Non è troppo presto per vedere il film di Natale di Disney+ (dove il cattivo usa Amazon Prime)

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Nel mondo anglosassone il Natale, inteso come opportunità commerciale, è una cosa seria. E come ogni negoziante approfitta del periodo adeguandosi, anche i network lo fanno producendo film a tema. Non una commedia con l’albero addobbato sullo sfondo, proprio un lavoro su Babbo Natale, sullo spirito natalizio, roba fantasiosa, costosa, con un buon numero di star, un target chiaro e un finale sicuro. Le piattaforme di streaming non fanno eccezione. Così, c’è quello di Netflix (che anzi ne ha due quest’anno), c’è quello di Amazon Prime Video e quello di Disney+. Soprattutto quest’ultimo.

Se pensate che Noelle, un film di Natale con Anna Kendrick e una prevedibilissima trama in cui il ruolo di Babbo Natale passa di padre in figlio (solo che stavolta il figlio non sembra volerlo fare e allora, forse, per la prima volta toccherà alla figlia, sempre marginalizzata) non vi interessi, guardate meglio. E osserverete da vicino i veri mutamenti sociali, il sentire comune in un certo tempo e in un certo luogo, perché i questi i titoli sul Natale sono meglio di quelli più sofisticati. Sono, inoltre, il terreno di scontro di idee diverse e, in questo caso, di aziende diverse. E così Noelle porta avanti la battaglia sempre più dura tra piattaforme.

Nella storia, mentre Noelle, la figlia della famiglia di Santa Claus, è a Phoenix nell’Arizona a cercare il fratello erede del titolo, che è fuggito di fronte alle sue responsabilità, per riportarlo alla ragione, nel villaggio al Polo Nord il cugino tecnologico ha preso il potere. È il prossimo discendente nell’asse ereditario (perché, ovviamente, le donne non sono considerate come possibili Babbo Natale) ed essendo un geek sta trasformando l’impresa di famiglia in una IT company. L’idea è di dare uno spunto comico (inviano a tutti i bambini cattivi una mail in aziendalese in cui si dicono dispiaciuti del fatto che non avranno regali e invitano a fare domanda di nuovo l’anno prossimo), ma soprattutto di darne uno alla concorrenza. L’idea del cugino tecnologico è di non consegnare più i doni con la slitta, ma con i droni di Amazon Prime. Ed è una tragedia per tutti, è la fine dello spirito natalizio, è quello che rischia di rovinare il 25 dicembre se qualcuno non fa qualcosa.

Dunque, se di solito il cattivo che vuole annullare il Natale impedendo la consegna dei regali è un villain frustrato, un bambino con un trauma o comunque qualcuno che ha risentimenti particolari, in Noelle è in realtà l’azienda che guida una delle piattaforme rivali. I droni di Amazon Prime e il sistema tecnologico di consegna dei regali organizzato – come quello di consegna pacchi della società – sono il simbolo del male, quello che i buoni devono combattere per riportare la normalità.

Il film era già stato scritto e girato, quasi ultimato (con questa trama) quando Disney l’ha acquistato. Prima pensando di mandarlo in sala,  poi dirottandolo sullo streaming. E, forse, le sue logiche da multinazionale tecnologica non sono tanto distanti da quelle di Amazon, così come il linguaggio, le idee e il modo di fare da grandissima impresa che si percepisce al servizio del cliente. Anche la retorica femminista applicata al Natale è una svolta che Disney ha preso da poco (cinque/sei anni), dopo che per decenni è stata la prima compagnia di produzione a raccontare storie in cui le donne, anche quando protagoniste, vivevano alla ricerca di un matrimonio, di un uomo o dell’approvazione di un padre. Noelle è uno dei molti titoli che stanno lavando quell’immagine e, contemporaneamente, vuole ricordare al pubblico chi è che sta dalla parte della tradizione e chi dalla parte della distruzione.

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