Le ultime sulla crisi di governo: perché si parla del ministro della Giustizia

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(foto: Matteo Minnella/Getty Images)

La crisi di governo non è ancora finita, anzi potrebbe non essere ancora iniziata: il voto sulla relazione annuale di giustizia di mercoledì potrebbe avvenire già alla presenza di un nuovo governo. Secondo i retroscena il presidente Giuseppe Conte avrebbe deciso di presentarsi al Quirinale, con le forze centriste che lo appoggiano – su tutte Centro democratico di Bruno Tabacci – che chiedono le sue dimissioni e un nuovo governo da lui capeggiato. Quattro ipotesi si aprono davanti al premier: rimpasto di governo, dimissioni e Conte ter, governo di unità nazionale oppure elezioni anticipate.

Lo scoglio più importante per la tenuta del governo, al momento, è la relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, prevista originariamente per mercoledì. Al centro della crisi c’è infatti ora il provvedimento sull’abolizione della prescrizione dopo la prima sentenza, osteggiata a lungo dalle opposizioni e anche dal leader di Italia viva Matteo Renzi. La riforma della giustizia, oggetto della relazione di Bonafede, prevede nuove regole del processo civile e penale, che coinvolgono direttamente l’utilizzo dei fondi del Recovery Plan finanziato dall’Unione europea. Nel caso di un voto contrario del parlamento – che è probabile, visto che il ministro non gode di grande simpatia bipartisan – il rischio è un rallentamento ulteriore nell’ottenere i fondi per la ripresa.

Il governo rischia di andare sotto: la sua paura è di non avere i numeri ottenuti la settimana scorsa con la fiducia per sostenere la relazione sulla giustizia, trovandosi così in minoranza dopo pochi giorni. Sono stati già annunciati i voti contrari dei senatori Pier Ferdinando Casini dell’Udc, Riccardo Nencini del Partito Socialista e della senatrice Sandra Lonardo ex Forza Italia. Nencini e Lonardo sono stati protagonisti fondamentali per la tenuta del governo, dando il loro voto favorevole alla mozione di fiducia al Senato. Queste dichiarazioni, secondo i retroscena, dovrebbero servire a far pressione sul capo dell’esecutivo per accelerare con le dimissioni e il cosiddetto Conte ter, richiesto da molte componenti centriste, oppure un governo di unità nazionale.

Il governo in quest’ultimo caso si formerebbe con la salita al Colle e l’apertura formale della seconda crisi di governo nel giro di due settimane. In questo scenario, si baserebbe su una coalizione molto allargata che comprenderebbe tutte le forze moderate, dal centrodestra al centrosinistra, e di cui potrebbe tornare a far parte anche Italia viva.

Dal centrodestra giungono notizie discordanti. Lo stesso Silvio Berlusconi ha proposto un governo di unità nazionale e allo stesso tempo ha suggerito la via delle elezioni anticipate. Mentre il leader della Lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni proseguono nella loro richiesta di andare al voto.

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