Una lettera aperta chiede alla politica risposte sui temi della sperimentazione animale

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(foto: Getty Images)

Federazioni, fondazioni e società scientifiche, atenei e Irccs: il panorama dei firmatari di una lettera aperta inviate alle massime cariche dello Stato per “chiedere risposte per la ricerca” è vario e annovera, tra gli altri Fondazione Airc, Farmindustria, Assobiotec, Associazione Luca Coscioni, Scuola normale superiore di Pisa. A promuoverla, Research4Life, il progetto nato nel 2015 che raccoglie e dà voce ai rappresentati della ricerca biomedica italiana.

A stimolare la missiva, come spiegato nei giorni scorsi dalla stessa Research4Life, la mancata ammissione di due emendamenti al disegno della legge di Bilancio per il 2021. L’obiettivo degli emendamenti era correggere le “storture presenti nel D.Lgs n. 26 del 2014”: il riferimento va al decreto legislativo che stabilisce le misure relative alla protezione degli animali utilizzati ai fini scientifici o educativi, e che attua la direttiva Ue del 2010 in materia.

Secondo la Commissione Ue, però, la direttiva 2010/63 nell’ordinamento italiano non era stata trasposta correttamente ed ecco quindi l’avvio di una procedura di infrazione (n. 2016/2013) per violazione del diritto dell’Unione.

L’applicazione dei divieti previsti su alcune procedure di sperimentazione che prevedono l’impiego di animali per ricerche (in particolare, xeno-trapianti e sulle sostanze d’abuso) era fissata, dal decreto legislativo, a partire dal 1 gennaio 2017, ma il termine era stato poi differito dapprima al primo gennaio 2018 e, in sede di conversione, al primo gennaio 2020.

La presenza di “divieti che non esistono negli altri Stati membri” , e le proroghe varie, sono quindi all’origine del malcontento e del tentativo di correzione: ma gli emendamenti non sono stati ammessi alla votazione. Come spiega la lettera, invita ai presidenti Mattarella e Conte, e ai ministri della salute Roberto Speranza e dell’università e della ricerca Gaetano Manfredi, l’obiettivo degli emendamenti era “riportare sul tavolo la discussione sulla possibilità di rimuovere queste storture” che consistono nel divieto alla sperimentazione su sostanze d’abuso e xenotrapianti.  Una situazione che, affermano i firmatari, non mette i ricercatori italiani nelle stesse condizioni dei colleghi nel resto del mondo e che si protrae nonostante precedenti chimaate all’azione da parte della comunità scientifica nazionale. Gli emendamenti non ammessi proponevano anche “il rifinanziamento di studi su metodologie complementari/alternative alla sperimentazione animale”.

La lettera aperta esprime quindi “incredulità e sgomento” per la situazione della ricerca biomedica italiana,” osteggiata dagli animalisti” ma non solo. In quattro punti vengono ribaditi i principali problemi più profondi legati alla presenza di “divieti antiscientifici”: tra questi la fuga di giovani ricercatori all’estero in cerca di condizioni di lavoro più adeguate e poi la più generale visione del valore della ricerca stessa, che hai suoi fondamenti metodologici che vanno rispettati: se questo non avviene, il cortocircuito che si genera è ben più ampio di quello pensato. La lettera conferma che la sperimentazione animale rientra “tra i metodi e mezzi necessari per arrivare a terapie efficaci e sicure”.

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