Dal mini-shuttle automatico al fondo per startup: il made in Italy nello spazio

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L’Italia fotografata dalla “Cupola” della Stazione spaziale internazionale (Foto: Paolo Nespoli/Esa)

L’Italia dello spazio è forte. E non solo in Europa. Lo ha ribadito New Space Economy Expoforum, l’evento organizzato da Fondazione Amaldi e Fiera Roma in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana che, per il secondo anno, ha radunato (da remoto) importanti player settoriali di 43 paesi diversi e imprese affacciatesi da poco alle attività extra atmosferiche o pronte a farlo nel futuro prossimo. Obiettivo della due giorni: approfondire sfide e opportunità del nuovo spazio, in un mercato destinato a valere migliaia di miliardi di dollari entro 20 anni e a cambiare le nostre vite.

Quanto l’eccellenza extraterrestre sia importante per la quotidiana di tutti, o quasi, è infatti un tema cruciale, forse il tema, soprattutto in un momento di difficoltà globale in cui è sempre più legittimo domandarsi perché, con tutti i problemi terrestri, sia sensato investire risorse oltre l’atmosfera. Prima, però, conviene verificare la premessa, cioè che l’Italia sia fra gli attori principali al di là del cielo. Spoiler alert: sì, lo space in Italy è forte davvero. Il problema è che la verità, come noto, ha tante facce, talvolta diverse.

L’astronauta dell’Esa Samantha Cristoforetti al secondo giorno di NseExpoforum (foto: Nse/Roma Fiera)

Una copertura di filiera

La prima, più bella e testimoniata anche dai tanti interlocutori stranieri di Nse, è quella che vede l’industria spaziale italiana presidiare tutta la filiera di settore, dalla realizzazione delle tecnologie abilitanti, cioè i lanciatori o le infrastrutture spaziali (il cosiddetto upstream, cioè l’hardware dello spazio), fino alla distribuzione di applicazioni e servizi innovativi derivati, il cosiddetto downstream (si pensi alla meteorologia, all’osservazione della Terra o alle telecomunicazioni solo per menzionare il già consolidato).

L’altra faccia, meno affascinante se non brutta, è che il talento italiano nel fare spazio fatica a trovare l’adeguata rappresentanza politica a livello internazionale. NseExpoforum ha anticipato di pochi giorni la nomina del nuovo direttore generale dell’Agenzia spaziale europea, l’austriaco Josef Aschbacher, selezionato da un gruppo che non ha visto nomination azzurre in “finale” nonostante l’accresciuto contributo finanziario all’agenzia, che oggi mette il nostro paese al terzo posto con 2 miliardi e 288 milioni di euro (quasi il 16% del budget complessivo dell’Esa), e nonostante si arrivi da due direzioni francesi e una, quella in carica, tedesca. Era legittimo aspettarsi fosse il nostro turno, ma le due candidature di Simonetta Di Pippo e dell’ex numero uno dell’Asi, Roberto Battiston, non hanno convinto. Perché l’Italia abbia peraltro presentato due proposte autonome, di per sé un segno di debolezza, sarebbe argomento meritorio di un approfondimento a parte. Ora conviene non divagare.

Tant’è, NseExpoforum è arrivata a giochi (politici) fatti, ma per sua natura si è concentrata sull’altra faccia della verità, la migliore appunto, quella industriale. Perché la due giorni si è tenuta anche poche ore dopo la sottoscrizione del contratto Esa per la realizzazione di Space Rider, il primo shuttle europeo automatico e riutilizzabile, che avrà una leadership italiana e dovrebbe essere lanciato nel 2023: prime contractor di una commessa da 167 milioni di euro sono Thales Alenia Space Italia (Thales 67% e Leonardo 33%) e Avio, con Telespazio e Altec a gestire il ground segment e le operazioni.

Una rappresentazione grafica dello shuttle europeo “Space Rider” (immagine: Esa)

Un settore in crescita

È solo il successo più recente. Nse ha chiuso un periodo di soddisfazioni rilevanti per lo space in Italy: giusto per ricordare le più note, nelle settimane precedenti l’Italia aveva firmato gli Artemis Accords, a garanzia della partecipazione al programma lunare della Nasa, e aveva visto il lancio del primo fondo di investimenti dedicato alle startup spaziali, PrimoSpace Fund.

