Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo DPCM? Conte: “Impennata di casi in arrivo. Servono sacrifici”

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Mancano pochi giorni alla scadenza del DPCM in vigore dallo scorso 5 gennaio e, come già visto nei mesi scorsi, il governo di Giuseppe Conte continua a ridursi all’ultimo minuto per il via libera al nuovo DPCM con le misure restrittive che regoleranno la vita dei cittadini italiani per le settimane successive.

Paesi come Gran Bretagna, Germania, Francia e Irlanda hanno già preso delle decisioni e comunicato con largo anticipo ai cittadini quali sacrifici saranno chiamati a compiere nelle prossime settimane, mentre noi restiamo a guardare la curva dei contagi in aumento senza alcuna certezza su quel che sarà. Oggi il premier Conte sembra aver messo le mani avanti, anticipando quello che è chiaro a tutti: serviranno ulteriori sacrifici perché la cosiddetta terza ondata della pandemia è in arrivo anche in Italia, ammesso che la seconda ondata di possa già dire conclusa.

Intervenuto al TG3, Conte ha dichiarato che “dopo Gran Bretagna, Irlanda, Germania sta arrivando anche da noi: non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici“. Non possiamo permetterci un nuovo lockdown perché i soldi per i ristori sono finiti, ma non possiamo permetterci neanche un libera tutti perché siamo riusciti appena a sopravvivere alla seconda ondata e non è certo, visti i numeri nei Paesi a noi vicini, che saremo in grado di affrontare altrettanto bene questa terza ondata.

Nuovo DPCM. Ci saranno soltanto correzioni delle misure che già conosciamo?

Se il sistema dei colori e delle aree di rischio sarà sicuramente confermato, anche se con criteri rivisti sulla base dell’esperienza degli ultimi mesi, a cambiare potrebbero essere le misure restrittive associate a ciascun colore.

Tutto deve ancora essere deciso, ma col passare delle ore sembra farsi strada l’ipotesi di inserire il blocco agli spostamenti tra le Regioni anche per le aree classificate come gialle, ad oggi il livello di allerta più basso nel nostro Paese. In questo modo ogni Regione si terrà i propri casi di COVID senza il rischio di ulteriore diffusione in tutto il Paese. Bloccando gli spostamenti da una parte all’altra del Paese, ciascuna Regione potrà concentrarsi sul rallentare il contagio interno senza doversi preoccupare anche dei nuovi casi in arrivo da fuori.

La zona gialla così come è stata pensata e applicata fino ad oggi, insomma, non metterebbe davvero un freno al rischio di assembranti tra bar aperti con la possibilità di asporto e spostamenti senza troppi limiti.

Stando alle indiscrezioni, invece, non dovrebbero esserci variazioni di misure restrittive per le zone arancioni e le zone rosse. I contagi sono in aumento e questo è sotto gli occhi di tutti, e le recenti dichiarazioni del premier Conte e del Ministro della Salute Roberto Speranza hanno mese bene in evidenza che il governo sta spingendo per stringere le maglie il prima possibile. Serve però anche l’intesa coi governatori delle varie Regioni e questo potrebbe non essere così facile.

Il tempo stringe: il piano del governo è quello di definire con precisione le novità e presentare al Parlamento il 13 gennaio, così da arrivare alla sintesi finale da approvare e presentare ai cittadini già il giorno successivo, giovedì 14 gennaio, per un’entrata in vigore dalle prime ore di sabato 16 gennaio.