Un tribunale impone a Glovo di assumere un rider “disconnesso”

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Un fattorino di Glovo (Carol Smiljan/NurPhoto)
Un fattorino di Glovo (Carol Smiljan/NurPhoto)

Una sentenza del tribunale del lavoro di Palermo sancisce un passo ulteriore verso il riconoscimento dei rider delle piattaforme di food delivery come dipendenti. Nei giorni scorsi il giudice Paola Marino ha disposto il reintegro da parte della società spagnola Glovo di un lavoratore a cui d’ora in poi sarà riconosciuto un contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, sulla base del contratto collettivo nazionale del terziario, distribuzione e servizi.

A renderlo noto è il sindacato Nidil Cgil, che ha seguito fin dall’inizio la vicenda del rider Marco Tuttolomondo, prima “disconnesso” e quindi di fatto licenziato dalla piattaforma Glovo di punto in bianco all’inizio di quest’anno. Il lavoratore si era subito opposto a questo licenziamento e aveva deciso di fare causa all’azienda. Ora, con la sentenza del tribunale del lavoro, dovrà essere riassunto come dipendente con inquadramento di sesto livello e con uno stipendio orario e non più a cottimo.

Inoltre, il giudice ha anche disposto per l’azienda, che opera in Italia tramite la controllata Foodinho srl, un risarcimento del danno dal giorno della disconnessione fino all’effettivo reintegro, con il pagamento della differenza tra quanto guadagnato dal rider con il contratto autonomo e quanto gli sarebbe spettato con un contratto di lavoro subordinato.

Si tratta di una “vittoria molto importante nella strada del riconoscimento dei diritti e delle tutele per questi lavoratori che, in questa fase di epidemia, stanno tenendo in piedi un pezzo importante del nostro tessuto produttivo”, ha dichiarato la Cgil.

La situazione generale

E del resto proprio le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil nelle scorse settimane hanno appoggiato le proteste dei rider italiani che contestano il contratto di categoria siglato a settembre tra la federazione delle piattaforme digitali, Assodelivery, e il sindacato Ugl, che prevede comunque il mantenimento del lavoro autonomo per i fattorini.

Dal canto loro, invece, i sindacati richiedono da tempo che si arrivi all’estensione di tutele maggiori e all’applicazione del contratto nazionale della logistica anche per i rider, garantendo rapporti di lavoro subordinato, paga oraria, abolizione del cottimo, oltre a ferie e permessi retribuiti.

In questi giorni, inoltre, il ministero del Lavoro, altrettanto critico verso la linea Assodelivery-Ugl, insieme alle sigle sindacali e alle associazioni del settore del food delivery, si stanno confrontando su diversi punti nodali, come il caporalato digitale, la sottoscrizione di protocolli di sicurezza per tutelare i lavoratori durante l’emergenza Covid-19 e appunto l’estensione dei diritti minimi anche ai fattorini.

Sempre sul fronte contrattuale, poi, un altro precedente importante è costituito dalla decisione di qualche settimana fa dell’azienda Just Eat di assumere come dipendenti i rider italiani a partire dal 2021, garantendo così maggiori tutele ai lavoratori del settore.

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