Ginevra, la gavetta senza i palchi, le opportunità dei no e del digitale

0
46
Questo post è stato pubblicato qui


Riesce a dipingere
paesaggi musicali, quelli di Milano, dove vive (anche se è originaria di Torino), in cui si mescolano le atmosfere dei Massive Attack, di James Blake e degli XX. Il merito è anche dei suoi produttori, Francesco e Marco Fugazza. In Metropoli, il secondo ep di Ginevra Lubrano, classe 1993, per Asian Fake/Sony Music, racconta le emozioni e le relazioni urbane, traccia i confini di un viaggio notturno che, dalle strade della città, ha come destinazione Marte. Un piccolo labirinto fatto di sentimenti contrastanti e riflessioni, il percorso interiore che ognuno di noi fa ogni giorno da quando si sveglia fino a quando si addormenta, sul mezzo di trasporto che preferisce. Questo è per la cantautrice l’essenza di essere giovani, sognatori, costretti al confronto con l’ambiente urbano. E ora che la città sembra in letargo – come racconta a Wired –, Ginevra si sta facendo notare in un anno difficile per le performance, grazie al legame con il pubblico che riesce a coltivare oltre ai palchi, attraverso i social e alle nuove opportunità del digitale.

Metropoli è il tuo primo ep in italiano. Che cosa significa per te scrivere?

“Vuol dire assecondare il mio istinto, l’arte e la qualità. Una canzone è un po’ una formula: esiste una struttura che funziona. Ci sono dei momenti in cui la rispetto e altri in cui preferisco andare a briglia sciolta. Quello che mi piace fare è proporre un’alternativa e penso che ci sia un modo per arrivare a tutti rispettando la propria essenza. Anche se poi, alla fine, chi sceglie è il pubblico. Sono tornata all’italiano per un’esigenza personale, non per assecondare il mercato. Non desidero parlare solo di me, spero sempre di raccontare qualcosa che riguarda una fascia generazionale.

Quali canali usi per comunicare con i tuoi fan?

Principalmente Instagram, ma mi piacerebbe iniziare a scrivere una newsletter per rafforzare il rapporto diretto con loro e rimanere in contatto anche fuori dai social. Ho seguito un corso sulla società e i media: mi interessa la relazione tra individui e social, anche se non la affronto apertamente nei miei testi. Durante la prima quarantena, con Zoom, ho sperimentato una chiacchierata a cui hanno avuto accesso solo 20 persone, desideravo fosse un’esperienza unica e intima allo stesso tempo. È stato bello, perché così ho potuto parlare quasi con ognuno di loro».

Hai in previsione qualcosa di simile per il futuro?

In un periodo come questo è essenziale pensare a delle situazioni speciali create su misura per chi mi segue. Parteciperò ad un format su Twitch che si chiama Inside Talk, dove gli artisti di Asian Fake si raccontano in modo più aperto.

Quali opportunità offre Milano a chi vuole fare musica?

Il rapporto con questa città, che racconto in Metropoli, è bipolare, non solo negativo. Qui ho conosciuto tutte le persone con cui lavoro… E qui tanti vengono per realizzarsi. Milano è piena di opportunità, però bisogna trovarle, anche se adesso sembra un po’ in letargo. Nel mio campo è così: gente che ti presenta gente, networking”.

Come si fa la gavetta nel 2020? 

Ovviamente, causa pandemia, non certo suonando in giro. Dunque, è importante curare un progetto al di là della musica e della produzione: contano le foto, la cover e tutte le attività pensate per raccontare le canzoni. Io ho scritto tantissimo anche come autrice, ho lavorato in team per dare dei brani ad altri, con più risonanza di me, che possono far arrivare le mie parole al maggior numero di persone». 

La carriera musicale è fatta anche di tanti no. In che modo affronti un fallimento?

Sono fresca di un no. Cerco di prendere la parte costruttiva, perché altrimenti non potrei fare questo mestiere. Bisogna trovare il modo di rialzarsi e migliorarsi. Quando prendiamo un rifiuto è perché anche noi abbiamo contribuito a farlo arrivare. Quindi, in questo momento sto studiando canto, sto facendo molto yoga, mi sto prendendo cura di me e sto lavorando sugli aspetti su cui posso migliorare. Un fallimento fa comunque curriculum”.

È anche una questione di resilienza.

Assolutamente, la musica è per chi non molla mai. Non basta essere i più bravi, alla fine la costanza ripaga, fino a farti diventare bravo tanto quanto chi è nato con quel qualcosa in più

I numeri sui social contano? 

Nel mio mondo, in generale, sì, soprattutto per le collaborazioni. Ma in primis è fondamentale la qualità del messaggio: i miei numeri suo social sono piccoli, la mia musica è curata in ogni dettaglio.

In Metropoli scrivi “sogni troppo grandi quasi esplodono”. Quali sono quelli per il 2021?

Fuori dai denti: spaccare. Concretizzare i miei obiettivi. Arrivare a più persone rimanendo fedele a me stessa, senza snaturarmi. L’anno prossimo uscirà un nuovo capitolo, perché c’è tanto materiale nuovo”.

The post Ginevra, la gavetta senza i palchi, le opportunità dei no e del digitale appeared first on Wired.