Perché i mini-video dominano i nostri social network

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Social influencerDa Hemingway agli haiku, la comunicazione con contenuti brevi è da sempre parte della cultura. E il digitale l’ha accelerata: lo dimostra, tra le tante, una ricerca dell’agenzia di marketing We Are Social. Una tendenza inaugurata anni fa dal tanto discusso Vine di Twitter, ma che in tempi recenti deve il suo successo alle Stories di Instagram e ai filmati di TikTok.

I contenuti video di brevi durata (massimo 15 secondi) sui social network suscitano un’attenzione sempre maggiore da parte dei brand, ma soprattutto sono sempre più fruiti dalle persone (+100% anno su anno). Basti pensare che ogni giorno su TikTok vengono visti un miliardo di video. Per questo diventa sempre più difficile invece catturare l’attenzione di chi si trova davanti allo schermo dello smartphone, in particolare le nuove generazioni.

All’interno della ricerca alla domanda “Cosa fai appena ti svegli la mattina?”, un adolescente su tre ha risposto guardo i contenuti di Instagram e Snapchat, uno su dieci quelli di Facebook. Alla richiesta a “che tipo di contenuti utilizzi di più sui social media nel tuo tempo libero?”, oltre il 35% ha indicato i video. Seguono con percentuali più basse le fotografie e la lettura degli articoli. La fruizione di brevi video cresce comunque anche su piattaforme come Facebook, dove nel terzo trimestre 2020 è cresciuta del 2,6%.

I video brevi si posizionano come un modo nuovo e diverso di realizzare dei post, caratterizzato da un’alta capacità d’attrazione e d’ispirazione. Oggi funzionano piattaforme in cui il passaggio-scroll da un post all’altro è molto veloce, e rispetto al passato è aumentato anche il numero di chi crea contenuti. Rispetto a quelli di YouTube, per esempio, gli utenti di TikTok sono molto più attivi.

Acquisti in-app

Sia Instagram con le Stories sia la piattaforma cinese stanno lavorando per rendere gli acquisti da parte degli utenti sempre più vicini  all’esperienza utente. Già ora un consumatore su tre effettua un acquisto dopo aver visto una pubblicità su un social.

Per le aziende e i creator/influencer i contenuti brevi aprono quindi una nuova serie d’opportunità. Dall’analisi di We Are Social emerge anche come i video di breve durata richiedano una dose di creatività superiore rispetto al passato e come abbiano nell’autenticità il vero punto di forza. Il rischio altrimenti è quello di distaccarsi troppo da quello che le persone si aspettano nei loro feed e quindi perdere efficacia nell’interazione, modalità che è su questo tipo di piattaforme rappresenta un aspetto determinante.

Nei video brevi la musica e l’audio hanno un ruolo importante nel coinvolgimento, spetta a loro il compito di non far scappare gli utenti al prossimo post. Il 60% delle Stories vengono ascoltate con il suono attivo.

La fruizione di questi contenuti è meno guidata dalla rete o dalla community dell’utente (il video non è suggerito per esempio perché un amico ha messo un like) e sempre più dall’algoritmo, spesso tramite filmati di personaggi che non seguiamo e a cui non siamo ancora connessi. Il conseguente effetto sorpresa, tipico di TikTok o della sezione Esplora di Instagram, è proprio uno dei fattori a cui la nuova tendenza degli short video deve il suo successo.

Le persone entrano sempre più in contatto con nuovi trend che evolvono in maniera molto rapida. Non solo in base ai giorni, ma persino all’orario. E l’utente, dal canto suo, vuole contenuti sempre diversi in una modalità che ricorda quello che una volta si chiamava zapping sulla televisione, con un comportamento molto orientato all’evasione e al relax e in sessioni sempre più brevi, caratterizzate da una durata massima di 10 minuti. Ecco perché non vi libererete tanto presto di quei micro-video che appaiono ovunque quando accedete a Facebook o Instagram.

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