5 cose da sapere sul vaccino anti-Covid

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(Immagine: Unsplash)

di Sandro Iannaccone e Simone Valesini

V Day, ci siamo. Dopo quelli del Regno Unito e degli Stati Uniti, anche l’ente regolatorio per il farmaco dell’Unione europea, la European Medicine Agency (Ema) ha dato il suo parere positivo per la commercializzazione condizionale (ovvero dettata dallo stato di emergenza in atto) del vaccino contro il coronavirus messo a punto da Pfizer-BioNTech. Parere positivo che, con tutta probabilità, sarà confermato nelle prossime settimane anche per altri due candidati vaccini, quello di Moderna, atteso per il 6 gennaio, e quello di Astra-Zeneca. La campagna di vaccinazione italiana comincia domenica 27 dicembre: a ricevere per primi il vaccino saranno cinque lavoratori dell’Istituto nazionale di malattie infettive Spallanzani di Roma – un’infermiera, un operatore sociosanitario, una ricercatrice e due medici – cui seguiranno altre 955 somministrazioni a persone che a loro volta saranno vaccinatori. E poi si dovrebbe cominciare sul serio. Nell’attesa abbiamo provato a riassumere le cinque informazioni più importanti da tenere a mente prima di vaccinarsi.

1. Chi si vaccinerà?

Al via i vaccini saranno disponibili in quantità estremamente limitate, e le priorità per la somministrazione saranno orientate anche dalla fase epidemica in cui ci troviamo. In questo momento l’Italia è classificata in fase di trasmissione sostenuta di comunità, e con il virus che circola ovunque la priorità è quella di incidere direttamente sulla mortalità e i danni collaterali provocati dal virus. Per passare a una strategia di contenimento, che punti a diminuire la circolazione del virus, serviranno infatti non solo quantità molto superiori di vaccino, ma anche qualche dato in più che confermi la capacità dei farmaci in questione di impedire la trasmissione del patogeno, e non solamente lo sviluppo dei sintomi della malattia. I primi tre gruppi di persone che riceveranno i vaccini nei prossimi mesi saranno dunque personale sanitario e sociosanitario, residenti e personale delle Rsa, e ultraottantenni.

Secondo le stime del ministero della Salute, contenute nel Piano strategico dell’Italia per la vaccinazione anti-Sars-Cv-2/Covid-19, parliamo, già così, di quasi sei milioni e mezzo di persone (probabilmente le dosi iniziali che arriveranno da Pfizer non basteranno per esaurire questa platea), una goccia nel mare che rappresenta però il primo scoglio da superare per cercare di abbattere la mortalità del virus e mantenere operativi gli ospedali e il servizio sanitario.

Salvo cambiamenti in corsa (sempre possibili se il vaccino, per esempio, non si rivelasse particolarmente efficace negli anziani) conclusasi la prima fase di vaccinazione si passerà ad allargare la platea per comprendere anche persone di età maggiore di 60 anni, persone con fragilità che aumentano fortemente il rischio di decesso per Covid, eventuali gruppi sociodemografici che risultassero maggiormente a rischio, e personale impegnato in attività strategiche come l’insegnamento. Se e quando aumenteranno le dosi di vaccino disponibile e inizieranno a essere organizzati omogeneamente sul territorio i siti vaccinali, questa fase 2 si dovrebbe concludere con una copertura vaccinale del 50% della popolazione italiana.

L’arrivo di ulteriori dosi e la messa a regime della rete vaccinale apriranno quindi le porte alla vaccinazione dei lavoratori di servizi essenziali, persone con comorbidità moderata, personale e detenuti delle carceri, lavoratori di settori ad alto rischio di contagio. Conclusa questa fase 3 sarà quindi la volta di iniziare (sempre scorte e logistica permettendo) a vaccinare tutto il resto del paese, puntando (si spera) ad approssimare il più possibile un 100% di copertura vaccinale.

3. Come e dove?

Dove si faranno le vaccinazioni? Anche l’organizzazione logistica seguirà l’evolvere delle forniture di vaccino e della popolazione chiamata a vaccinarsi. Nella fase iniziale, il piano prevede una gestione centralizzata, con punti vaccinali negli ospedali o in ambito peri-ospedaliero, e unità mobili per raggiungere le persone impossibilitate a spostarsi. Ovviamente servirà personale medico e infermieristico per sostenere questo sforzo epocale: le previsioni parlano di 20mila professionisti da reclutare ad hoc, di cui 13mila individuati attraverso un bando emanato dal commissario Arcuri, che chiama a raccolta medici, infermieri e assistenti sanitari italiani (aperto anche a medici in pensione) per collaborare alla campagna vaccinale con contratti a termine.

