Col Mes Renzi ha tirato fuori tutto il suo cinismo

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La crisi di governo alla fine non poteva che consumarsi sul Mes. Sono mesi che la rissa sul Meccanismo europeo di stabilità scuote l’esecutivo, da una parte Italia Viva e il Partito Democratico accomodanti verso il pacchetto salva-stati nella sua speciale linea di credito da 36 miliardi pensata per sostenere la sanità messa in difficoltà dalla pandemia, dall’altra il Movimento Cinque Stelle che non vuole sentire ragioni e considera il fondo come un’arma europea poco conveniente e che non farebbe altro che mettere in ginocchio l’Italia del futuro. Proprio il no al Mes è il motivo per cui Matteo Renzi si appresta a ritirare la delegazione di Italia Viva, privando così l’esecutivo dei numeri per la maggioranza e aprendo uno scenario incerto, tra rischio elezioni e rimpasti.

 

Matteo Renzi al Wired Next Fest (foto: Franco Russo)
Matteo Renzi al Wired Next Fest (foto: Franco Russo)

Il Recovery plan è migliorato ma manca il Mes, è fondamentale”, ha tuonato l’ex sindaco di Firenze nelle scorse ore, lasciando intuire come sul fondo salva-stati non sia disposto a negoziare. Il problema, a suo modo di vedere, è che l’Italia sta rinunciando a un pacchetto importante di risorse che gli permetterebbe di gestire meglio l’emergenza sanitaria, evitando così che vengano prese scelte difficili e intrise di cinismo. Il riferimento, in particolare, è a una frase contenuta nella bozza del nuovo piano pandemico presentato in questo giorni, in cui si dice che “quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne beneficio”.

Un darwinismo sanitario che non è piaciuto a Italia Viva, convinta che i mezzi per evitare situazioni di questo tipo ci siano e vadano ricercati proprio nei 36 miliardi del Mes. L’accusa nei confronti dei colleghi di governo è che si sta rinunciando a una stampella sanitaria indispensabile, condannando di fatto il paese a un sacrificio sanitario collettivo e non necessario. Pier Luigi Bersani ha definito una vigliaccheria la linea renziana, questo nonostante lui stesso si dichiari favorevole al Mes. 

In effetti, quella del fondo salva-stati come mezzo con cui salvare la sanità italiana dal precipizio non è altro che una strumentalizzazione di Italia Viva di una situazione in realtà ben differente. Se è vero infatti che il cospicuo pacchetto potrebbe fare comodo, è altrettanto vero che il suo impatto sarebbe molto più limitato di quanto si racconti, dal momento che è pensato per coprire spese sanitarie dirette e indirette riferite al solo biennio 2020-2021. Il rafforzamento della medicina territoriale e dei presidi ospedalieri, attraverso la formazione e l’assunzione di nuove risorse umane – uno dei punti su cui l’Italia arranca e che sta decretando le difficoltà nella gestione pandemica – sarebbero quindi esclusi per questioni di tempo.

Anche la storia della non-condizionalità e dell’immediatezza degli aiuti, agitata dai renziani, è in realtà ben più complessa. Uno dei modelli legati al Mes è quello del piano lacrime e sangue che ha caratterizzato la Grecia in bancarotta, mentre riguardo alle tempistiche degli aiuti c’è da presentare un piano dettagliato sul modo in cui si vogliono usare le risorse, un altro scoglio non facile da superare. Se Renzi vede la causa della perdurante pandemia nel muro dell’esecutivo all’apertura dei rubinetti finanziari europei, la realtà è che molte risorse già ci sono eppure non vengono spese a livello soprattutto regionale per mancata pianificazione. Col Mes si rischia di rimpolpare la cassaforte di soldi inutilizzati.

Può piacere o non piacere il Mes e la realtà dei fatti ci dice che in Europa al momento non piace, dal momento che nessuno vi ha fatto ricorso. Ma non è questo il punto, visto che da qualunque prospettiva la si guardi esso presenta vantaggi e svantaggi. Il problema piuttosto è il valore che il fondo salva-stati, o meglio il dibattito intorno a esso, ha assunto in Italia. Proprio perché strumento importante ma non decisivo, il fatto che si trasformi nella condizionalità con cui tenere in vita un governo nel momento più difficile della storia recente del paese ma anche nell’arma con cui accusare chi vi si oppone di non star facendo nulla per salvare la vita degli italiani, è un esercizio di cinismo e opportunismo politico inaccettabile.

Strumentalizzare la situazione sanitaria del paese per portare acqua al proprio mulino ideologico, come sta facendo la delegazione di Italia Viva, è il peggior spot al Mes che si possa fare e finisce per sminuire quei vantaggi, che ci sono, legati al suo ricorso. Sul fondo salva-stati Renzi può avere anche ragione, ma il modo in cui sta portando avanti la causa è un inno all’irresponsabilità. Anche perchè chi più di tutti ha portato tagli alla sanità nell’ultimo decennio è stato proprio lui, con l’esecutivo presieduto tra il 2014 e il 2016.

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