Cosa accade nel cervello di un negazionista?

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A volte ci può sembrare incredibile il numero di persone complottiste e negazioniste che affermano tesi più o meno strampalate: dai terrapiattisti ai no-mask, ormai ne abbiamo molti esempi. Prima di tutto, è da considerare che queste persone sono più attive sui social o comunque fanno più risonanza mediatica rispetto ai miliardi di persone al mondo che invece sono ben consapevoli di quanto sta accadendo e rispettano le regole, se pur affranti dalla tragica situazione che stiamo vivendo. Non dobbiamo quindi pensare che siano poi così tante le persone negazioniste.
Ma cosa accade nel loro cervello? Come è possibile che nel 2021 ancora ci siano persone che neghino le evidenze? Da un punto di vista emotivo, una possibile tesi è che appare più facile negare una realtà dolorosa piuttosto che accettarla. Tuttavia, è bene precisare che entrano in gioco anche altri fattori, ben descritti e studiati: i bias cognitivi, ovvero la tendenza a creare realtà soggettive.

Il nostro cervello si è evoluto anche grazie al fatto che ha imparato ad arrivare a risposte e soluzioni, anche approssimative, ma utili ed efficaci in ottica evolutiva. Per esempio: quando i nostri antenati vedevano un cespuglio muoversi, non era tanto utile stare a pensare che cosa mai avrebbe potuto essere valutando se era o meno pericoloso, essere più funzionale allontanarsi senza fare troppa filosofia. Vediamo allora quali sono i bias cognitivi in cui tutti noi possiamo cadere, ma che appaiono particolarmente frequenti nei negazionisti.

Bias di conferma: siete mai riusciti a far cambiare idea a un negazionista? Probabilmente no. Le persone tendono a cercare informazioni che sono coerenti alla loro idea iniziale e a credere fermamente in fonti che confermano le loro idee. Per esempio, una persona no-vax tenderà a cercare su un motore di ricerca come Google, qualcosa come “vaccini pericolosi” e sicuramente troverà almeno un articolo, da qualche fonte, che confermerà la sua tesi che quindi verrà rafforzata. Poco importa che esistono milioni di altri articoli che quella tesi la contestano.

Effetto Dunning-Kruger: studiare ci rende liberi, ma spesso ci rende anche consapevoli dei nostri limiti e del fatto che proprio tutto non potremo mai sapere. Questo è il motivo per cui paradossalmente, chi ha più competenze su un argomento talvolta può apparire più prudente o modesto, mentre invece chi non ha alcuna competenza, può tendere a sopravvalutare le sue conoscenze e apparire saccente e indisponente, proprio in quanto poco consapevole dei propri limiti.

Dissonanza Cognitiva: quando veniamo a conoscenza di qualcosa che contrasta una nostra idea o un nostro principio, la nostra mente, per preservare il suo equilibrio, tenderà ad appoggiarsi a tesi anche assurde pur di mantenere una coerenza interna. Per il nostro cervello è infatti molto più economico mantenere le nostre credenze piuttosto che fare una vera e proprio ristrutturazione cognitiva che richiede di metterci in discussione.

Bias di omissione: accettiamo con molto più facilità conseguenze negative a causa del non aver fatto qualcosa piuttosto che a causa di averlo fatto. Per esempio: è più facile pensare che un bambino potrebbe ammalarsi di morbillo e morire (fatalità) piuttosto che rischiare che possa avere un effetto collaterale a causa della scelta di vaccinarlo (responsabilità). In realtà ovviamente anche la scelta di non vaccinare è una piena responsabilità e può portare alla morte.

Euristica della disponibilità: “mio cugino ha avuto il Covid-19 e non ha nemmeno avuto un po’ di febbre, è chiaro che è tutta un’esagerazione!”. Tendiamo a valutare la frequenza di un evento in base a con che facilità ci vengono esempi nella nostra mente. Se abbiamo un esempio vicino a noi di un evento, tenderemo a pensare che quell’evento rappresenta la verità nella stragrande maggioranza dei casi e che il resto ci viene riferito in maniera distorta.

Come difenderci da questi errori cognitivi? La consapevolezza di come funziona la nostra mente è l’arma più grande che abbiamo per aprirci al senso critico ed elaborare al meglio le informazioni di cui disponiamo.

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