Trump e i meccanismi psicologici di chi non accetta la sconfitta

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L’atteggiamento di Donald Trump è certamente curioso: non accettare la sconfitta e ricorrere alle battaglie legali lo ha messo in una condizione tale da trovarsi assediato, pare che siano tutti contro di lui. Persino alcuni giornalisti lo hanno censurato interrompendolo in diretta tv. Tutto ciò, tuttavia, non è nuovo. La campagna elettorale che lo portò a diventare Presidente degli Stati Uniti nel gennaio 2017 è stata caratterizzata da una condotta simile: “Trump contro tutti”. In effetti, durante quei mesi di campagna elettorale fu capace di contrariare numerosi avversari e minoranze, rendendo il suo “tone of voice” indistinguibile.
L’apparire contro tutti può suscitare dei meccanismi che Trump conosce bene, non a caso una buona parte della sua base elettorale è cospirazionista. Come mai ce l’hanno tutti con lui, poverino? Cosa ci tengono nascosto? Di fatto anche la teoria del complotto è uno strumento di propaganda e continuare ad urlare al complotto e un modo per mantenere una certa presa e visibilità sul grande pubblico.

Non è solo una questione politica, ma di identità personale: Trump è l’uomo che ha fatto di sé una sorta di super uomo portatore di una missione: Make America Great Again, missione – per ora – quantomeno sospesa.
La frustrazione che deriva dal perdere, da un punto di vista psicologico, è un’emozione utile: ci insegna a riflettere su cosa abbiamo sbagliato, ci ricorda che qualcosa non è andato come volevamo e ci spinge ad agire meglio la prossima volta. Tollerare la frustrazione e imparare da essa, ci permette di imparare dai propri errori e vivere in modo più sereno.
Quando però non riusciamo a gestire la frustrazione, si entra in una dinamica di non-accettazione, quasi di incredulità o de-realizzazione, ci riempiamo di dubbi al limite della paranoia e pur di non accettare la realtà cerchiamo risposte deresponsabilizzanti che in qualche modo appaiono essere più gestibili dalla nostra mente. In fondo, non è tanto diversa la questione Covid-19: è più facile pensare che ci sia un complotto mondiale, sicuramente è meno frustrante che pensare, semplicemente, che l’uomo è vulnerabile per sua natura e lo è sempre stato.

Accettare un limite per la nostra mente è sempre molto difficile: vivere un amore non corrisposto, perdere un lavoro, o comunque trovarsi in situazioni fuori dal nostro controllo, può generare profondi stati di frustrazione. Possiamo solo immaginare l’entità di tale frustrazione se siamo persone abituate al controllo e Trump, nel ruolo che ricopriva, di controllo e potere ne aveva decisamente.
Ecco allora che sarebbe auspicabile dare qualche consiglio a Trump, che potrebbe far bene anche a tutti noi, quando andiamo in frustrazione e facciamo fatica ad accettare di perdere (in amore, sul lavoro, in politica..)

Calmati: la frustrazione tende spesso a portarci in uno stato di rabbia e risentimento che annebbia la nostra razionalità. Molto più facile ragionare a mente fredda. Rilassati, cerca di prenderti uno spazio e un tempo per te stesso, basterà anche una mezz’ora al giorno e inizierai a vedere le cose con maggiore lucidità e razionalità.

Perdonati: accetta che la vita è fatta di alti e bassi, che non è tutto sotto il tuo controllo, che puoi anche sbagliare. Gli sbagli servono: ti aiuteranno e a imparare ed essere più attento in futuro. Non prendertela con te stesso, e nemmeno con il mondo: rabbia e rimorso non ti aiuteranno a stare meglio.

Scegli nuovi obiettivi: guarda avanti, rimuginare sul passato non serve a nulla. Concentrati su nuovi obiettivi e inizia ad impegnarti in azioni concrete per avvicinarti al loro raggiungimento.

Infine, per dovere di cronaca, è da considerare che anche nelle precedenti elezioni si è subito gridato al complotto, in quel caso, in relazione a possibili influenze russe nelle elezioni Usa. A prescindere dalla fondatezza o meno delle accuse, Trump non è certo il primo che ha sollevato la questione dell’attendibilità del voto popolare americano.

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