Il bando è pensato per garantire la somministrazione di 60 milioni di dosi entro i prossimi 7 mesi, e permetterà di creare punti di somministrazione con un medico e quattro infermieri, capaci sulla carta di somministrare circa 6 vaccinazioni all’ora, e team di un medico e un infermiere per le punture a domicilio, che dovrebbero garantire circa 3 vaccinazioni all’ora. Questo nelle prime settimane della campagna. Con l’arrivo di una quantità sufficiente di dosi di vaccino (e magari di vaccini meno complessi da gestire rispetto a quelli Pfizer e Moderna), si pensa di attivare anche punti di vaccinazione walk-in e di coinvolgere i canali di vaccinazione tradizionali (medici di famiglia, centri vaccinali territoriali, ecc…), per dare il via ad una campagna su larga scala che permetterebbe di vaccinare in tempi rapidi circa il 90% della popolazione italiana.

3. Quante dosi avremo a disposizione?

Come si vede nel documento realizzato dal ministero della Salute, il piano vaccinale italiano è strettamente legato all’arrivo delle dosi promesse, e acquistate, da diverse case farmaceutiche. Il problema è che non ci sono ancora certezze sui tempi di consegna per i vaccini già approvati, e per gli altri non è chiaro neanche se e quando potranno essere effettivamente venduti. Le prime 9.750 dosi del vaccino Pfizer sono arrivate negli scorsi giorni per l’apertura delle danze con il Vaccine day europeo il 27 dicembre.

In seguito, dalle dichiarazioni del commissario Arcuri in conferenza Stato Regioni, attendiamo un altro carico da 1,8 milioni di dosi per i primi di gennaio e un secondo da 2,5 milioni nelle settimane successive, con cui si dovrebbero coprire prima dose e richiamo per una parte della platea della fase 1. Dopo di che si prevede l’arrivo di 9 milioni di dosi al mese per il primo trimestre del 2021, e quindi di 20 milioni di dosi al mese tra aprile e giugno.

Se così fosse, per l’estate dovremmo aver vaccinato 27 milioni di persone. Purtroppo il se, in questo caso, è scritto a caratteri cubitali. La lista della spesa vaccinale del nostro paese contiene infatti più buoni propositi che certezze: nel primo trimestre 2021 aspettiamo infatti 8,749 milioni di dosi del vaccino Pfizer e 1,3 milioni di quello Moderna, i due già approvati (o in dirittura di arrivo nel caso di quello Moderna), e che hanno quindi buone chance di essere recapitati realmente; ma anche 2 milioni del vaccino di Curevac, il cui trial di fase 3 è iniziato ai primi di dicembre e difficilmente darà risultati prima di qualche mese, e ben 16 milioni di dosi del vaccino Astra-Zeneca, che dopo i problemi e gli errori emersi nei risultati del trial di fase 3 è molto difficile prevedere quando riceverà realmente il via libera dell’Ema.

In totale, le dosi di vaccini di Pfizer e Moderna opzionate dall’Italia sono appena 37 milioni, sufficienti per immunizzare circa 18 milioni di italiani. Per il resto della popolazione il piano fa affidamento su 40 milioni di dosi di quello di Astra-Zeneca, 30 milioni di quello Curevac, 53 milioni di dosi del vaccino Johnson&Johnson, ancora in fase di sperimentazione e di cui si aspettano i primi dati a gennaio, e 40 milioni di quello Sanofi/Gsk, che per ora si è rivelato deludente, e per il quale partirà un nuovo trial (con una diversa formulazione) a febbraio del prossimo anno.

