disegnato prima dei grandi sconvolgimenti di questo 2020″.

E, come dici, in Uc va a ruota libera, con follie davvero incredibili da un punto di vista visivo. Quanto ti impegna il lavoro di character design e ambientazione? Come procedi?

Uc è un fumetto che va a braccetto con la follia fin dalle primissime pagine, e questo è fantastico. Il processo creativo è stato più concentrato all’inizio sulla definizione dei personaggi principali, poi a dire il vero quasi tutto quello che riguarda le ambientazioni viene quasi di getto.

“Mi spiego meglio: faccio ovviamente degli studi e li sottopongo ai miei partner, ma di solito non ci metto mai tanto tempo e non vado mai tanto in profondità o nel dettaglio. Preferisco definire un’idea, un’estetica riguardo alla parte di America che stiamo raccontando in uno story-arc, e poi scendere nei particolari direttamente sulla pagina a fumetti.

“Trovo questo processo molto fertile e stimolante: costruire man mano un mondo, a volte inserendo in maniera istintiva alcuni elementi in una vignetta, mi permette di verificare immediatamente se qualcosa funziona oppure no. Sicuramente tutto questo mi è permesso dalla storia, che è ambientata in un’America del futuro in cui ogni zona è diventata il meglio e il peggio di quanto non sia già adesso, e mi permette davvero di sbizzarrirmi senza freni”.

Ai testi c’è una coppia affiatata, con cui hai già lavorato singolarmente, Charles Soule e Scott Snyder: in che modo ti inserisci nel processo produttivo? Hai lavorato con l’uno e con l’altro separatamente: ora cosa cambia?

“Con Charles abbiamo fatto 25 numeri stupendi di Darth Vader per Marvel, mentre con Scott si è data alle stampe una storia pazzesca di All-Star Batman. Sono entrambi due sceneggiatori di gran razza, con due approcci al fumetto totalizzanti e appassionanti, e con cui è davvero facile, piacevole e stimolante collaborare.

“Non ho partecipato alla scrittura e al concepimento dell’opera, però ovviamente ora che ho portato in vita visivamente questo mondo, collaboro e contribuisco molto di più anche a livello di trama e di idee.

“A livello di scrittura, non cambia tantissimo dall’uno all’altro, anche perché sono molto versatili entrambi. Charles è forse più preciso e controllato, quasi ineluttabile, ma capace di sorprenderti inaspettatamente come pochi. Scott invece è come se avesse sempre il piede sull’acceleratore, una furia creativa quasi incontrollabile e contagiosa. Eppure su Uc i loro stili si amalgamano moltissimo, anche perché poi controllano e rivedono insieme quello che fanno. Vi sorprenderà infatti, perché a me ha sorpreso, sapere che scrivono un numero a testa”.

Come dicevi, da veterano del fumetto Usa hai lavorato molto con Dc e Marvel, oltre che ovviamente con la Skybound di Kirkman in Image Comics. C’è una differenza di approccio in Image?

(disegni: Giuseppe Camuncoli / Image Comics)

“In Image ogni team creativo è in autogestione totale, il che significa poter decidere qualsiasi aspetto riguardante il proprio lavoro, e il proprio prodotto: dal tipo di carta al merchandising, dalle date di uscita agli autori da chiamare per le variant cover. Da un lato è ovviamente entusiasmante e inebriante avere questa libertà, e dall’altro però è altrettanto vero che ci si deve occupare di tutto mentre nelle Big Two ci si può permettere di dedicarsi solamente al disegno. Detto questo, Image è comunque grandiosa perché supporta il lavoro dei suoi creatori ad ogni livello, dalla stampa alla vendita dei diritti esteri, facilitando ogni step in maniera decisiva.

“Sono due approcci e due mondi diversi, quelli del creator-owned e del work-for-hire, ma consiglio comunque di provarli entrambi perché entrambi hanno dei punti di forza specifici. Per esempio, personalmente, non credo che sarei arrivato al livello di notorietà che ho raggiunto negli anni se prima non avessi fatto la mia gavetta con Marvel e DC, case editrici che mi hanno portato alla ribalta e con le quali vorrei comunque sempre continuare a collaborare in qualche modo”.