Di suo, Thales Alenia Space era stata selezionata anche per realizzare il modulo abitativo europeo, l’I-Hab, del Lunar Gateway, così come parte del lander selenico affidato (fra i tre in fase di sviluppo) a Dynetics. L’azienda franco-italiana inoltre parteciperà, con la texana Axiom Space, alla costruzione di quella che potrebbe essere la prima stazione commerciale in orbita bassa, dapprima integrata alla Iss e, forse dal 2028, autonoma.

Altri esempi: per Officina Stellare, eccellenza vicentina nella realizzazione di telescopi terrestri e spaziali, il 2020 ha consolidato il successo culminato l’anno scorso con il clamoroso debutto in Borsa. Aziende come Argotec o Tyvak (l’intervista all’ad Marco Villa per Wired Next Fest), quest’ultima prime contractor della missione “Milani” di Esa, si apprestano a operazioni importanti nello spazio profondo già dal 2021. Il lancio dello “Ion Satellite Carrier” di D-Orbit, un dispenser per sistemare in orbita più satelliti in un unico lancio, ha invece ricordato il trionfo del simile Small Spacecraft Mission Service (o Ssms), realizzato da Avio e da Sab Aerospace e partito su un Vega lo scorso agosto.

Nondimeno ha dimostrato quanto l’Italia sia sensibile anche alle sfide della miniaturizzazione delle tecnologie spaziali, uno dei pilastri della new space economy. Anche Telespazio (di Leonardo e Thales, e fra i leader mondiali nel campo dei servizi satellitari) ed eGeos (partecipazione pubblico-privata di Telespazio e Asi) sono arrivate a NseExpoforum fresche di successi: a inizio ottobre avevano non solo testato il primo trasporto di materiale biomedico con droni pilotati via satellite (fra due siti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, vicino Roma), ma l’avevano fatto sfruttando la piattaforma di proprietà T-Drones, che proprio come il digital market Cleos – uno shop in cui i gioielli di Leonardo distribuiscono servizi spaziali a istituzioni, università, startup e società terze – è da considerare un cambiamento deciso in uno spazio che cambia. Cioè proprio in quella new space economy fulcro delle discussioni di NseExpforum, la cui essenza comincia a rispondere allo spinoso quesito iniziale: oggi è sensato investire nello spazio?

Dalla salute all’agricoltura

Fra le tante risposte delle aziende elencate finora – perché ognuna delle loro attività va considerata una testimonianza evidente di quanto la nostra quotidianità sia sempre più space based – non andrebbe dimenticato IcuTrain, il progetto del più grande attore privato dello spazio tricolore, Sitael, vincitore del bando internazionale Space in Response to Covid-19 Outbreak, dell’Esa, proposto dall’Agenzia Spaziale Italiana: è un treno che attraverserà la Penisola con a bordo ambulatori e venti posti di terapia intensiva, collegato alla rete via satellite con un’antenna speciale. Potrà supportare aree la cui sanità è in crisi adesso, in piena pandemia, come rivelarsi cruciale nelle emergenze future, causate da un terremoto o da altri eventi catastrofici.

È solo la punta di quello che sarà l’icerberg di uno spazio sempre più dedicato al sociale. Con asset, applicazioni e servizi così diversi e ampi da essere, oggi, solo in parte immaginati: si va dalla space agricolture allo space seeding e feeding, cioè il contributo extraterrestre a una produzione alimentare più sostenibile, “il fondamento dell’essere umano” ha chiosato Bei Chao di Casic Space nell’intervento di apertura a Nse, fino all’”internet of things, al turismo spaziale, alla finanza, all’educazione, alla biofarmaceutica e all’ìntrattenimento”. Non manca lo sfruttamento delle risorse extra-atmosferiche, che dallo space mining potrebbe culminare nell’utilizzo dell’energia più rinnovabile di tutte, “ricavata dal Sole e trasmessa dallo spazio alla Terra” ha ricordato Mikhail Kokorich, fondatore di Momentus.

Applicazioni e servizi stanno guidando la trasformazione del settore in un nuovo paradigma” ha detto l’ad di Thales Alenia Space, Massimo Comparini, evocando una delle caratteristiche peculiari della new space economy, la traducibilità delle attività spaziali in servizi concreti per la Terra, qui e ora. “Non abbiamo un Pianeta B”, ha continuato Comparini, “dobbiamo preservare quello che abbiamo. Lo spazio è un settore chiave per farlo”.

