Arcuri: “Nessuna vera pressione sulle terapie intensive”

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Uno degli indicatori dell’andamento della pandemia di COVID-19 è sicuramente l’ospedalizzazione dei pazienti positivi al nuovo coronavirus che, nei casi più gravi, necessitano del supporto in terapia intensiva. Questo, per quanto riguarda l’Italia, ha rappresentato un enorme problema durante la prima ondata della pandemia, ma i mesi trascorsi da marzo ad oggi sono serviti per potenziare quella che era una evidente carenza e oggi i posti letto nelle terapie intensive del Paese sono stati più che raddoppiati.

Ad oggi, infatti, rispetto ai 5mila posti in terapia intensiva pre-COVID, siamo arrivati a circa 10mila posti, che nel corso delle prossime settimane saliranno ad 11.300. I dati che vengono diffusi ogni giorno dal Ministero della Salute certificano che a ieri, domenica 15 novembre, erano 3.422 i posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti COVID-19, sopra la soglia critica fissata dal Ministero, ma ben lontano dalla pressione registrata nei primi mesi della pandemia.

A confermare che, almeno sul fronte delle terapie intensive, la situazione in Italia è sotto controllo non sono soltanto i numeri, ma è stato questa mattina anche Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19.

Terapie intensive, la situazione è sotto controllo

Arcuri, intervenuto oggi alla conferenza “Finanza e sistema Paese un anno dopo“, ha voluto tranquillizzare tutti:

In Germania a marzo c’erano 30 mila posti di terapia intensiva, sei volte di più che in Italia, dove erano 5 mila; al picco abbiamo avuto nel nostro Paese circa 7 mila pazienti in rianimazione, duemila di più della totale capienza dei reparti. Oggi abbiamo circa 10 mila posti di terapia intensiva e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese. Attualmente ci sono circa 3.300 ricoverati in terapia intensiva, quindi la pressione su questi reparti non c’è.

Nel momento del picco, la scorsa primavera, “abbiamo avuto nel nostro Paese circa 7 mila pazienti in rianimazione, duemila di più della totale capienza dei reparti”. Oggi la situazione è ben diversa e se i primi segnali di calo nella curva dei contagi saranno confermati, la situazione resterà sotto controllo:

Negli ultimi 10 giorni i miei uffici hanno distribuito il 10% delle attrezzature per la terapia intensiva pari a quelle che sono state distribuite negli ultimi 60 anni.

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