Marvel 616 celebra la meraviglia umanissima dei fumetti (nonostante i difetti)

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Nel mondo dello streaming sempre più competitivo è eclatante il caso di Disney+, lanciato in pompa magna ormai un anno fa grazie all’imponente catalogo di marchi come Disney (appunto), Pixar, Star Wars e così via. A ben vedere però, a parte l’enorme successo di The Mandalorian, finora sulla piattaforma sono arrivati ben pochi prodotti originali di fiction (complice anche la pandemia, che ha ritardato titoli come Falcon and Winter Soldier e Wandavision). Facendo di necessità virtù, nel frattempo sono arrivate a rimpolpare le file diverse docuserie, soprattutto quelle che hanno portato dietro le quinte di successi appunto come Mandalorian, Frozen ecc. Fra queste un posto sicuramente speciale occupa Marvel’s 616, disponibile dal 20 novembre, e dedicata a storie poco conosciute o laterali del grande universo dei fumetti costruito da Stan Lee, che aleggia in ognuno degli otto episodi come un nume tutelare e intoccabile.

Per chi non lo sapesse il titolo deriva da Terra-616, ovvero il pianeta in cui viviamo e che si trova in una delle tante dimensioni parallele numerate in modo progressivo. E proprio sulla nostra Terra accadono delle cose bizzarre e stupefacenti, che dai fumetti aprono mondi ancora paralleli che ci parlando di produzioni televisive, di immaginari che si plasmano, di gioventù che si salvano. Marvel 616 cerca di approcciare questo monolite narrativo nei suoi angoli meno conosciuti e con punti di vista il più possibile diversi fra loro. Non tutte le idee funzionano però allo stesso modo e alcuni episodi sembrano rivolti a fan ultraortodossi che fanno di Marvel una fede incrollabile. Altri, invece, scavano sì nelle perle più rare della Casa delle meraviglie ma riescono a trasportare in storie che hanno un appeal più ampio, quasi universale.

Difficile rimanere impassibili di fronte alla folle vicenda raccontata nel primo episodio, Spider-Man giapponese, che dice tutto già nel titolo: alla fine degli anni Settanta Marvel tentò la conquista del Giappone, mercato peculiare e letteralmente insulare, importando l’Uomo ragno tramite una serie tv che pochissimo aveva a che fare con la controparte americana (il protagonista aveva poteri di origini aliene, cavalcava una sfinge robot e combatteva dei robottoni…) e che infatti non fu mai proposta negli Stati Uniti se non nel 2009. Non solo quel progetto così eterodosso per i canoni Marvel fu un successo in terra nipponica, ma spinse anche una serie di rivoluzioni culturali e televisive che portarono in qualche modo a importare in Occidente i robottoni stessi o prodotti in stile Power Rangers, nonché l’ossessione di fare show per bambini che siano in realtà lunghissimi spot per giocattoli.

marvel 616

Di tutt’altro genere è Più in alto, più lontano, più veloce, che prende il titolo dal motto di Capitan Marvel: Higher, Farther, Faster. Appunto all’universo femminile è dedicato questo secondo episodio diretto da Gillian Jacobs, attrice nota soprattutto per i suoi ruoli in Community e Love. L’intento è quello di raccontare non solo come i personaggi femminili siano stati per lungo tempo subalterni e superficiali nei fumetti sino alla rinnovata centralità degli ultimi anni, ma anche come nella stessa Marvel creatrici, autrici e disegnatrici abbiamo avuto ruoli di rilievo fin da tempi non sospetti, nonostante l’evidente maschilismo del settore. L’episodio è forse quello con più potenzialità ma anche in fondo il meno riuscito, volendo forse tenere assieme troppi temi e dilungandosi in sequenze ripetitive che, invece di aggiungere, sfiniscono.

Il sospetto è quello che si voglia talvolta calcare troppo l’acceleratore sull’agiografia Marvel, celebrandola in tutto e per tutto come tempio della creatività, dell’inclusione e dell’innovazione (come in parte realmente è). Funziona però decisamente meglio una puntata come Oggetti smarriti, in cui il comico Paul Scheer, nel tentativo farlocco di proporre un pitch per una serie animata Marvel, va alla scoperta dei personaggi meno conosciuti e più pazzi degli 8mila creati nella storia dell’azienda (ritrovandosi con tipi che lanciano lettere tipografiche o supereroi che guidano camion spaziali). La sua volontà di riportare in auge una serie sfortunatissima di fumetti come la Brute Force, un gruppo di animali resi pensanti e fortissimi grazie a degli innesti bionici che però erano anche veicoli in stile Transformers, ha risultati disastrosi, dimostrando però che quando si ha a disposizione un immaginario così vasto e pervasivo, l’autoironia è spesso la chiave.

In mezzo a altri episodi ancora (uno dedicato agli appassionatissimi – talvolta troppo – cosplayer), è toccante la chiusa di Sotto i riflettori, diretto da un’altra attrice di Community (e di Glow), Alison Brie. Si racconta qui del Marvel Spotlight Program, ovvero l’iniziativa che porta fumetti come Ms Marvel e Squirrel Girl, opportunamente trasformati in sceneggiature ispirazionali, nelle scuole. Anche in questo caso il pericolo è quello di vedere Marvel come una specie di ideologia del progressismo positivo e infallibile, ma a sentire le voci dei giovani attori che interpretano questi personaggi nei saggi scolastici ci si ricrede: dal ragazzo orfano che ritrova una famiglia nel gruppo di teatro alla studentessa un po’ rotonda che finalmente ha l’occasione di essere al centro del palcoscenico, mentre si stupisce che “una ragazza sovrappeso e con le lentiggini come Squirrel Girl possa essere davvero una supereroina”. E qui si riassume tutta l’ispirazione, l’identificazione, l’abbattimento delle barriere dell’immaginazione e, appunto, la meraviglia. Qui c’è proprio Marvel.

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