Con la saliva si potrebbe prevedere la gravità di Covid-19

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(immagine: Pixabay)

Ormai sappiamo bene che l’età, il sesso e altre malattie possono aumentare il rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19. E oggi, ad aggiungersi a questo elenco di fattori, ne arriva un altro: alti livelli di coronavirus nella saliva. A raccontarlo è uno nuovo studio, che deve ancora essere sottoposto a revisione, dei ricercatori della Yale University, secondo cui alti tassi di carica virale nella saliva potrebbero indicare e predire lo sviluppo di una forma più grave della malattia e quindi, una maggior probabilità di ricovero e di morte. Se i risultati saranno confermati, i test diagnostici che esaminano la saliva potrebbero quindi essere non solo una valida alternativa ai tamponi nasofaringei, ma anche un prezioso aiuto per identificare e trattare i pazienti più a rischio fin dalle prime fasi dell’infezione.

I livelli del virus nella saliva possono riflettere meglio la carica virale presente nei polmoni. Per capirlo, i ricercatori, guidati dall’immunologa Akiko Iwasaki, hanno confrontato la carica virale nella saliva e nel muco nasofaringeo di 154 pazienti. Hanno poi suddiviso i pazienti in gruppi in base alla quantità di virus (bassa, media e alta) e, infine, confrontato questi dati con la gravità dei sintomi che i pazienti hanno sviluppato in seguito. Dalle analisi, il team ha scoperto che i pazienti che hanno avuto una malattia grave, sono stati ricoverati in ospedale o sono deceduti, avevano maggiori probabilità di avere un’alta carica virale rilevata dal test della saliva, ma non nel tampone nasofaringeo. Inoltre, da successivi esami del sangue, i ricercatori hanno osservato che questi pazienti presentavano elevati livelli di citochine e chemochine, molecole della famiglia delle citochine che aumentano in risposta alle infezioni virali, e livelli più bassi di anticorpi contro la proteina spike.

Secondo le conclusioni dello studio, quindi, il test della saliva potrebbe essere un migliore predittore dell’esito della malattia rispetto al tampone nasofaringeo. Perché quest’ultimo, sostengono i ricercatori, riflette soltanto la replicazione virale del tratto respiratorio superiore, fondamentale per la trasmissione del coronavirus, ma non di quello inferiore, la chiave della gravità della malattia. “La saliva può rappresentare meglio ciò che sta accadendo nel tratto respiratorio inferiore”, spiega Iwasaki, precisando che le ciglia che rivestono il tratto respiratorio spostano naturalmente il muco dai polmoni alla gola, dove si mischia con la saliva.

I risultati, ricordiamo, sono preliminari, non sono quindi sufficienti a dimostrare quante probabilità ha una persona con un’elevata carica virale della saliva di sviluppare una Covid-19 grave e serviranno, quindi, ulteriori ricerche per poter confermare questi nuovi dati. “Se i test della saliva si dimostreranno predittivi, potrebbero aiutare i medici a identificare i pazienti da trattare precocemente con anticorpi per ridurre la carica virale o steroidi per reprimere le risposte immunitarie iperattive”, commenta a Science Monica Gandhi, esperta di malattie infettive dell’Università della California, San Francisco.

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