Le rocce che la Cina ha raccolto sulla Luna sono arrivate sulla Terra

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(foto: STR/AFP via Getty Images)

La sonda cinese con due chili di materiale lunare è tornata sulla Terra stamattina, atterrando in Mongolia, riportano i media di stato. La missione Chang’e 5, quindi, è stata un successo ed entra nella storia, perché non raccogliamo rocce lunari dal 1976, grazie alla missione robotica sovietica Luna 24.

La missione è stata piuttosto rapida, come previsto dal calendario delle sue operazioni. Dopo il decollo del 23 novembre scorso, la sonda ha concluso la raccolta di campioni e i campioni sono stati sigillati sul veicolo spaziale il 3 dicembre, secondo quanto raccontato dall’agenzia spaziale cinese nella dichiarazione ufficiale.

La navicella cinese di Chang’e 5 era composta di quattro moduli: due sono rimasti in orbita, mentre altri due (il lander che ha raccolto i campioni e un modulo di ascensione per il ritorno) hanno toccato la superficie. L’area scelta per l’atterraggio era stato l’Oceanus Procellarum (o Oceano delle tempeste), un vasto mare vulcanico già esplorato da diverse missioni (tra cui proprio l’Apollo 12 della Nasa, nel 1969).

Non succedeva da più di 40 anni

Chang’e 5 è la prima missione a riportare pezzi di Luna, o meglio campioni prelevati dalla superficie, dopo più di 40 anni che questo non accadeva. L’ultimo prelievo, infatti, è avvenuto infatti nel 1976 ad opera della sonda sovietica Luna 24 (anche nota come Lunnik 24) nel mare Crisium – nella regione orientale del lato visibile, vicino al mare della Tranquillità e molto distante dall’Oceano delle tempeste. La Cina sarà dunque il terzo paese al mondo, oltre a Stati Uniti e Russia, ad avere materiale della Luna da studiare.

Gli altri obiettivi

L’obiettivo principale di Chang’e 5 è riportare sulla Terra il materiale lunare, anche se il lander è stato preparato anche per altri compiti per studiare la Luna. In particolare era dotato di una strumentazione che serve per fotografare l’area circostante al punto di atterraggio, per realizzare mappe delle condizioni sotterranee attraverso un radar che penetra in profondità per e svolgere analisi chimiche della superficie e del sottosuolo per captare anche la presenza di acqua. La missione ha anche riacceso l’attenzione e il dibattito sulla possibilità di inviare equipaggio umano sulla Luna, ed eventualmente creare una base scientifica lì, anche se per ora è un’ipotesi a cui non ha fatto seguito ancora una reale programmazione.

Ricordiamo che una precedente missione cinese, Chang’e 4, ci aveva regalato spettacolari foto del lato nascosto della Luna.

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