La leggenda di Maradona e il nostro disperato bisogno di miti ed eroi

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“Mentre la carriera calcistica era al top, la sua vita era sull’orlo del baratro. Diego ribaltava il concetto di normalità. Per questo lo veneravano. Perchè la gente non si accontenta più della normalità. La normalità non è un presupposto per l’amore e la venerazione”.
La miglior descrizione di Diego Armando Maradona la dà Emir Kusturica nel suo documentario del 2008, Maradona by Kusturica. La parola normalità compare di continuo nella pellicola, pronunciata tanto dal regista nel suo tentativo di raccontare nel modo più intimo possibile il più grande calciatore di tutti i tempi, ma anche da quest’ultimo, che più volte si lancia malinconicamente in riflessioni al riguardo. Per Maradona l’ordinario era il nostro straordinario, mentre il suo straordinario era il nostro ordinario. E lui voleva quest’ultimo: mentre la gente comune invidiava lui, lui invidiava la gente comune.

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Lo rimarca a un certo punto del film, in quello che suona soprattutto come un grido di aiuto. Segnare un gol decisivo davanti a 100mila persone era qualcosa di normale, ma lui ambiva a un’altra normalità, quella per noi scontata e che lui si è perso a parte in momenti straordinari. Una vita normale con i suoi figli più piccoli, feste di compleanno normali, rapporti familiari normali. E invece non è stato così, perché quel gran casino che era la sua vita si è portata via una parte di tutto questo “e purtroppo non si può tornare indietro”.

Diego Armando Maradona è stata un’icona anormale in tutto e per tutto. Un personaggio che è nato e risorto più volte, un idolo sotto mille punti di vista, esempio di riscatto per geografie dimenticate e bistrattate, una figura politica prima ancora che sportiva sempre con un occhio rivolto ai più poveri e alle loro istanze, grande amico di Fidel Castro, grande nemico del capitalismo made in Usa e del suo interventismo imperialista rappresentato più di tutti da George W Bush. Ma la sua anormalità stava anche in altro, nelle sue mille imperfezioni e contraddizioni. La cocaina da giocatore e la tossicodipendenza una volta ritiratosi, i rapporti con la criminalità organizzata, i problemi con il fisco, azioni che spesso collidevano con la sua teoria. Diego Armando Maradona non conosceva le regole del gioco della vita, ha vissuto in un continuo saliscendi tra gloria e imbarazzo e nonostante questo, anzi proprio per questo, è diventato la divinità in terra per eccellenza, riconosciuta come tale ben al di là dei suoi supporter, simbolo di intere città e paesi.

 

(Photo by STAFF / AFP) (Photo by STAFF/AFP via Getty Images)

L’anormalità è stata la fortuna e la sfortuna di Diego Armando Maradona. La sua unicità in campo, ma anche fuori, hanno fatto sì che il mondo gli facesse credere di essere dio senza spiegargli che prima di tutto era un uomo, come ha sottolineato un giornalista sportivo argentino. E Maradona è stato assorbito in questa spirale, quasi dovesse continuamente dimostrare al mondo di essere Maradona, quel Maradona, simbolo di straordinarietà in tutto e per tutto, quando in realtà dentro di sé non voleva altro che normalità, come lui stesso ha confessato a Kusturica. Il mito che si è creato intorno al Maradona soggetto anormale lo ha intrappolato in questa condizione per tutta la vita, un boomerang che lo ha costretto a una vita di rimorsi e rimpianti. Quando il Maradona invecchiato parla trasmette tristezza e dolore piuttosto che la gioia e l’euforia che la sua storia gloriosa farebbe presupporre. “Cosa vi siete persi”, ammette, immaginando una sliding door degli anni Ottanta in cui di fronte al bivio tra anormalità e normalità lui avesse scelto quest’ultima, consapevole che forse il mondo non avrebbe avuto il messia che da tempo attendeva, ma convinto che in cambio ci sarebbe stato l’uomo e il calciatore Maradona all’ennesima potenza.

Diego Armando Maradona è stata la più grande leggenda calcistica mondiale, ma è stato anche uno dei massimi esempi di un eroismo eccessivo che ha finito per corrodere lui stesso. È come se la gente si fosse aspettata qualcosa da Maradona per tutta la sua vita e Maradona per tutta la sua vita sia rimasto vittima di queste aspettative Il personaggio cresciuto in un quartiere povero di Buenos Aires senza acqua, senza luce e senza telefono, che diventa la celebrità per eccellenza e nonostante questo non si dimentica delle sue origini e della causa di chi continua a vivere la misera condizione in cui lui è nato, è difficile non diventi un modello per popoli interi. Maradona ha riscattato queste persone, ha riscattato l’Argentina contro l’Inghilterra negli anni delle isole Malvinas, ha riscattato Napoli contro il nord Italia negli anni dei terroni. Una scenografia che lo ha immolato a leggenda e che ha reso i suoi lati più controversi elementi necessari del pacchetto, perché se si fa tutto questo non si può essere ordinari e anzi, il fatto che anche lui avesse vizi e problemi lo rendeva in fondo creatura ibrida, dio e uomo al tempo stesso. Ma solo per gli spettatori, perché per Diego Armando Maradona questo ha significato essere soltanto icona straordinaria, senza poter provare ad assaporare la normalità. 

A un certo punto el Diez si è stufato di tutto questo, ma non si poteva più tornare indietro. “Non voleva più essere Maradona, ma non poteva più essere un uomo normale”, ha scritto il Clarin, tra i primi giornali argentini a dare la notizia del suo decesso. La più grande leggenda del calcio si è spento in questa sofferenza, adulato da tutti tranne che da se stesso, l’unico ad aver capito fino in fondo chi è stato Diego Armando Maradona. Un eroe che si è dovuto comportare come tale per tutta la vita, ma che non voleva esserlo.

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