Le proteste pro Navalny in Russia stanno diventando un caso diplomatico

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(foto: Alexander DemianchukTASS via Getty Images)

Il 23 gennaio migliaia di persone – circa 50mila solo a Mosca – hanno partecipato alle manifestazioni contro il governo di Vladimir Putin e l’arresto del leader dell’opposizione Alexey Navalny. Le proteste hanno avuto luogo in tutta la Federazione russa e il Cremlino ha risposto reprimendole con la forza: più di 3000 persone sono state arrestate, tra fermi preventivi e durante le dimostrazioni. In seguito a questo arresto di massa, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno condannato le violenze delle forze di sicurezza russe e il consiglio dei ministri degli esteri Ue sta decidendo se imporre nuove sanzioni alla Federazione.

Navalny è stato arrestato il 17 gennaio scorso, appena rientrato dalla Germania dove aveva passato sei mesi in ospedale in seguito al suo avvelenamento da novichok, un agente nervino con cui è stata contaminata la sua biancheria intima. Durante la sua convalescenza, assieme al gruppo di giornalisti investigativi di Bellingcat, è riuscito a ricostruire le dinamiche del suo avvelenamento, trovando prove del coinvolgimento degli agenti dei servizi segreti russi e inducendo addirittura alla confessione uno di loro.

In seguito all’arresto, il Fondo contro la corruzione di cui è fondatore ha rilasciato un documentario sulle proprietà acquisite in modo illecito dal presidente della federazione Vladimir Putin, la prima inchiesta che lo riguarda in modo così approfondito. Il documentario ha ricevuto immediatamente più di 70 milioni di visualizzazioni ed è stato condiviso sui maggiori social network sia nell’area post sovietica che in occidente. Assieme al video, i leader del Fondo contro la corruzione hanno indetto manifestazioni non autorizzate che sono avvenute il 23 gennaio. Da quel momento sono scattate le misure cautelari preventive, che hanno portato all’arresto di più di cento persone, tra cui l’attivista e avvocata di Navalny, Lyubov Sobol’.

I social network sono stati fondamentali come cassa di risonanza sia per l’invito alle manifestazioni che delle informazioni relative alle proteste, tanto che il Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa ha richiesto la rimozione da TikTok e da VKontakte (il Facebook russo) di tutti i contenuti relativi alle dimostrazioni.

Secondo Bbc Russian le proteste hanno coinvolto circa 112 città su tutto il territorio russo. Secondo molti commentatori però, questo movimento non sono strettamente legate alla figura di Navalny come leader dell’opposizione, ma si tratta di un malcontento generale indirizzato al governo: le persone che sono scese in piazza lo hanno fatto per denunciare il tentato omicidio e l’arresto di un oppositore, esprimendo quindi un sentimento di rabbia e frustrazione contro le derive autoritarie sempre più evidenti e l’abuso di potere del Cremlino Queste teorie si basano sulle interviste fatte durante le manifestazioni e sui sondaggi relativi alla percezione della figura di Navalny. Secondo l’istituto Levada-Center, infatti, fino alla scorsa settimana solo un 20% degli intervistati affermava di essere a conoscenza delle vicende relative a Navalny.

A complicare il racconto delle proteste fatto in occidente, Navalny, lungi dall’essere un eroe progressista, resta un politico di posizioni apertamente nazionalistiche e conservatrici. Ogni anno partecipa alla Giornata dell’unità nazionale, una marcia organizzata in prevalenza da gruppi neonazisti e di estrema destra, con connotazioni antisemite e anti-islamiche. Le sue opinioni in materia di immigrazione sono di chiusura, in particolare verso le comunità che seguono la religione islamica, la seconda più diffusa nella Federazione. In linea con questo pensiero l’oppositore russo si è infatti espresso più volte contro le politiche di accoglienza dell’Unione europea. Certo, la sua figura controversa non cambia di un millimetro i comportamenti autoritari e illiberali portati avanti dal governo russo. Sui quali solo la Repubblica popolare cinese tra i grandi attori internazionali non ha espresso comunicati ufficiali di condanna, ma ha anzi sostenuto le azioni di Putin perché “nell’interesse della nazione”.

Di altro avviso sono i paesi europei con in testa il gruppo dei paesi baltici, storici avversari dell’Unione sovietica prima e della Russia oggi, che hanno chiesto nuove sanzioni economiche, da aggiungersi a quelle imposte nel 2014 a seguito dell’annessione illegale della Crimea dopo le proteste di Euromaidan in Ucraina. Anche il Dipartimento di stato americano ha condannato l’avvelenamento di Navalny e gli arresti seguiti alle proteste in favore della sua scarcerazione, definite azioni “autoritarie”.

Il Cremlino ha risposto accusando di ingerenza negli affari interni della Federazione da parte di Washington. La situazione è lungi dal tornare alla normalità, dato che poche ore fa i leader del movimento di Navalny hanno chiamato la cittadinanza russa a nuove proteste, previste per domenica prossima.

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