Come si affrontano le nuove varianti del coronavirus?

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Le nuove varianti di Sars-Cov-2 continuano a spuntare come funghi. Dopo quella scoperta nel Regno unito e quella in Sudafrica, ora è la volta della variante trovata in Brasile, ufficialmente nota come B.1.1.28, portatrice di 12 mutazioni nella proteina spike utilizzata dal virus per infettare le nostre cellule che potrebbero renderla più infettiva, e capace di reinfettare più facilmente i pazienti guariti e di evadere le difese immunitarie fornite dalla vaccinazione. Certezze al riguardo non ce ne sono ancora, ma nel dubbio molti paesi hanno iniziato a prendere provvedimenti. Il ministro della Salute Roberto Speranza, come d’abitudine, ha scelto il principio di massima precauzione, bloccando i voli dal Brasile, e impedendo l’accesso nei confini nazionali a chiunque abbia transitato per il paese sudamericano negli ultimi 14 giorni. Come chiarito anche dall’Oms nelle scorse settimane, comunque, nei prossimi mesi dobbiamo prepararci a veder emergere molte altre varianti di Sars-Cov-2, un problema inevitabili nel corso di una simile pandemia. E se non tutte rappresentano un pericolo, è comunque importante farsi trovare pronti. Come? Vediamo qual è la strategia promossa dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Ritardare la diffusione

A leggere il documento dell’Ecdc la strategia europea sembra chiara: ritardare la diffusione di nuove varianti potenzialmente pericolose nei paesi in cui ancora non sono diffuse, in attesa che le coperture vaccinali crescano al punto da mitigarne la diffusione. In questo senso, la prima arma a disposizione di tutte le nazioni è la prevenzione: ridurre la circolazione di Covid19 è un ottimo modo per impedire che prenda piede una nuova variante più infettiva o letale. E come abbiamo imparato, è con i cosiddetti interventi non farmacologi che si deve agire: distanziamento sociale, utilizzo di mascherine, igiene, isolamento dei pazienti. La raccomandazione è di continuare a prestare attenzione come nei mesi passati, modulando gli interventi in base all’evoluzione della situazione epidemiologica locale, esattamente come stiamo facendo in questo momento con il sistema di semafori regionali introdotto negli scorsi mesi.

Monitoraggio e contact tracing

C’è solo un modo per sapere se una variante del coronavirus si sta diffondendo nella popolazione, ed è sequenziare una certa porzione dei virus identificati con i tamponi molecolari, così da verificare quale versione del virus abbiano identificato. Non esiste un’indicazione univoca in questo senso, ma gli esperti suggeriscono di sequenziare una percentuale compresa tra il 10 (come avviene nel Regno Unito) e il 20% dei tamponi effettuati per avere un’idea chiara di quali varianti sono presenti sul territorio, e purtroppo al momento siamo piuttosto lontani da un simile obbiettivo. L’Ecdc raccomanda inoltre di prestare particolare attenzione ai focolai noti delle nuove varianti, come quello italiano sulla Maiella riconducibile al nuovo ceppo inglese, aumentando il tracciamento dei potenziali contatti, testando tutti i soggetti a rischio e sequenziando i virus che infettano gli eventuali positivi.

Isolamento e quarantena

Un altro pilastro nella lotta alle varianti è la limitazione dei contatti con persone che provengono da aree in cui è diffusa una nuova variante potenzialmente pericolosa. La raccomandazione dell’Ecdc è quella di introdurre una quarantena per le persone provenienti da queste aree, raccomandare l’auto isolamento ai primi sintomi riconducibili a Covid-19, e garantire in tempi rapidi l’esecuzione di un tampone e il sequenziamento del virus. Allo stesso tempo, gli stati sono invitati a raccomandare ai cittadini di evitare qualunque viaggio non essenziale in questo periodo di picco pandemico, e in particolar modo di non recarsi nelle zone o nei paesi in cui è presente un focolaio importante di una nuova variante virale.

Monitoraggio

Ultimo punto è quello del monitoraggio: tenere sotto controllo in tempo reale la situazione epidemiologica nella nazione è il modo migliore per intercettare precocemente un aumento dei casi, o della loro gravità, che potrebbe essere causato dall’arrivo di una nuova variante del virus. In questo modo, anche dove (come attualmente accade in Italia) non è possibile raggiungere le percentuali di sequenziamento messe in campo dal Regno Unito, sequenziando i virus isolati nelle aree in cui si registra un’impennata dei contagi si hanno buone chance di intercettare rapidamente l’arrivo di focolai delle nuove varianti.

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