Penny Dreadful: City of Angels, in questa serie tv a far paura sono solo i pregiudizi

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La serie Penny Dreadful, andata in onda dal 2014 al 2016, prendeva il nome dalle pubblicazioni seriali economiche che proponevano, nell’Inghilterra di fine Ottocento, storie horror di bassa lega articolate in episodi settimanali. Allo stesso modo la produzione televisiva faceva un interessante pastiche di tutto l’immaginario gotico vittoriano, da Dorian Grey a Frankenstein, da Van Helsing a Mr Hyde, sfiorando il macabro assoluto e mettendo in campo interpretazioni magnetiche come quelle di Eva Green e di Timothy Dalton. Inevitabile dunque che Penny Dreadful: City of Angels, lo spin-off che arriva il 5 dicembre su Sky Atlantic e Now Tv, mutuandone il titolo ma cambiando completamente storia e scenario, debba confrontarsi con quell’eredità. E per certi versi non è un confronto lusinghiero.

Il creatore John Logan, candidato agli Oscar per le sceneggiature del Gladiatore e The Aviator, ha deciso di stravolgere il contesto e passare dalla Londra del tardo Ottocento alla Los Angeles della fine degli anni Trenta. La città americana è lanciata verso il progresso ma deve anche affrontare le turbolenze dei conflitti razziali che vedono sul piede di guerra soprattutto i chicano, ovvero i cittadini statunitensi di origine messicana, contrariati da un progetto autostradale che sconvolgerà i loro pueblo. Nel frattempo Tiago Vega (Daniel Zovatto), il primo detective messicano-americano della polizia losangelina, e il suo partner Lewis Michener (Nathan Lane), poliziotto ebreo dalla parlantina verace, devono indagare su un’intera famiglia uccisa e mutilata brutalmente. Le loro vicende incroceranno non solo le tensioni legate alle gang cittadine ma anche le mosse del consigliere cittadino Charlton Townsend (Michael Gladis), corrotto dai nazisti che vogliono far deragliare il sogno americano.

Se la trama non fosse già di per sé abbastanza complicata, si scopre ben presto che tutti i personaggi si muovono in realtà all’interno di una lotta mistica fra la Santa Muerte (Lorenza Izza), il benevolo idolo cristianizzato dai messicani, e una demone mutaforma interpretata da Nathalie Dormer (Game of Thrones, Picnic at Hanging Rock) che si cala nei panni di diversi personaggi che cercano variamente di aumentare tensioni e violenze. Anche se è interessante e in qualche modo suggestivo vedere Dormer piegare il suo talento versatile in ruoli anche diversissimi fra loro, questo non fa che aumentare la confusione di una trama debordante, che già vuole tenere assieme conflitti etnici, folklore raccapricciante, infiltrazioni naziste, famiglie divise fra ambizioni e tradizioni… Nel frattempo lo spunto narrativo di partenza, l’indagine, latita per episodi e episodi.

Come se non bastasse a un certo punto nella vicenda viene introdotto anche il personaggio di Molly Finnister (Kerry Bishé), ovvero Sorella Molly, la carismatica ragazza immagine di una specie di culto evangelista che fa della spettacolarizzazione dei propri sermoni il proprio punto di forza, anche se nasconde a sua volta parecchie zone d’ombra. Una scelta narrativa come tante se non fosse che gli spettatori italiani hanno visto una storyline praticamente identica nel recente remake di Perry Mason, che prevedeva anch’essa l’ambigua paladina di una setta cristiana (negli Stati Uniti, a dire il vero, Perry Mason è andata in onda su Hbo dopo la trasmissione di City of Angels su Showtime ad aprile). La caccia ai nazisti, invece, ricorderà a molti Hunters di Amazon Prime Video. In ogni caso la volontà di tenere insieme troppi spunti e una certa ripetitività dei temi non fa che appesantire la visione.

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E si deve ritornare anche al legame col primo Penny Dreadful: nonostante la presenza di un demone cangiante e alcune scene montate in modo concitato per produrre un occasionale spavento, non si capisce il motivo per cui si sia mantenuto quel brand, i cui ricordi qui sono più che sbiaditi. È un peccato perché di per sé City of Angels contiene molti spunti interessanti, come l’animo di Tiago Vega dilaniato fra le sue origini e la volontà di affermarsi in un mondo dominato da bianchi xenofobi. C’è in effetti un momento che mette paura e angoscia più di tutti nella serie ed è quando la sorella di Tiago subisce un’indicibile violenza da parte di un poliziotto. Ma lì non c’è niente di soprannaturale, è solo realissimo e disgustoso razzismo. Probabilmente questa serie avrebbe dovuto assecondare maggiormente il suo spirito più profondo, darsi il tempo di approfondire questi temi sull’identità e sulla paura dell’altro. Ma di tempo non ce ne sarà più, dato che è stata cancellata dopo una sola stagione.

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