Ecco la mappa della Via Lattea più precisa di sempre

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(immagine: Esa)

La Via Lattea come non l’abbiamo mai vista. La missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha prodotto in soli 34 mesi di osservazione satellitare la mappa della nostra galassia più precisa di sempre: in 3D e con quasi 2 miliardi di stelle, offre dettagli senza precedenti e potrebbe aiutarci a fare luce su alcuni misteri dell’Universo.

Early Data Release 3

L’Early Data Release 3 (Edr3) è per così dire l’upgrade del già minuzioso censimento pubblicato nel 2018. La nuova versione comprende 1 miliardo 811 milioni 709 mila 771 stelle, e oltre alla loro posizione ne annovera anche la distanza, la luminosità, il colore e il movimento con un dettaglio senza precedenti. Basti dire che le misure sulle distanze sono più precise del 30% e quelle dei moti delle stelle del 50%.

“Tra i primi risultati scientifici, ottenuti durante la validazione del catalogo, spicca l’identikit completo di oltre 330mila stelle nei dintorni del Sole, ossia entro una distanza di 100 parsec (equivalente a quasi 330 anni-luce, circa 20 milioni di volte la distanza tra la Terra e il Sole), che ricostruisce la loro distribuzione 3D e i loro moti, classifica le loro proprietà e individua tra esse i sistemi di stelle doppie, ha spiegato Mario Lattanzi, responsabile per conto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) dell’importante partecipazione dell’Italia alla missione Gaia. “Prima di Gaia, si conosceva con precisione la distanza solo del 10% di stelle entro questo volume”.

Oltre la Via Lattea

Gli occhi di Gaia, però, sono arrivati anche molto lontano, fino alle frange esterne della Via Lattea e oltre. La missione infatti ha raccolto dati sui movimenti oscillatori di queste stelle distanti, captando persino la rotazione delle stelle nella galassia satellite chiamata Grande Nube di Magellano e il ponte di stelle tra questa e la vicina Piccola Nube di Magellano.

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(immagine: Esa)

Gaia ha contato inoltre 1,6 miliardi di quasar, ossia i cuori delle galassie lontane, costituiti da buchi neri supermassicci e talmente luminosi da oscurare la luce di miliardi di stelle. Grazie a queste osservazioni gli scienziati hanno acquisito un punto di riferimento esterno alla via Lattea e hanno stimato così l’accelerazione del Sistema Solare rispetto al centro della nostra galassia (7 millimetri al secondo).

Insomma, producendo una simile mole di informazioni la missione dell’Esa sta contribuendo ad arricchire le conoscenze su come si è formata e si è evoluta la Via Lattea nel corso della storia dell’Universo. E continuerà a farlo ancora per diverso tempo, almeno fino alla fine del 2025: il prossimo aggiornamento del catalogo stellare è previsto per il 2022.

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