Come gli adepti di QAnon hanno preso l’insediamento di Biden

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Per i seguaci del gruppo cospirazionista QAnon, il giorno dell’inaugurazione di Joe Biden doveva essere quello della Great Awakening: dal suo quartier generale segreto, il presidente uscente Donald Trump avrebbe dovuto istituire la legge marziale e mettere in moto quello che nella teoria cospirazionista è noto come The Plan, arrestando i leader democratici e svelando al mondo intero il grande complotto della loro cabala di satanisti pedofili. Incredibilmente, l’ex presidente non ha agito secondo le loro previsioni, lasciando l’intera comunità di QAnon nello smarrimento e nell’incredulità più totale.

Da settimane gli Anon si stavano preparando al 20 gennaio. I media statunitensi riportavano una corsa all’acquisto di scorte alimentari e di radio a onde corte, attraverso cui Trump avrebbe annunciato il blackout generale, cioè dieci giorni in cui i media e internet sarebbero stati silenziati e i leader democratici deportati nella prigione di Guantanamo e giustiziati (come da rivelazioni di Q, il fantomatico oracolo della setta, un infiltrato nel Deep State capace di rivelare le faccende più indicibili del giro di satanismo e pedofilia che solo Trump poteva smantellare).

Come nuovi millenaristi medioevali, in attesa della fine del mondo, i cospirazionisti hanno sperato fino all’ultimo nell’avverarsi delle previsioni del loro leader. “What a beautiful black Sky” ha postato uno dei loro influencer poco prima del giuramento di Biden, commentando la foto di una Capitol Hill circondata da nuvole nere. The Storm nel lessico qanonista – mutuato da un vero, ancorché incomprensibile intervento di Trump durante una foto di rito coi vertici militari del paese – segnalava l’inizio del piano di riscossa, ma, con estremo sgomento dei seguaci di Q, il cielo sopra Biden a Washington è rimasto sereno. E lo stesso Biden è diventato il 46esimo presidente degli Stati Uniti, mentre Trump si ritirava in sordina nella sua residenza in Florida, dove ora è intanto a giocare a golf (l’unico inconveniente accaduto al neo presidente è stato dover aspettare qualche minuto che la porta della Casa Bianca venisse aperta dal personale di servizio: un fatto strano nella prassi presidenziale).

“Please tell me this was part of The Plan”, scrive un Anon su un canale Telegram del gruppo, oscurato dai maggiori social network. “Where the fuck is General Flynn?” dice un altro, riferendosi all’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, licenziato nel 2017 per i suoi rapporti con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak, e considerato dai QAnon come uno dei più fedeli luogotenenti di Trump nel suo piano. “Can the military step in Now??”, si legge ancora.

Il gruppo che conta di milioni di sostenitori, tra cui diversi anche in Europa e in Italia, è quindi entrato in una nuova fase. Molti sembrano essersi resi conto di aver seguito delle menzogne: “We’ve been lied to” si legge in alcuni commenti, oppure “I think we have been fooled like no other”. Mentre altri chiedono quale sia il prossimo passo “So what date do we wait for now?”.

In realta, secondo Brian Friedberg, ricercatore ad Harvard e studioso del movimento, questo è un momento pericoloso, in cui gli Anon potrebbero essere facilmente influenzati da teorie del complotto di più lungo corso, e attratti nei ranghi dei suprematisti e dei neo-nazisti, con cui comunque già da tempo hanno unito le forze. “La mia prima preoccupazione riguardo a questo momento è il passaggio da Q a Jq”, ha detto Friedberg riferendosi alla Jewish question, la sigla con cui suprematisti bianchi e neonazisti si riferiscono, prendendo in prestito un’espressione hitleriana, alle loro teorie antisemite.

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