Cosa succede ora che il Garante della privacy ha bloccato TikTok

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TikTok (AFP/Getty Images)
TikTok (AFP/Getty Images)

Il Garante della protezione dei dati personali italiano ha disposto per TikTok un blocco immediato per l’uso dei dati di tutti quegli utenti per i quali l’applicazione non sia in grado di accertare con sicurezza l’età anagrafica. Questa decisione è arrivata a seguito della morte di una bambina di 10 anni a Palermo, che è stata collegata a una “sfida” vista sulla piattaforma e che consisterebbe nell’auto-infliggersi il soffocamento (detta “blackout challenge“), ipotesi tutta da verificare, che ora è al vaglio della procura che sta indagando sul caso e finora non trova riscontri nei video pubblicati su TikTok.

I due provvedimenti

Il Garante (Gpdp) italiano in tempi non sospetti e su tutt’altre basi aveva già avviato un procedimento contro TikTok sottolineando la scarsa attenzione alla tutela dei minori. In quell’occasione la piattaforma aveva risposto, sostendeno di avere già aumentato la soglia d’attenzione e imposto regole più severe per i minorenni.

Il provvedimento applicato ora vieta a TikTok di trattare i dati personali di utenti dei quali non è in grado di verificare l’età. La tesi è che in assenza di una verifica, la piattaforma non può escludere a priori il fatto che anche utenti minori di 13 anni possano utilizzare il suo servizio.

Allo stesso modo, è la linea del collegio, TikTok non può accettare un consenso al trattamento dei dati proveniente da account di utenti minori di 14 anni senza verificare che sia stato fornito da un genitore. Questo perché in Italia i 14 anni sono l’età minima, prevista dalla legge italiana sulla privacy, per dare il consenso al trattamento dei propri dati. “Tik Tok non può porre in essere nessun trattamento di dati personali senza essere ragionevolmente certo che, a monte, vi sia un contratto validamente concluso e/o un consenso validamente acquisito”, ha commentato Guido Scorza, componente del collegio del Garante e relatore del provvedimento, in una intervista al quotidiano La Stampa.

Il blocco è stato disposto fino al 15 febbraio, tuttavia la piattaforma è ancora in funzione. E sulla vicenda dovrà intervenire anche il Garante irlandese, che ha voce in capitolo, come spiega Il Corriera della Sera. La vicenda ha portata europea.

Le reazioni al blocco

La mossa del Garante ha suscitato interrogativi tra gli esperti che si occupano di regole e digitale. Alcuni individuano il rischio che maggiori verifiche sull’età compromettano il diritto all’anonimato online, benché proprio Scorza abbia sottolineato che sono due elementi distinti. Altri, come spiegato da Agenda digitale, evidenziano che, in quanto a scarsi controlli all’ingresso per i minori, TikTok è in buona compagnia con altri social network, quindi ci si interroga su come si muoverà il Garante con le altre piattaforme.

Sul perché si stia procedendo solo contro TikTok, il Garante si rifà al provvedimento di gennaio. La vicenda di Palermo ha solo accelerato l’adozione di “un ordine cautelare, urgente e temporaneo”. Come sottolinea Scorza, “il fenomeno al quale sembra da imputarsi la tragedia di Palermo esiste, purtroppo, a prescindere dalla circostanza che sia stato o meno determinante in quella vicenda. Bambini che non dovrebbero esserci sono su TikTok”.

 

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