Soule e Snyder hanno parlato di una trasposizione cinematografica di Uc. Sei coinvolto in qualche modo? Hai buone nuove?

“Sì, i diritti cinematografici di Uc sono stati venduti addirittura prima che il fumetto uscisse negli States, alla New Republic Pictures, uno studio hollywoodiano molto prestigioso che conta tra le sue produzioni film del calibro di The Black Swan e 1917. Già tutto questo è piuttosto incredibile, così come il fatto che io sarò Executive Producer del film che sarà tratto da Uc, e che sarà giocoforza un adattamento del fumetto.

“Attualmente, data la situazione, ci sono stati dei rallentamenti ma dovremmo essere ormai in dirittura d’arrivo con la sceneggiatura, che ovviamente andrà letta e approvata prima di poter procedere”.

(disegni: Giuseppe Camuncoli / Image Comics)

Visto che hai parlato di mercato del fumetto, com’è cambiato il panorama per gli aspiranti fumettisti negli ultimi anni? Sembra esserci più spazio per nuove leve italiane negli Usa…

“Decisamente. Rispetto al periodo in cui ci siamo approcciati noi al mercato americano, sul finire degli anni Novanta, c’erano pochissimi autori che come me tentavano quella strada. Poi, forse, noi della prima ondata della fantomatica Italian Invasion (anche se i veri apripista furono Castellini, Rinaldi e Bastianoni, a mostrare la via a noi pischelli), abbiamo dimostrato alle case editrici americane che in Italia c’era un’intera generazione di autori pronti a lavorare in maniera solida e continuativa. A quel punto c’è stato un interessamento diretto da parte delle case editrici, che ha iniziato a inviare i propri talent scout alle fiere in Italia, alla ricerca dei nuovi talenti. Oggigiorno poi, non c’è nemmeno più bisogno di muoversi fisicamente perché piattaforme come Artstation, Tumblr e Instagram permettono agli editor e agli scrittori di interagire direttamente con il disegnatore, anche sconosciuto, individuato in rete. Dopodiché, basta conoscere un po’ la lingua e il gioco è fatto.

“Io poi, proprio alla Scuola Comics di Reggio Emilia, seguo i ragazzi del Terzo Anno per un intero trimestre nella progettazione e nella costruzione di un portfolio apposito per il mercato americano, per cui che sia Marvel, DC o creator-owned, la scelta spetta al singolo studente. E come me, tanti altri autori della mia generazione che conoscono molto bene il mercato americano, fanno lo stesso nelle Scuole in cui insegnano. Per cui credo proprio che anche la formazione, se fatta bene e con docenti che conoscono bene il settore proprio perché ci lavorano e ci si interfacciano quotidianamente, contribuisce parecchio alla crescita degli Invasori italiani del domani.

“Personalmente è una soddisfazione enorme vedere i propri allievi crescere e trovare anch’essi il proprio spazio nel mercato a stelle e strisce”.

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In conclusione, hai altri progetti italiani o Usa in cantiere?

“Aldilà delle occasionali copertine che mi diverto sempre a fare per Marvel e Dc, sto lavorando contemporaneamente a una miniserie illustrata per Dc Comics, The Other History of the Dc Universe, che è stata scritta dallo sceneggiatore John Ridley, che ha vinto il premio Oscar per il film 12 Anni Schiavo. Si tratta di un racconto in prosa, sulla falsariga dell’originale The History of the Dc Universe di Marv Wolfman e George Pérez, che racconta i percorsi di cinque personaggi minori, e appartenenti a minoranze etniche, dell’Universo Dc, sullo sfondo di quanto è accaduto nel mondo reale e in particolare in America dagli anni ’70 a oggi.

“Un progetto davvero bellissimo e stimolante, in uscita a novembre negli States, e che riesco a portare avanti in parallelo a Uc perché su entrambi i titoli mi occupo solo dei layouts, e ho due collaboratori eccezionali che realizzano il disegno finito. Si tratta di Andrea Cucchi per The Other History e di Leonardo Marcello Grassi per Undiscovered: entrambi disegnatori dalla mano felicissima, ed entrambi miei ex allievi alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. È davvero un piacere poter lavorare al loro fianco, e ritrovarseli come colleghi”.

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