Il cloud europeo decolla: 159 aziende si alleano in Gaia-X

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Il cloud (Getty Images)
Il cloud (Getty Images)

Il problema non è solo chi incasserà la fetta maggiore degli 829 miliardi di euro che ci si aspetta che l’economia dei dati dell’Europa sforni entro il 2025. Ma anche chi gestirà quelle informazioni, che vantaggi ne ricaverà, che regole imporrà ai suoi clienti. E il “chi” è una domanda retorica. I nomi dei signori del cloud si conoscono. Amazon web services è la vera macchina per soldi del colosso dell’ecommerce. Microsoft ha conosciuto una seconda giovinezza con Azure. Google ha chiuso l’ultimo trimestre con una crescita dei ricavi più veloce dei concorrenti. Mentre il gigante cinese dello shopping online Alibaba sui suoi server ospita il 59% delle aziende quotate del Dragone. L’Europa oggi è fuori dalla top ten degli operatori cloud mondiali: la tedesca Sap viaggia dietro multinazionali come Ibm, Dell, Oracle e Salesforce.

Ora il Vecchio continente vuole invertire la rotta. La chiave si chiama Gaia-X, il progetto di un cloud europeo avviato da Francia e Germania. Non una piattaforma alternativa, ma un sistema di regole e standard comuni per gestire i dati, farli circolare ed estrarne valore. L’idea è che, in assenza di un campione locale con cui gareggiare, l’Europa possa dettare a quelli altrui le condizioni per sedersi al tavolo. Un meccanismo simile a quello del regolamento generale per la protezione dei dati in ambito privacy, che non avrà però forma di legge, ma di un’alleanza commerciale. Al lancio ufficiale, come spiega l’amministratore designato, Hubert Tardieu, Gaia-X arriva con 159 aziende a bordo dell’associazione che coordinerà l’iniziativa. E l’Italia è al terzo posto con 29 imprese aderenti, dietro i due fondatori, Germania (49) e Francia (33).

L’Italia dentro Gaia-X

Wired ha già anticipato qualche settimana fa un primo drappello di aderenti italiani: Leonardo, Enel, Aruba, Retelit, Confindustria digitale, Cy4Gate. Si va dalla difesa all’energia, dai data center alla fibra alla sicurezza informatica. Ora il quadro è completo, come si evince dalla lista dei componenti della prima ora (1 day member) sul sito di Gaia-X. Del progetto risultano fare parte anche società di telecomunicazioni, come Tim (che ha già firmato un accordo con la francese Atos, tra i fondatori), Irideos, Fastnet e il consorzio piemontese TopIx per lo sviluppo della rete.

Ci sono gruppi della filiera informatica, del digitale e dell’innovazione come Bit4Id, Eustema, Linup, Eurolink, Real Comma, Siav, Soft Strategy Bit, Netalia, Engineering, Dedagroup, Almaviva, Reply, Var Group, Confindustria servizi tecnologici e l’associazione di settore Assosoftware. E ancora: il polo pubblico del digitale Sogei; il più importante gruppo bancario del Belpaese, Intesa Sanpaolo; Poste Italiane; Cefriel, centro di innovazione partecipato da università e aziende.

Il patto con i colossi del settore

Dal lancio a giugno Gaia-X ha allargato la sua base di sostenitori dai 22 fondatori, tra cui la compagnia telefonica Deutsche Telekom, i giganti della manifattura Siemens e Bosch, la francese Ovhcloud. L’obiettivo è scrivere regole comuni per l’economia dei dati, creare infrastrutture interoperabili per aumentare lo scambio di informazioni e creare un mercato più equo tra grandi e piccole imprese (come vuole l’Europa).

Ma perché funzioni, la ricetta di Parigi e Berlino passa dalla cruna dell’ago di un accordo con i signori del cloud. Che si sono iscritti tutti a Gaia-X. Amazon, Microsoft, Google, Alibaba sono della partita. Tra gli aderenti si contano cinque passaporti degli Stati Uniti, tra cui quello di Palantir, la discussa società statunitense di data mining che fornisce montagne di dati a Cia, Fbi e Difesa; uno cinese e uno di Singapore. È rappresentata anche la gara per affermarsi nel 5G, con la presenza di Huawei ed Ericsson.

È chiaro a tutti che a determinare il successo di Gaia-X saranno le intese che l’esercito di aziende europee, dai trasporti alla finanza, riuscirà a strappare al ristretto club del cloud. I diritti già sono tutelati dallo scudo del Gdpr. Ora si tratta di evitare lock-in tecnologici, ottenere trasparenza sull’uso delle informazioni raccolte, far comunicare le infrastrutture e le industrie, scrivere standard tecnici, come apprende Wired da fonti vicine al ministero dell’Innovazione, che ha seguito la partita di Gaia-X da vicino.

Il programma punta alla portabilità dei dati, all’interoperabilità delle informazioni, a una piattaforma federata dove scambiare ed elaborare i dati. Ogni partecipante avrà un identificativo univoco che consentirà di tracciare la circolazione delle informazioni.

La risposta del mercato

L’Europa ha bisogno di un terreno di gioco nel settore dei dati. Bene la libera circolazione delle informazioni, ma dobbiamo andare oltre”, afferma Alban Schmutz, vicepresidente per lo sviluppo strategico e gli affari pubblici di Ovh cloud. Per Boris Otto, direttore esecutivo del Fraunhofer Institute for software and systems, “garantire maggiore trasparenza dopo aver condiviso i dati può rendere le aziende più favorevoli a distribuirli”. Secondo Orazio Viele, direttore generale tecnica, ricerca e innovazione di Engineering, “è importante che gli Stati membri sposino la crucialità della definizione di standard comuni che migliorino l’interoperabilità dei dati e delle soluzioni, promuovendo il consolidamento e l’ampia adozione di Gaia-X. Questo è il modo per garantire la parità di accesso alle opportunità offerte dai nuovi ecosistemi digitali”.

L’emergenza coronavirus ha messo a nudo i rischi connessi ai ritardi della digitalizzazione. In Italia, dati dell’associazione di settore Anitec-Assinform alla mano, l’industria informatica chiuderà l’anno con un calo di non più del 2% rispetto all’anno scorso, a 70,5 miliardi di euro. E proprio il cloud, che cresce a doppia cifra (+16%), dovrebbe consentere al comparto ict di tenere (-0,1%).

Una scelta politica

Thomas Jarzombek, commissario per l’industria digitale e le startup del ministero federale tedesco per gli Affari economici, precisa che, oltre ai componenti di Gaia-X, “300 aziende sono coinvolte nei lavori, anche da Giappone e Corea del sud”. Ora, aggiunge, “l’importante è che gli investimenti siano rapidi”. La Germania lancerà presto le prime applicazioni di Gaia-X e la federazione dei servizi, affinché già nel 2021 i primi casi pratici prendano corpo. Berlino sta discutendo un investimento di 200 milioni. Il programma avrà anche degli hub nazionale per promuovere il cloud europeo e raccogliere progetti da portare a bordo. Anche in Italia, come apprende Wired da fonti vicine al ministero dell’Innovazione.

Bruno Le Maire, ministro francese per l’Economia e la finanza, spiega che la Francia lancerà una “piattaforma per Gaia-X”. Mentre il commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, ricorda che “cloud e digitale sono vitali per la sovranità europea” e che “questa alleanza è fondamentale per le sviluppare le nostre ambizioni”.

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