Il rottamatore Renzi ascolti Mattarella e faccia il costruttore

0
69
Questo post è stato pubblicato qui

Dopo un anno di distruzione, con un paese spento, ridotto ai minimi da una pandemia da oltre 75mila morti e rassegnato a una continua limitazione delle libertà personali, abbiamo finalmente in mano gli antidoti alla crisi sanitaria e a quella economica, che poi sono inestricabilmente connesse: diversi vaccini efficaci a disposizione e oltre 200 miliardi di euro del Recovery Fund, la miracolosa condivisione di debito dell’Unione Europea di cui siamo principali beneficiari (e dunque sorvegliati speciali). In un contesto esiziale come questo, nel senso che da come porteremo avanti il piano vaccinale e da come spenderemo i soldi in prestito e a sostegno dipenderà un bel pezzo di futuro dell’Italia, servirebbe un clima politico di tutt’altro genere. Abbiamo invece di fronte una crisi grottesca, completamente scollata dalla realtà dolorosa che gli italiani stanno vivendo da troppo tempo, rassegnati a un viavai di “zone rosse” e con una partenza inconcludente della campagna vaccinale.

(Foto Fabio Cimaglia/LaPresse)

Impossibile dunque aggiungere a questo quadro una crisi politica completamente al buio. Matteo Renzi, che ne è protagonista con i suoi 18 senatori di Italia Viva, più che sufficienti a mettere in difficoltà la maggioranza a Palazzo Madama, ha ragione nel chiedere che il famigerato Pnrr, il Piano di rilancio e resilienza, non si trasformi in un’occasione persa o un modo per tappare vecchi buchi invece di inventare il paese nuovo che dovrà uscire dal terremoto Sars-CoV-2. Il piano è infatti la mappa necessaria e attesa praticamente domattina dall’Europa – entro febbraio – per dare il via libera al versamento della prima tranche di fondi, da cui dipendiamo per gran parte delle misure già approvate lo scorso anno o da approvare, e per avviare davvero il programma Next Generation EU.

Il suo compito però è esattamente questo. Lo ha spiegato Sergio Mattarella nel discorso di fine anno: è il tempo dei “costruttori” e il vecchio rottamatore di Rignano deve dare prova al paese di essere in grado di intervenire e influenzare senza distruggere. Di far passare alcune sue idee, e di migliorare se crede quel piano, senza far saltare il banco e provare l’ennesima manovra trasformista, tutta giocata nei corridoi del palazzo. Al solito dai toni e dalle parole sembra invece che Renzi sia da un anno e mezzo all’opposizione e non al governo, con due sue ministre, un sottosegretario e il sostegno dei suoi gruppi parlamentari: non possono essere solo la sfiducia o la crisi i mezzi a sua disposizione per fare, invece che disfare, politica in modo serio.

Ci sono aspetti sui quali Italia Viva ha ragione. Ma è proprio il motivo per cui nel governo deve rimanerci, nel caso assumendosi più responsabilità e mettendo alla prova le sue risorse in qualche ministero di peso. Giocando la partita invece che, come d’abitudine, disertare il campo se ogni pretesa non viene ascoltata. Che la spesa vada sugli investimenti, specialmente nuovi e non a tappare i buchi del passato, e non sui bonus, è sacrosanto. Che i capitoli di spesa debbano essere ripartiti in modo sensato, con più impegno sulla sanità (Mes incluso), sulla transizione digitale, sull’ambiente e sui giovani, lo è alla stessa maniera. Che infine sia mancato un confronto vero col paese e con le sue componenti vitali, in una corsetta rabberciata di progetti copiati e incollati dai ministeri, è evidente dalla qualità del piano messo insieme dall’esecutivo.

Eppure tutto questo richiede l’impegno di Italia Viva, che fino a prova contraria è stata ed è al governo, in chiave costruttiva: se anche alcune delle osservazioni saranno accolte, come Conte sembra disponibile a fare pur di evitare un salto nel vuoto nell’anno più duro della nostra storia recente, si sarà trattato di un risultato politico non indifferente che i cittadini raccoglieranno alle prossime elezioni. Anche perché ci sarà poi tempo di tornare a indirizzare nel dettaglio i fondi che arriveranno.

Oggi Renzi è tornato su molti di questi punti con un’intervista al Corriere della Sera, spiegando sui vaccini che “sono mesi che chiediamo un piano strategico e logistico. Perché anche i vaccini, dopo le mascherine, i tamponi, Invitalia, sono affidati ad Arcuri? Ma chi è, Superman? Sono mesi che diciamo che per la scuola servono tracciamenti e trasporto pubblico, non 460 milioni di euro per gli assurdi banchi a rotelle. Sono mesi che chiediamo più incentivi al lavoro e meno navigator. Magari fosse un problema di ministeri: ci dividono i contenuti e la politica, non i posti”. Sono temi, di nuovo, sacrosanti. Esiziali per il futuro del paese. Su cui però non si capisce perché l’ex premier e i suoi non siano intervenuti nei mesi scorsi e soprattutto quanto potrebbero mai pesare una volta saltato il tavolo del Conte Bis. Pensano forse di essere più influenti da fuori che dall’interno o magari come stampellina dell’ennesimo esecutivo tecnico?

Il problema non è Conte ma la maggioranza che lo sostiene, di cui tuttavia Renzi è espressione fin dal primo giorno, anzi ne è l’ideatore dal giorno zero: “Tutti sanno che non ci saranno le elezioni” ha spiegato ancora l’ex sindaco di Firenze. Ha ragione: non ci saranno perché, persi nell’occhio del ciclone e della demotivazione, si consumerebbe definitivamente con gli italiani il terzo vertice della crisi: dopo quello sanitario ed economico anche quello politico. Proprio quando di politica ne serve, e tanta, per far marciare le vaccinazioni e mettere in sicurezza un sistema socioeconomico devastato e sempre più divaricato fra ricchi e poveri. Fra chi è uscito meglio dalla crisi e chi non ne uscirà per anni. Renzi si rimbocchi le maniche, eviti di dare argomenti alle destre e faccia la differenza, se ne è in grado.

The post Il rottamatore Renzi ascolti Mattarella e faccia il costruttore appeared first on Wired.