Gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima adesso sono raggiungibili

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(foto: LIONEL BONAVENTURE/AFP via Getty Images)

Dopo aver esaminato i nuovi impegni climatici che potenze come la Cina e gli Stati Uniti stanno iniziando ad assumersi, l’ong Climate Action Tracker (Cat) ha concluso che gli obiettivi dell’accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015 dalle Nazioni Unite (Onu) stanno diventando “a portata di mano”. Per la fine del 2100, quindi, l’aumento della temperatura globale potrebbe essere contenuto entro i 2,1 °C, invece dei 3,5 °C che erano stati previsti da Cat dopo il fallimento del vertice di Copenaghen nel 2009.

Già lo scorso settembre, una prima “analisi ottimistica” di Cat aveva rilevato che il surriscaldamento entro la fine di questo secolo si era ridotto a 2,7 °C, ancora molto oltre l’obiettivo di 2 °C contenuto nel patto di Parigi. Un obiettivo meno impegnativo rispetto a quello di 1,5 °C fissato nel 2018 durante l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu da alcuni scienziati, che avevano indicato questa cifra come la soglia “di non ritorno” dagli effetti distruttivi del cambiamento climatico.

Cos’è cambiato negli ultimi mesi

Fra gli sviluppi chiave, avvenuti a partire da settembre del 2020, c’è stata la dichiarazione del presidente cinese Xi Jinping alle Nazioni Unite di voler far raggiungere al proprio paese emissioni inquinanti pari a zero netto entro il 2060, raggiungendo il picco prima del 2030. Secondo i ricercatori del Cat, ciò potrebbe ridurre il riscaldamento da 0,2 a 0,3 °C entro la fine del secolo. Anche Giappone e Corea del Sud si sono impegnati per le emissioni zero entro il 2050, seguiti da Sudafrica e Canada.

Inoltre, l’elezione del democratico Joe Biden a presidente degli Stati Uniti (per cui si attende solo il voto dei grandi elettori il 14 dicembre) è stata un altro cambiamento significativo per le prospettive climatiche globali. Al contrario dell’amministrazione uscente di Donald Trump (che nel 2019 decise l’uscita degli Usa dall’accordo di Parigi), la lotta al cambiamento climatico sarà una consistente parte dell’agenda di Biden a partire dal 2021: gli Stati Uniti si sono accodati alle altre nazioni nel promettere zero emissioni nette entro il 2050. Questa mossa ridurrebbe la temperatura globale di 0,1 °C per la fine del 2100, riferiscono gli esperti di Cat.

Ora abbiamo circa il 50% delle emissioni globali coperte da grandi paesi con un obiettivo di zero emissioni entro la metà del secolo”, ha dichiarato a Bbc News Bill Hare, ricercatore di Climate Analytics, che ha contribuito a guidare l’analisi di Cat.

Cosa non è ancora cambiato

Gli esperti sono preoccupati che questo nuovo ottimismo a lungo termine non sia accompagnato da piani a breve termine da parte dei governi per ridurre il biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera. “I paesi non hanno ancora adeguato le loro azioni a breve termine per mettersi sul percorso verso l’obiettivo a lungo termine”, ha denunciato alla Bbc Niklas Höhne del NewClimate Institute, che collabora anche con Climate Action Tracker.

Gli obiettivi a lungo termine sono più facili, sono lontani. Ma le azioni a breve termine accadono in questo momento e influenzano i cittadini, influenzano gli elettori. Ed è per questo che questo è molto più difficile”. I paesi che hanno firmato l’accordo di Parigi dovrebbero presentare nuovi piani per la riduzione del carbonio entro il 2030 per la fine di quest’anno.

Si prevede che molti di questi stati lo faranno, inclusi il Regno Unito e l’Unione europea. Ma altri sono riluttanti a fissare questi obiettivi e molte delle nazioni più povere stanno ancora cercando di investire nel carbone. “Ci sono paesi che rimangono ancora cattivi attori [dal punto di vista climatico, ndr], tra cui Arabia Saudita, Brasile, Australia, Russia e pochi altri”, ha riferito Hare alla Bbc.

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