Ecco la tabella di marcia con cui il cloud europeo diventa realtà

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Data center di Facebook in Svezia (foto: JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

C’è una tabella ben scandita fino a settembre 2021 per far decollare Gaia-X, il progetto di un cloud europeo avviato da Francia e Germania. Dal lancio dei primi sei hub nazionali, tra cui quello dell’Italia, paese nel gruppo di testa degli aderenti a Gaia-X, programmato per dicembre, all’apertura delle nuove candidature per aderire al programma prevista per gennaio del prossimo anno, fino all’assemblea generale dei componenti che eleggerà l’esecutivo al timone di Gaia-X a giugno.

A dettare i tempi del programma sono stati i promotori della federazione per un cloud su un modello europeo, trasparente, interoperabile e attento alla gestione dei dati, durante la seconda giornata del vertice di lancio di Gaia-X. Il progetto vede a bordo 180 aziende al termine dei due giorni, 49 dalla sola Germania, una partecipazione di grandi gruppi industriali esteri del cloud, come Amazon, Google, Microsoft, Alibaba, Oracle, operatori di telecomunicazioni come Ericsson e Huawei, e poi un esercito di aziende del vecchio continente che vogliono sedersi al tavolo con i big del settore e reclamare il loro valore sui dati che producono.

Il percorso di costruzione di Gaia-X corre su tre assi: quello della governance, quello delle procedure tecniche e quello degli standard tecnologici. I tre binari correranno in parallelo.

Il ruolo dell’Italia

L’Italia ha portato a bordo di Gaia-X il maggior numero di aziende, dopo i fondatori Francia e Germania. Del drappello fanno parte, tra gli altri, Banca Intesa, Poste, Tim, Aruba, Enel, Leonardo, Almaviva, Netalia, Engineering, Dedagroup, Retelit e Irideos, l’istituto Cefriel e Sogei. 

Oggi il mercato del cloud pubblico è largamente dominato da aziende asiatiche e statunitensi con una conseguente e crescente preoccupazione da parte dei Governi e dell’industria europea nell’utilizzo di servizi cloud forniti da aziende extra-europee. Dobbiamo costruire un’infrastruttura europea di cloud e di dati per potenziare l’indipendenza dell’Europa nell’economia dei dati. Il quasi esclusivo dominio di fornitori extraeuropei nel mercato del cloud potrebbe infatti avere ripercussioni negative per la sicurezza e per il rispetto dei diritti dei cittadini“, ha commentato il ministro per l’Innovazione, Paola Pisano, prendendo parte al summit.

Come in molti altri Paesi europei e nell’Unione nel suo insieme, due aspetti caratterizzano il cloud in Italia: una bassa adozione – basti pensare che soltanto il 15% delle nostre imprese utilizza servizi cloud – e una forte dipendenza da imprese extraeuropee, le quali forniscono il 60% dei servizi cloud utilizzati in Italia“, ha detto Pisano. E ha aggiunto che è “fondamentale dar seguito a queste nostre ambizioni strategiche anche a livello operativo. Il Governo Italiano intende impegnare una parte significativa delle risorse previste dal Fondo Next Generation Eu per accelerare l’adozione del cloud nel settore pubblico promuovendo un approccio cloud first“. Pisano ha confermato che l’Italia avrà un suo hub nazionale per promuovere Gaia-X, che sarà operativo dal prossimo anno e a cui sta lavorando Confindustria. Dal 2021 si riaprono anche le candidature per aderire al progetto.

 

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