Le opportunità in orbita

Mentre da una parte la riflessione, fatta da uno dei protagonisti del settore, risponde a chi ritiene l’esplorazione spaziale una scappatoia cosmica dalle responsabilità terrestri, dall’altra evoca l’importanza strategica degli investimenti oltre l’atmosfera, considerandone le applicazioni un’estensione cruciale delle attività umane. Lungi dalla retorica, lo confermano le stime di crescita del business e gli ambiti in cui si prevede saranno concentrati gli investimenti più profittevoli: in primis nell’in orbit servicing, i servizi di assistenza e supporto agli asset orbitanti – che si estendono dal monitoraggio dei satelliti durante la loro vita operativa, con missioni di refueling, manutenzione, riposizionamento ma anche, in futuro, con la loro difesa da veicoli ostili – fino alla rimozione, automatica o da operare attraverso active debris removal.

Un comparto che, forte dell’aumento sensibile dei lanci negli anni recenti e in quelli a venire (si prevede che il numero dei satelliti in orbita potrebbe moltiplicarsi di sette volte entro la fine del decennio), e della progressiva riduzione della vita operativa (che farà del replacement un’altra opportunità di business importante) è programmato varrà circa 3 miliardi di dollari entro cinque anni. Una stima della specializzata Northern Sky Research prevede che in un prossimo futuro la domanda di servizi in orbita interesserà ben 533 satelliti. La maggior parte delle attività richieste (324) riguarderà il de-orbiting, cioè la capacità di gettare la spazzatura cosmica facendo precipitare nell’atmosfera ciò che non funziona più. O i relitti di un’epoca andata.

Qualsiasi sviluppo sarà peraltro convergente e coadiuvato da intelligenze artificiali sempre più performanti o dall’applicazione via via più estesa del quantum computing, un asset strategico cruciale anche, se non soprattutto, nella trasmissione in sicurezza di una mole crescente di dati di provenienza spaziale.

Il ruolo dei dati

Dati che costituiranno un’altra parte consistente dello scrigno spaziale: la loro elaborazione e organizzazione in servizi tailor made sui clienti è quanto permette di definire l’economia di un nuovo modo di fare spazio new space economy, la convergenza fra industria spaziale ed economia digitale. Da quest’ultima, insieme con i capitali, sono arrivati la propensione al rischio e l’approccio nello sviluppo dei programmi. Mai come oggi, anche quando proiettato verso frontiere mai raggiunte dall’uomo, lo spazio ha radici profonde sulla Terra. Un concetto cristallizzato nella cosiddetta data fusion, come ha ricordato Luigi Pasquali, numero uno di Telespazio e coordinatore del settore spazio di Leonardo, una congerie potentissima costituita da dati provenienti dai satelliti, dai sensori a terra e, non ultimo, dai social network o dai droni. “Non è solo una questione tecnologica” ha ribadito Pasquali: “La new space economy sarà un gate di nuove opportunità per un futuro collettivo sostenibile”.

Stampa 3d, astronauti privati, missioni sulla Luna e poi su Marte: lo spazio continua a essere un’ispirazione per noi” – gli ha fatto eco Kevin O’Donnell, direttore dell’ufficio per il Commercio spaziale allo Us Department of Commerce – “sebbene il suo volume d’affari potrebbe crescere fino a circa 5mila miliardi di dollari, la cosa importante è che fornirà servizi sempre più efficienti, veloci e accessibili a tutti”. “L’unica preoccupazione” ha concluso Jeff Manber, ad di Nanoracks, che in Italia ha una divisione e che qualche giorno fa ha festeggiato l’attracco sulla Iss del suo nuovo airlock Bishop “è che le agenzie, chiamate a confrontarsi con molti problemi spaziali, dedichino le loro forze ai molti problemi terrestri”.

Una dichiarazione esplicita, soprattutto considerati i probabili candidati all’amministrazione Nasa, che sotto Joe Biden sembrano più orientati alla salvaguardia del pianeta che all’esplorazione profonda del cosmo. Politica, proprio l’ambito in cui l’Italia spaziale deve crescere ancora. Ne va della quotidianità terrestre.

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