Al momento, insomma, ci sono ben poche certezze sull’approvvigionamento di vaccini con cui portare avanti il piano vaccinale strategico immaginato dal ministero della Salute. Unica certezza, in effetto, è il costo: grazie a una gaffe della sottosegretaria al Bilancio belga Eva de Bleeker, che ha erroneamente pubblicato una tabella confidenziale sul suo account Twitter, sappiamo infatti i prezzi (contrattati in segreto) che pagherà l’Unione europea per i vaccini appena citati. E facendo i conti il totale per l’Italia supera il miliardo e mezzo di euro, a fronte di una spesa complessiva nell’Ue pari a quasi 14 miliardi.

4. Cosa c’è dentro?

Non microchip che ci controllano né metalli pesanti, per fortuna. La lista degli ingredienti del vaccino di Pfizer è pubblica da diverso tempo: quello più importante è un frammento del cosiddetto rna messaggero, che induce il corpo dell’ospite (cioè di chi riceve il vaccino) a produrre una proteina – un pezzettino – del virus. Dopo averlo prodotto, l’organismo lo riconosce come estraneo e prepara una risposta immunitaria per contrastarlo: in questo modo sarà pronto ad affrontare il virus intero se e quando lo incontrerà. Per essere più stabile, l’rna messaggero viene trasportato nell’organismo impacchettato all’interno di nanoparticelle lipidiche. Il preparato contiene anche una miscela di zucchero, sale e grassi per renderne possibile l’erogazione tramite iniezione intramuscolare. Discorso pressappoco analogo per il vaccino di Moderna (qui la sua scheda tecnica pubblica), che contiene, oltre all’rna messaggero, le solite nanoparticelle lipidiche, zucchero e sali.

Quanto al vaccino di AstraZeneca, quello che si sa al momento è che si tratta di una versione indebolita e incapace di replicarsi del virus del raffreddore (un adenovirus, per la precisione) prelevato dagli scimpanzè e ingegnerizzato in modo da contenere istruzioni per la produzione della proteina spike di Sars-Cov-2.

5. Come facciamo a sapere che funzionerà?

Chiaramente non ne abbiamo la certezza assoluta. Ma tutte le informazioni che abbiamo raccolto finora lasciano molto ben sperare. Pensiamo al vaccino di Pfizer, per esempio. Come già detto, si tratta di un vaccino a rna messaggero, il primo mai approvato per uso umano. A suggerirci che potrebbe essere un’ottima arma contro Covid-19 sono i risultati degli studi clinici di fase 3, l’ultimo stadio della ricerca, divulgati dalla casa farmaceutica a metà del novembre scorso.

La sperimentazione ha coinvolto circa 43mila partecipanti e, stando a quanto ha detto Pfizer, è stata dichiarata conclusa nel momento in cui sono stati osservati 170 casi di Covid-19, di cui 162 nel gruppo di controllo (ossia tra le persone che hanno ricevuto soltanto un placebo) e 8 nel gruppo dei vaccinati. Questi, in breve, i risultati, valutati a distanza di un mese dalla prima dose e di una settimana dalla seconda: il vaccino è efficace al 95% in tutti i gruppi considerati, senza differenze di età, sesso ed etnia. Anche fra le persone con più di 65 anni l’efficacia sarebbe superiore al 94%, il che fa ben sperare, dato che con l’avanzare dell’età la risposta immunitaria e la produzione di anticorpi risultano meno efficienti (si tratta del cosiddetto processo di immunosenescenza).

Il vaccino, inoltre, si è confermato sicuro e ben tollerato: le uniche reazioni avverse di grado severo e ricorrenti in più del 2% dei casi riguardano stanchezza (nel 3,8% dei partecipanti) e mal di testa (nel 2% dei partecipanti). I risultati sono poi stati anche pubblicati in modo definitivo su una rivista peer-reviewed (il prestigioso New England Journal of Medicine) e hanno confermato un intervallo di efficacia molto alto, compreso tra il 90,3% e il 97,6%. Le informazioni sono infine passate al vaglio degli enti regolatori di Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea, che, come detto in apertura, hanno dato il loro parere positivo per la somministrazione del vaccino.

Dopo l’inizio delle inoculazioni si sono registrate, in rari casi, reazioni avverse di tipo allergico, e al momento la comunità scientifica sta cercando di capire quale sia il fattore che le scatena: una possibilità, come vi abbiamo raccontato, è che a sovraeccitare il sistema immunitario siano le nanoparticelle di polietilenglicole (Peg) che avvolgono l’rna messaggero contenuto nel vaccino. Ma è un’ipotesi ancora da verificare.

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